Giudecca Art District: il giardino dell’arte contemporanea a Venezia

In una città il cui numero di piccole e medie gallerie cresce e si modifica di anno in anno, sullo sfondo di un evento di importanza internazionale come quello della Biennale, spicca un progetto che cerca di porsi come alternativa complementare e di creare un’ottimale rete di comunicazione tra artisti e territorio.

Nasce con questo principale obiettivo il distretto culturale creativo GAD Giudecca Art District, la cui sede operativa si trova nell’isola della Giudecca, adiacente alle isole di Venezia.

Non una semplice galleria, museo o fiera, ma un intero spazio collocato all’interno di un ambiente urbano che permette ad artisti provenienti da ogni parte del mondo di risiedere, realizzare, esporre le proprie opere e entrare in contatto con un network denso di organizzazioni e fondazioni culturali operanti attivamente nel contesto veneziano.

Un modo per far cooperare realtà locali con figure professionali internazionali, creando un sistema di partnership e collaborazioni che sia vantaggioso per entrambe le parti, anche in termini di benefici indiretti.

giudecca art district
© Giudecca Art District

La Giudecca Art District, guidata da un team giovane e intraprendente che vede come direttori Pier Paolo Scelsi e Valentina Gioia Levy, si sviluppa anche come progetto di riqualificazione urbana, architettonica e sociale.

L’edificio che ospita lo spazio espositivo principale è stato ricavato ristrutturando una serie di capannoni appartenenti a vecchie fabbriche abbandonate e cantieri navali. Un ripristino di una zona rimasta chiusa e inattiva per molto tempo e ora nuovamente donata alla città, alla libera fruizione dei cittadini.

La Giudecca, da sempre considerata il fulcro artigianale e industriale di Venezia, torna “come spazio del contemporaneo, dell’oggi, elemento pulsante di una città che propone alternative a una declinazione di turismo di massa che ormai identifica e soffoca Venezia”.

Un quartiere permanente di arte contemporanea che continua ad espandersi in maniera dinamica, collaborando con curatori indipendenti, fondazioni e gallerie che cercano di supportare e dare spazio ai giovani talenti.

Il distretto culturale non si limita soltanto al suo spazio insulare, ma cerca di sostenere e pubblicizzare anche progetti e iniziative artistico-culturali presenti sul territorio e realizzati appositamente per esso, coinvolgendo anche nuovi spazi artistici indipendenti. Creazione e organizzazione di eventi culturali e creativi, ma anche ricerca e promozione di qualsiasi forma d’arte, nel rispetto dell’ambiente, delle tradizioni e delle diversità.

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© Giudecca Art District

Il dinamismo di questo nuovo “quartiere del Contemporaneo” trova riscontro nei diversi progetti espositivi, conferenze e performances già organizzati o di prossima realizzazione, ognuno dei quali suddiviso in tre tematiche: nella prima, Corpo e identità, si è segnalata la mostra Liquid Existences, una riflessione sul concetto di apparenza intesa come manifestazione soggettiva e, dunque, falsa e falsificabile. Una realtà apparente indagata nei corpi delle persone, di come si presentano nei loro abiti, nel costume, nei movimenti e nella danza.

Di seguito, la seconda tematica – Globalizzazione ed Emergenze Umanitarie – è stata presentata nella mostra site-specific ideata dagli artisti Lilli Muller (Germania) e Randi Matushevitz (USA) dal titolo We Are Humanity. Gli artisti hanno sottolineato con delle installazioni avvolgenti i più recenti drammi delle derive umanitarie connesse alla migrazione e allo sfruttamento della stessa, mettendo in luce una situazione globale sempre immersa nel digitale, che costringe l’individuo a sentirsi isolato.

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© Giudecca Art District

Per la terza tematica, Natura e Artificio, GAD ha ospitato un’esposizione di opere, tutte di artisti italiani, intitolata Tu vs. Everybody. Queste realizzazioni attingono a un immaginario spazio dello spettacolo, inteso sia come luogo di “culto per le masse” sia quale generatore di economia. L’immenso “circolo mediatico” del gioco-spettacolo (si pensi alle partite di calcio) non trasferisce solamente risorse destinate al mero consumo, ma può divenire anche occasione per attivare operazioni di implementazione urbana (tra le aspirazioni della stessa GAD). Tutte queste opere possono essere non solo un contenitore mediatico fine a sé stesso, ma anche uno stimolo a una riflessione più profonda (una delle possibili chiavi di lettura dell’ultima Biennale).

Tra i progetti indipendenti più curiosi sostenuti da GAD è emerso Force Field (che si è sviluppato per gran parte dell’estate 2019), un’anteprima di una collettiva formata da tredici artisti polacchi. In maniera molto accattivante, essi cercano di narrare le sfaccettature della realtà passata, presente e futura attraverso la lente d’ingrandimento della soggettività personale. Con il loro sguardo d’artisti sembrano creare una zona alternativa di sviluppo libero e creativo, ponendosi in una condizione di sicurezza tale da renderli forti e sicuri nelle loro affermazioni, con le quali possono intromettersi costruttivamente nelle realtà e nelle controversie politiche, sociali od ambientali.

Giudecca Art District, come distretto innovativo e in continuo divenire, sta lavorando per arricchire una tematica, sempre attuale, Globalizzazione ed Emergenze Umanitarie. È annunciata, per il mese di dicembre, la presentazione di ricchi contributi di artisti provenienti dalle varie sponde del Mediterraneo. Infatti, grazie a un confronto intergenerazionale e attraverso pratiche differenti (dalla pittura alle performances, passando anche per la video arte), si vorrà considerare il mare di mezzo quale culla e punto di scambio dei grandi conflitti, delle migrazioni, delle ripercussioni sull’ambiente, sulle religioni e sul loro influsso sull’Europa.

Non vorremo mica lasciarcela scappare?

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