Matematici nell’arte: illustri matematici dipinti

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Quando la matematica incontra l’arte; quando l’arte “ritrae” la matematica.

  Abbiamo selezionato per voi alcuni dipinti che raffigurano i più importanti matematici della storia.

Ipazia D’Alessandria

  Ipazia di Alessandria è stata la prima donna ad essere nota a noi come matematica. Purtroppo le fonti non ci dicono molto di lei: non sappiamo quando è nata e conosciamo solo suo padre, Teone di Alessandria, anche lui filosofo e matematico.

Non è nemmeno rimasta alcuna sua opera scritta, ma sappiamo che sicuramente ha studiato e commentato opere come le Coniche di Apollonio e, probabilmente, l’Aritmetica di Diofanto.

Tuttavia, il suo fascino è indiscutibile. Infatti, il suo pensiero filosofico e la sua voglia di libertà del pensiero hanno costretto i potenti a organizzare il suo assassinio. In seguito, la sua figura è, a tutti gli effetti, considerata una martire laica del pensiero scientifico, vittima del fanatismo religioso.

Ipazia è stata raffigurata più volte nel mondo dell’arte: pensiamo ad una miniatura presente nel Manoscritto di Burney 275 degli elementi di Euclide, in cui la matematica sta forse insegnando ai suoi allievi e traccia segni matematici su quella che sembra essere una tavola dalla forma rotonda. O forse compare tra le figure della Scuola di Atene di Raffaello Sanzio (di cui parleremo nel prossimo punto) in quella che è l’unica figura femminile raffigurata, vestita con una lunga tunica di colore bianco.

Ma vogliamo farvi conoscere un’altra opera che ritrae Ipazia, più esattamente la sua morte: è un dipinto realizzato da Charles William Mitchell nel 1885. La scena si svolge all’interno di una chiesa; Ipazia è raffiguarata davanti ad un altare, nuda, con capelli lunghi e biondi. È rappresentato il momento che precede la sua morte avvenuta intorno al 415, a causa di alcuni fanatici cristiani. Lo stile è prettamente preraffaellita.  

Pitagora, Euclide o Archimede

  Nel dipinto La scuola di Atene sono raffigurate due figure di matematici. Uno è stato identificato come Pitagora, mentre dell’altra figura non è certa l’identità. Potrebbe essere Euclide o Archimede, ma non è stata ancora assegnata un’identificazione decisiva. Interessante è anche la  presenza di Ipazia d’Alessandria (di cui abbiamo già parlato).

Pitagora di Samo è stato un filosofo e matematico greco, anche se, a dire il vero, ha vissuto la maggior parte della sua vita a Crotone. Anche la sua vita è avvolta nel mistero, in quanto le fonti non ci dicono molto e risalgono a epoca più tarda.

Inoltre, la sua dottrina non prevedeva alcuna tradizione scritta e quindi non ci sono arrivati frammenti o scritti. Il suo pensiero, tuttavia, aveva come nodo principale la possibilità di ridurre ogni cosa al numero (intero, anzi, naturale). Dal punto di vista matematico, è molto noto per il teorema a lui attribuito (nonostante ci sono prove fosse noto già ad altri popoli) e per la scoperta degli incommensurabili, che però passò sotto silenzio in quanto contraria alla dottrina filosofica.

La Scuola di Atene è sicuramente una delle più conosciute opere dell’Urbinate, Raffaello Sanzio. Papa Giulio II commissionò l’opera intorno alla fine del 1508, dopo essere rimasto colpito dalle doti artistiche del giovane pittore. Al giovane Raffaello fu affidata la decorazione degli appartamenti papali, che in passato erano già stati decorati da Piero della Francesca.

Dove possiamo trovare i matematici citati?

  Interessante è la composizione dell’affresco: due figure centrali, identificate come Platone ed Aristotele, dividono l’opera in due gruppi di figure.

Pitagora è raffigurato tra il gruppo di persone che riempiono la scena sulla sinistra dell’affresco; è seduto in primo piano mentre tiene tra le mani un libro su cui sta scrivendo e probabilmente accanto vi è suo figlio Telauge che regge una tavoletta su cui è disegnata la suddivisione pitagorica dell’ottava musicale.

La figura identificata come Euclide o Archimede si trova invece nel gruppo di persone che popolano la scena sulla parte destra. La figura (raffigurata con le sembianze del Bramante) si trova anch’essa in primo piano e vediamo il matematico intento a tracciare figure geometrica su una tavoletta posta sul pavimento ed è attorniato da alcuni allievi.

