Vero Come La Finzione (2006)

  L’obbiettivo che mi sono sempre posto, scrivendo queste poche righe sulla mia cineteca, è sempre stato quello di condividere con noi le pellicole che più mi hanno fatto innamorare della settima arte, sperando che suscitino in voi la stessa reazione, ma soprattutto tentare di portare alla luce quei film davvero belli che sfortunatamente sono finiti nel dimenticatoio. Il consiglio di questa settimana è esattamente quel genere di film, distribuito più di 10 anni fa non ha avuto, a mio avviso, successo che meritava.

  Oggi vi parlo di “Vero Come La Finzione” di Marc Forster

  Si tratta di uno dei primi lavori del regista tedesco che gli fruttano una discreta notorietà (che gli servirà poi per aggiudicarsi la regia di film come “Il Cacciatore di Aquiloni” e “Quantum of Solace”) ma si tratta anche del primo ed unico ruolo serio della carriera di Will Ferrell. Se conoscete l’attore in questo caso dovrete dimenticare i suoi personaggi grotteschi e le performance sovrareccitate, Ferrell in fatti ci presenta un ruolo molto più che credibile e che dimostra da solo la sua qualità come attore.

  La storia che ci viene raccontata è quella di Harold Crick, un ispettore del fisco dalla vita monotona e abitudinaria scandita rigidamente dai ritmi del suo affezionato orologio da polso. Una mattina, mentre si lava i denti, Harold sente nella sua testa come una specie di voce narrante femminile che descrive in maniera elegante tutto quello che fa. Lì per lì la cosa non è che un leggero fastidio, ma alcuni giorni dopo la voce gli preannuncia la sua imminente morte. Non volendo credere di essere pazzo, Harold si rivolge al professore di letteratura Jules Hilbert. Questi capisce che non si tratta di schizofrenia, ma di una vera e propria voce narrante. Deduce che se Harold non è ancora morto significa che il romanzo non è terminato e che forse c’è una speranza di riscrivere il finale, ma bisogna identificare e rintracciare l’autrice. Quest’ultima, totalmente all’oscuro della vicenda, è vittima del blocco dello scrittore, vuole uccidere il personaggio di Harold ma non sa ancora come.

Si tratta di un film davvero unico nel suo genere e che, almeno a me, fa sempre piacere rivedere. Al di là della stranamente convincente interpretazione di Ferrel, la pellicola ci presenta in modo molto originale quello che è insieme il più grande sogno e il più grande incubo di ogni scrittore o aspirante tale: incontrare fisicamente uno dei propri personaggi.

  In definitiva si parla di una commedia romantica (si, Harold trova anche l’amore, non vi preoccupate) con tinte drammatiche, un film godibile, originale e per niente scontato, e che quasi fa venire voglia di tornare indietro e ricominciarlo di nuovo. Spero apprezziate.

  Ci si rivede alla prossima!

 

A cura di Leonardo Delli Zotti, il Riccio

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