Questo canto selvaggio, di Victoria Schwab

Copertina italiana dell’edizione Giunti. Da apprezzare la scelta di mantenere una delle due copertine originali dell’opera.

  In Questo canto selvaggio,  in inglese This Savage Song, di Victoria Schwab, lo straniamento è il sentimento che ci pervade durante la lettura delle prima pagine, in cui veniamo catapultati in un’ambientazione che non riusciamo a capire se sia a noi estremamente vicina o lontana. Ogni volta che si ha la sensazione di aver trovato il giusto incastro ad un pezzo del puzzle, ci rendiamo conto che ci mancano le risposte ad almeno altri dieci quesiti sullo scenario che la Schwab è stata in grado di creare: questo è un ottimo espediente che spinge il lettore a proseguire la lettura, tenendolo attivo e incuriosendolo.

  Parlando del mondo creato dall’autrice, è molto difficile da collocare: inizialmente ho avuto la sensazione di trovarmi davanti all’ennesima distopia che ultimamente è molto di moda (soprattutto nella letteratura young adult) e che in questi anni sta vivendo un ritorno di genere, ma non potevo trovarmi più lontana dalla realtà. Via via che i pezzi del puzzle vanno al loro posto, si delinea un’immagine dell’ambientazione  decisamente ben costruita e complessa, che fa sia da protagonista sia da sfondo in maniera egregia nelle vicende narrate dalla storia. Quello che ne è esce è un fantasy young adult che riesce a mischiare elementi distopici e thriller in un mondo molto simile al nostro ma terribilmente fantastico.

  E l’avverbio “terribilmente” non è messo a caso.

Victoria Schwab che medita su mondi terribilmente fantastici

  L’elemento fantastico del libro è infatti rappresentato da mostri che hanno una particolarità molto affascinante: nascono da quelli che nel libro vengono definiti come i peccati dell’uomo. Ognuno di questi mostri è ben definito nelle sue particolarità, anche se la loro origine risulta ancora un mistero su cui si indaga: sappiamo  solo che la loro nascita è avvenuta in seguito al “Fenomeno”, avvenuto solo pochi anni prima.

  Ci sono i Corsai, che nascono dagli atti violenti degli uomini e sono i più ferali, si nutrono di carne ed ossa e ragionano con una mentalità da branco. I Malchai, che invece nascono dagli omicidi, hanno un aspetto umanoide, si nutrono di sangue e sono provvisti di una propria intelligenza che non mancano di utilizzare con estrema crudeltà. Infine, abbiamo i Sunai, il vero mistero di questo mondo, i mostri che nascono da grandi catastrofi, come omicidi o suicidi di massa, i più potenti, quelli che più somigliano agli umani e sono provvisti di un’anima e che possono nutrirsi solo delle anime dei peccatori.

  Le vicende si svolgono a Verity City, centro nevralgico di questo Fenomeno e teatro di scontri violenti tra le due fazioni in cui è stata divisa la città: la parte nord è governata da Callum Harker, che lascia liberi i mostri ed offre protezione a pagamento agli umani, mentre a sud troviamo l’idealista Henry Flynn, che con una task force tenta di ripulire la città da Corsai e Malchai e che dalla sua parte ha i suoi tre figli adottivi, tutti e tre Sunai.

  Proprio uno di questi figli, August Flynn, è uno dei protagonisti della storia; l’altra è Kate Harker, figlia di Callum.  Per quanto i personaggi siano così distanti da creare un’interessante dualità di voci nel testo, ricercano entrambi il loro posto in una società e in un contesto familiare che li sovrastano. Entrambi si trovano, seppur in modo diverso, incatenati nel ruolo in cui sono nati e ricercano, mettendosi alla prova, di capire se quello che vogliono sia riuscire in quello che da loro ci si aspetta e per cui sono nati o sia invece crearsi una propria strada.

Le copertine di un’altra edizione della serie “Monsters of Verity”

  La costruzione di questi personaggi gioca sugli stessi leitmotiv della costruzione dello scenario: August e Kate si muovono su un sottile filo che divide umani e mostri, l’essere un adolescente normale e le pressioni della propria condizione straordinaria. Un espediente che, come detto prima, aiuta il lettore da una parte a sentirsi più emotivamente e fisicamente vicino alle vicende, dall’altra a farsi catturare dal fantastico della narrazione e a farsi trasportare.

  Ciò che porta i due mondi e i due protagonisti ad entrare in contatto è tutto da scoprire e porterà ad un finale ben lontano da tutto quello a cui le ultime produzioni fantasy ci avevano abituato: un finale che lascia straniti perché inusuale, ma, contando gli avvenimenti narrati e il dualismo su cui gioca molto la Schwab, si tratta senza dubbio della scelta più naturale, sconvolgente ed avvincente che potesse essere presa.

  Ultimo cenno che mi sento di fare in merito ai contenuti riguarda la musica che, come si evince dal titolo (che a sua volta nasconde un grande mistero che troveremo risolto sono verso la fine del libro), segue ora come protagonista ora come sottofondo le vicende e i personaggi della storia, soprattutto il giovane Sunai, che vive nella musica sia il suo lato mostruoso sia quello che lo fa sentire umano.

  Siete curiosi? Vi lascio un piccolo indizio, una filastrocca che i bambini di Verity City cantano e che racconta molto di queste vicende.

«Mostri, mostri, belli e brutti

Verranno a mangiarvi, a uccidervi tutti.

Corsai, Corsai, artigli e zanne,

La vostra vita misurano a spanne.

Malchai, Malchai, vi mostrano i denti,

E gli occhi rossi, volenti o nolenti.

Sunai, Sunai, occhi di pece,

Sentite una musica, poi l’anima tace.

Mostri, mostri, belli e brutti,

Verranno a mangiarvi, a uccidervi tutti!»

  Per concludere, Questo canto selvaggio è il primo libro di una dilogia intitolata Monsters of Verity, uscito in inglese a luglio 2016 e tradotto in italiano ed edito da Giunti editore a giugno 2017. Anche la seconda parte, intitolata Our Dark Duet, è uscita in lingua originale nello stesso periodo dell’edizione italiana, giugno 2017, mentre in Italia uscirà il 18 giugno 2018 con il titolo Questo nostro oscuro duetto, quindi manca davvero poco !

Presumibilmente, la copertina dell’edizione italiana di “our dark duet” si rifarà a questa edizione originale, come per “Questo canto selvaggio”

  Tenete d’occhio le librerie, potreste trovare una Tartaruga che si aggira tra gli scaffali in quella data!

 

A cura di Alessia Zannoni, la Tartaruga

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