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Luca Pacioli

  Luca Pacioli è stato uno studioso di matematica che ha lavorato nella seconda metà del Quattrocento. La sua opera si colloca nel periodo del Rinascimento, in cui si assiste a una ripresa di tutti i testi antichi, anche di quelli di matematica.

In questo contesto, lo sviluppo della matematica in Europa riguarda il far di conto, quello che ai giorni nostri chiameremmo ragioneria. Non è uno studio rigoroso come lo intendeva Euclide o come lo intenderanno molti matematici successivi, ma è una ricerca e una presentazione di metodi risolutivi, senza darne una prova.

Pur non essendo un matematico in senso stretto, è particolarmente degno di essere ricordato per la Summa de arithmetica, geometria, proportioni e proportionalita, un trattato enciclopedico della matematica rinascimentale.

Nel dipinto, attribuito a Jacopo de’ Barbari e datato intorno al 1695, Pacioli è raffigurato seduto dietro una scrivania mentre segna, con la mano destra, alcuni segni geometrici su una lavagna, mentre con la mano sinistra segue alcune formule scritte su un libro. Indossa un saio tipicamente francescano e alle sue spalle, sul lato destro, è raffigurato un giovane ragazzo. La scena, con sfondo nero, è arricchita da vari strumenti matematici.

Galileo Galilei

  Galileo Galilei è stato un astronomo, fisico, matematico, filosofo e accademico italiano, personaggio chiave della rivoluzione scientifica e considerato padre della scienza moderna.

Sua è l’invenzione del metodo scientifico espresso in forma matematica: con questo la scienza arriva a basarsi sugli esperimenti e sulle osservazioni più che sulle considerazioni filosofiche.

Il suo modo di intendere la scienza prevede che si alternino sensate esperienze, in cui vengano fatti esperimenti per verificare una teoria, e dimostrazioni necessarie, che prevedono di analizzare i dati e, da questi, di formulare una legge matematica.

La matematica, come egli stesso scrive ne Il Saggiatore, diventa il linguaggio in cui è scritta la natura, che va decifrato per scoprire di più su di essa.

Nel ritratto realizzato nel 1636 da Justus Sustermans, conservato alla Galleria degli Uffizi , Galileo Galilei è raffigurato a mezzo busto, su sfondo nero, illuminato in volto da una luce di cui è sconosciuta la provenienza. Sono tutti elementi tipici del Barocco. Sustermans realizzò diversi ritratti dello studioso, tra cui uno è conservato al National Maritime Museum di Greenwich. Elia Diodati, amico di Galileo Galilei, commissionò a Sustermans il ritratto dello studioso. Dopo la morte di quest’ultimo, avvenuta l’8 gennaio del 1642, Vincenzo Villani lo ottenne dal Diodati e lo donò a Ferdinando II de’Medici. Il ritratto rimase esposto prima a Palazzo Pitti e successivamente nella Tribuna degli Uffizi, dove vi rimase fino al XVIII secolo.

Isaac Newton

  Sir Isaac Newton è considerando uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi. Nella sua attività si è occupato di fisica, matematica, filosofia naturale, teologia, storia, alchimia e musica.

Di lui abbiamo già parlato in questo articolo, in onore del suo “compleanno”. Come già detto lì, selezionare alcune sue conquiste è molto difficile.

Matematicamente parlando, però, è molto famosa la disputa Newton-Leibniz sulla paternità del calcolo differenziale. Entrambi lavorarono nello stesso periodo sullo stesso problema e arrivarono, indipendentemente l’uno dall’altro, agli stessi risultati.

Oggi, i critici ritengono che entrambi meritino una parte di paternità. Se Newton è arrivato prima alle applicazioni fisico-matematiche del calcolo, Leibniz ha sicuramente la priorità sugli aspetti logico-simbolici. La notazione che usiamo oggi per derivate e integrali è, infatti, opera del matematico tedesco. 

Interessante è l’opera realizzata da William Blake del 1795 intitolata Newton. Il protagonista è raffigurato completamente nudo in un ambiente marino (notiamo la presenza di alghe); seduto su uno scoglio e piegato in avanti, notiamo che traccia alcuni segni geometrici su quello che sembra un pezzo di stoffa servendosi di un compasso. L’opera è un monotipo, ovvero un’incisione stampata e successivamente dipinta.

 

A cura di Marco Ravenna e Mariana Palmentieri, il Pesce Chirurgo e la Libellula.

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