Lunar City: il sogno dell’uomo e la verosimiglianza dello spazio

lunar city

Avete mai sognato la luna? Avete mai immaginato la sensazione di trovarsi in assenza di gravità o con una gravità inferiore rispetto a quella terrestre?

Il cosmo è da sempre uno dei sogni più arditi e reconditi dell’uomo, uno stimolo costante alla sua curiosità e alla ricerca delle risposte sui quesiti scientifici e filosofici. Un sogno che alcuni portano avanti sin dall’infanzia e che riescono, con duro impegno e sacrificio, a trasformare nel loro obiettivo di vita, mentre per altri resterà sempre un argomento affascinante che farà alzare lo sguardo al cielo durante la notte. 

Tuttavia, a distanza di cinquant’anni dallo sbarco sul nostro satellite, sono i new media e l’utilizzo della nuova tecnologia a venirci incontro: attraverso il nuovo linguaggio della realtà virtuale ora diviene accessibile l’esperienza dello spazio su più livelli. Quello che fino al secolo scorso poteva solo essere o vissuto personalmente o interpretato a livello personale, ora può essere sperimentato sul piano della verosimiglianza.

Partendo da queste basi si fonda la mostra Lunar City, ospitata presso il museo multimediale M9, Museo del 900 italiano a Mestre, Venezia. Inaugurata a dicembre dell’anno appena trascorso, l’esposizione ripercorre la storia della “conquista” spaziale partendo dai primi pionieri fino alla costruzione della ISS (Stazione Spaziale Internazionale), con uno sguardo alle missioni del futuro – si spera – prossimo.

Incuriosita dall’evento, la nostra redazione è andata a sbirciare e vi riporta in seguito una recensione con le sue impressioni.

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Un allestimento curioso

Dettaglio assolutamente non trascurabile è la scelta di allestimento per una mostra di questo stampo. Dopo l’esposizione presso il museo MAXXI, Roma, la mostra non poteva che essere riproposta presso il museo multimediale e interattivo M9, rivolto interamente alla storia del 900 italiano, ma con un approccio innovativo. 

Il terzo piano del museo, con la sua ampia sala e le sue vetrate che danno una vista panoramica sulla città di Mestre, si trasforma suddividendo lo spazio con una serie di tendaggi neri che racchiudono le varie installazioni. Curata da Alessandra Bovina, la mostra si basa sul docufilm “Lunar City” (secondo di una trilogia interamente dedicata al programma spaziale) girato dalla stessa curatrice. 

Come affermato dall’autrice: «Ho sempre pensato allo spazio come a qualcosa lontano da noi finché, nel 2016, mi ci sono trovata completamente immersa con il primo docufilm di una trilogia, Expedition. […] Per questo motivo nell’allestimento ho preferito seguire un percorso che non fosse né tradizionale, né cronologico: divulgazione scientifica, multimedialità e nuove tecnologie si incontrano.». Pertanto, non c’è da stupirsi se, una volta entrati, si ha la sensazione di essere un poco sperduti: il piano è davvero grande e le installazioni sono sparse per la grandezza dello stesso, intersecandosi tra interno ed esterno delle tende. L’idea è quella di lasciare completamente libera la fruizione, in modo da permettere al visitatore di essere il completo pilota della propria esperienza, selezionando e scegliendo ciò che vuole approfondire. Un progetto semplice ed educativo rivolto a ogni fascia d’età: dai più piccoli fino agli adulti, stimolando la curiosità specifica di ognuno.

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Più spaziale del reale?

Come è fatto veramente lo spazio? È un quesito che ancora oggi lascia aperte molteplici risposte. Nonostante tutto, grazie a filmati, fotografie e mappature, è più semplice ricostruire porzioni del nostro vasto universo. Un patrimonio documentaristico sempre in continua espansione e che ci permette di avere costanti e continui aggiornamenti sull’aspetto del cosmo. 

Ed è proprio attraverso l’esposizione di una piccolissima parte di questo vasto patrimonio spaziale che viene creato il contenuto della mostra. Grazie alla collaborazione con ESA e NASA, col patrocinio dell’ASI (Associazione Spaziale Italiana), dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), del Mibac e della Fondazione Venezia, Lunar City compie simbolicamente la sua missione all’educazione e all’intrattenimento proponendo una serie di video estratti dal backstage del documentario e una serie di gigantografie di immagini scattate nello spazio, anche dagli stessi astronauti. Interessante la ricostruzione di una ipotetica serra spaziale, che simula un ambiente asettico dove poter fare sopravvivere le piante anche in ambienti ostili extraterrestri. 

La vera chicca di questa mostra sta nel fatto che si discosta dall’esposizione di stampo tradizionale, cogliendo appieno anche lo spirito del museo M9, cioè non proporre una serie di reperti o oggetti che forniscono una fruizione passiva. La parola chiave della mostra è: esperienza. E quale miglior modo di vivere un’esperienza se non attraverso il new media della realtà virtuale.

Ecco che il concetto di esperienza sul piano della verosimiglianza si concretizza e il visitatore può relativamente sperimentare la sensazione che provarono e provano tutt’oggi gli astronauti. Un’installazione offre allo spettatore la possibilità di simulare l’allunaggio, camminando a fianco dei primi uomini che scesero sulla Luna nel 1969. Mentre l’altra simula l’interno del modulo europeo Columbus, forzando il fruitore a muoversi come se si fosse in assenza di gravità.

Un’idea funzionale che espone appieno le capacità dei nuovi mezzi tecnologici; gli stessi mezzi già da qualche tempo utilizzati per la ricerca spaziale.

In conclusione…

Lunar City è una mostra gradevole con un ottimo potenziale. L’approccio multimediale ed educativo la rende un’ottima attrattiva e si ricollega abilmente alla tematica storica presente nella sezione permanente del museo. C’è un ottimo bilanciamento tra le installazioni di stampo interattivo e quelle di stampo tradizionale.

Una riflessione sul futuro, sulle potenzialità dell’essere umano, che ha sempre saputo rinnovarsi, ponendosi nuovi obiettivi e cercando di oltrepassare gli ostacoli. La mostra si chiude con uno sguardo al futuro, nella speranza di raggiungere finalmente il tanto agognato Pianeta Rosso e forse di riuscire ad espandersi oltre. Questo resta per ora ancora un sogno, che speriamo abbia un risveglio non tanto distante, nella storia umana.

A cura di Elena Miatto, la Civetta

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