Il risveglio della forza, il risveglio di Star Wars

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Sono passati poco più di tre mesi dall’uscita nelle sale di Star Wars: l’ascesa di Skywalker. Molto è stato detto e molto è stato scritto, tra recensioni entusiastiche, altre più equilibrate e alcune del tutto tese a stroncare in toto l’intero progetto della Disney, iniziato nel 2015 con Il risveglio della forza. Di positivo c’è sicuramente l’aver riportato in auge una delle saghe più iconiche e rinomate dell’intero panorama cinematografico, a distanza di ben dieci anni dall’apprezzato La vendetta dei Sith (2005). Non sono però mancate critiche, alcune giustificate e sensate, altre poco edificanti e costruttive. Quest’oggi cercheremo di ripercorrere brevemente la storia dei tre film che compongono la trilogia sequel, tracciando un quadro generale, una visione d’insieme che ne analizzi pregi e difetti. Questa non vuole essere tanto una recensione tecnica e approfondita, quanto piuttosto una “lettera aperta” a uno dei franchise più amati, redditizi e conosciuti di tutti i tempi.

Il risveglio della forza

Il primo film, Il risveglio della forza (2015), è la classica partenza col botto. Accolto positivamente dalla critica, viene candidato a cinque premi Oscar e incassa a livello globale ben 2 miliardi di dollari. Le critiche, però, evidenziano la similarità, secondo alcuni troppo marcata, con Una nuova speranza. Anche i personaggi dividono il fandom, tra chi li apprezza e chi invece li giudica come troppo controversi, poco approfonditi o carismatici. Complessivamente però il film gira bene: certo, alcune cose non vengono spiegate, ma la questione è tutto sommato comprensibile (come dice il regista J. J. Abrams, si vuole puntare sulle emozioni più che sulle spiegazioni). Il ritmo è serrato ma avvincente, momenti divertenti si alternano a scene più serie e drammatiche, culminando nell’epica sequenza finale, un cliffhanger da brividi che non può che far sperare in un grande seguito. Si percepisce l’assenza dell’elemento novità, ma non è questo lo scopo: Il risveglio della forza è, metaforicamente, il risveglio dell’intera saga, e mettere troppa carne al fuoco fin da subito non sarebbe stata, a posteriori, una scelta saggia. Disney è andata “sul sicuro”, mettendo insieme vecchio e nuovo in un mix scoppiettante e che fa promettere bene per l’avvenire.

Gli ultimi Jedi

Passano due anni, inframezzati dall’ottimo Rogue One, e arriva a Natale 2017 Gli ultimi Jedi. J. J. Abrams passa il timone della regia a Rian Johnson. La critica specializzata elogia questo nuovo capitolo, ma i fan non sono dello stesso avviso. Questo film sembra demolire ogni certezza e aspettativa, rimescolando le carte in gioco e segnando la volontà di muoversi in una nuova direzione. Di molto si potrebbe parlare: l’eccessiva durata, l’umorismo eccessivo, alcuni personaggi ininfluenti e/o poco sviluppati, alcune scene poco ispirate, dialoghi insipidi, tante questioni aperte e altre non spiegate o che restano in sospeso. Va comunque riconosciuto il tentativo di innovare e di introdurre meccaniche e concetti nuovi (l’equilibrio nella forza, il ruolo del fallimento, il rapporto col passato etc.), ma il cambio di rotta è probabilmente troppo repentino per soddisfare un pubblico abituato a certe dinamiche ormai rodate. Nonostante tutto, Gli Ultimi Jedi è una pellicola ben fatta, divertente e coinvolgente, in cui si percepisce però un taglio troppo netto con il suo predecessore. Se fosse stato un film autonomo, avrebbe anche avuto un suo perché, ma nell’economia generale di una trilogia c’è bisogno di seguire un filo rosso conduttore, che qui solo in parte dà seguito a quanto iniziato con Episodio VII. Poche certezze, tanti dubbi: il seguito non è per niente scontato, ci si può aspettare di tutto.

L’ascesa di Skywalker

Veniamo ora all’ultimo capitolo, L’ascesa di Skywalker (2019). Torna J. J. Abrams, e con lui quelle certezze e quei capisaldi che Episodio VIII avevano, a torto o a ragione, scardinato. Il regista dà un degno finale all’epopea degli Skywalker nel modo più classico, romantico e nostalgico (emblematico è il ritorno dell’Imperatore Palpatine). Si percepisce tuttavia in ben più di un momento quanto i due registi abbiano volontà differenti nel raccontare le vicende degli eroi e abbiano, altresì, punti di vista differenti su cosa sia e cosa non sia importante in una storia di lotta del Bene contro il Male. Il film corre, anche troppo a volte: la frenesia e l’assenza di momenti morti portano a un turbinio di emozioni che non lasciano tempo per pensare e riflettere, anche perché ci si trova a dover mettere la parola fine a una serie di questioni lasciate in sospeso non in uno, ma in ben due film. Il risultato è tutto sommato positivo, ma ci si chiede cosa sarebbe stato se l’intera trilogia avesse seguito un’impronta registica chiara, tale da conferire organicità e un senso comune a tutti e tre gli episodi. Ad ogni modo, L’ascesa di Skywalker, seppur controverso e criticabile sotto certi aspetti, conclude la saga in maniera soddisfacente e avvincente, lasciandoci con una dichiarazione d’amore all’intero universo di Star Wars, una dichiarazione forse impacciata, ma appassionata, sincera e genuina, che sicuramente non avrà mancato di far scendere la classica lacrimuccia allo scorrere dei titoli di coda.

Conclusioni

La Terza Trilogia di Guerre Stellari e i film nati sotto la gestione Disney non sono i migliori prodotti starwarsiani, ma sono ben lungi dall’essere i peggiori: sono senza ombra di dubbio dei prodotti godibilissimi e adatti a tutti, grandi e piccini. Certo: se si va appena un po’ più in profondità nell’analisi, si riscontrano diverse incongruenze, buchi di trama e passaggi poco chiari. Niente che vada però a inficiare sul fascino e il coinvolgimento che solo le avventure nella galassia lontana lontana (passate, presenti e future) sanno offrire. Il livello tecnico è eccellente, le ambientazioni sono ispirate, le performance attoriali sono convincenti. Una menzione d’onore va alla colonna sonora: le musiche di John Williams sono superbe, il fiore all’occhiello di una serie che dagli anni ‘70 non ha mai visto mancare il contributo di questo grande compositore. L’invito, a chi ancora non abbia visto questi film, è innanzitutto di recuperarli assolutamente, e poi lasciarsi trasportare, senza soffermarsi troppo sui dettagli. Perché niente come Star Wars (e il cinema più in generale) è capace di condurre lo spettatore in una dimensione alternativa in cui vivere emozionanti avventure sempre diverse in compagnia di protagonisti indimenticabili e creature bizzarre, droidi sgangherati e astronavi di ogni sorta, in un universo che non smette e non smetterà mai di stupire e farci emozionare.

A cura di Daniel Boaretto

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