Binti: un’avventura per ragazzi alla ricerca dell’identità

La natura è un libro scritto in caratteri matematici.
(Galileo Galilei)

 

Binti nasce dalla penna della scrittrice afroamericana Nnedi Okorafor, la quale racconta della piccola protagonista nel corso di quattro brevi novelle raccolte in Italia in un unico volume edito da Mondadori per la collana Oscar Fantastica.
L’umanità è partita alla scoperta delle stelle. Il progresso tecnologico ha reso possibile viaggi senza fine a bordo di ibridi fra veicoli e animali. Su pianeti lontani prospera un’accademia che accoglie specie viventi provenienti da tutto l’universo conosciuto. Si predicano il rispetto reciproco e la collaborazione a favore della ricerca. La conoscenza è sacra e nessuna violenza può essere perpetrata a nome di essa.
Sulla Terra, l’essere diversi si paga ancora con il sangue.

L’importanza delle radici

La giovane Binti cresce in un minuscolo villaggio africano appartenente al popolo Himba e ha un legame estremamente forte con la terra. Dal suolo nascono gli Alberi Imperituri, grandi piante dal manto perenne che diramano le loro radici verso le scarse polle di acqua sotterranea di un’area in prevalenza desertica. La stessa Radice è il nome della casa della protagonista, una struttura senza età abitata da innumerevoli generazioni della famiglia di Binti. Con terra rossa le donne producono l’otjize, una tintura argillosa da applicare sul corpo che avvolge (e si avvolge) di un alone di sacralità e purezza caratteristica.

La chiamata da parte di una prestigiosa accademia spaziale, Oozma Uni, porta la protagonista a partire di nascosto ma non senza rimpianto. Il viaggio intergalattico sarà accompagnato da risvolti tutt’altro che tranquilli. Una volta arrivata, nulla è come prima. Lontana da casa, qualcosa dentro di lei cambia. La prospettiva che ha di sé si sposta dal suo asse, gettando dubbi sull’orgoglio che caratterizzava le sue origini. Non cammina più su un suolo familiare, ha a che vedere con un ambiente del tutto sconosciuto. Nell’incertezza si annida la paura. Può chiamare otjize una sostanza prodotta con l’argilla di un altro pianeta? Che cosa la distingue dalle altre specie che popolano la bizzarra Oozma Uni? Che cosa rende Binti, appunto, Binti?

Polvere alla polvere

Il ritorno verso casa sarà l’unico modo per trovare una risposta a queste domande. Alla ricerca di una sicurezza, l’imprescindibilità di un rito risveglia in Binti una maturata consapevolezza. Le esperienze del viaggio contribuiscono a dare forma alla nostra individualità, come patine sovrapposte di consistenza diversa e avvolte intorno a una piccola pepita dorata. Per quanto dissimili, gli strati si intrecciano l’un l’altro, fondendosi con risultati sempre nuovi e damascati, e ovviamente vanno a oscurare il nucleo originario.

Possiamo – anzi, forse dobbiamo – essere consci di essere un complesso amalgama di sfaccettature acquisite nel tempo e fare tesoro delle esperienze che ci hanno arricchiti, invece che limarle via come impurità. A volte, la sola cosa che può aiutarci a mettere ordine è tornare a toccare con mano le nostre radici.

L’armonia matematica alla base di tutte le cose

Binti, come il padre, è un’armonizzatrice, termine usato per definire chi riesce a leggere e a capire il complesso linguaggio matematico in cui sono scritte le regole della realtà. Un sottile filo di equazioni e formule collega ogni entità vivente, e a chi può svolgerlo si apre una profonda intuizione sul senso delle cose. La ragazza sarebbe destinata a prendere in mano l’attività di famiglia nella produzione di piccoli dispositivi di comunicazione (chiamati astrolabi), che adoperano raffinate doti di orditura dei flussi matematici. Binti, però, sente di essere speciale.

Richiamare alla mente numeri e calcoli aiuta a calmarla nelle situazioni di panico: lei lo chiama “ramificare”. L’albero metaforico sul quale si arrampica in momenti di tensione le offre una via di fuga dove ritrovare la razionalità distaccata e fredda della matematica. La realtà vista dall’alto delle fronde di frattali appare scomposta e per questo più accessibile. Come se entrasse in uno stato di coscienza alterato, il mondo le appare sotto gli occhi attraverso le relazioni matematiche che mettono in collegamento gli elementi che lo compongono. Comprende tanto bene questi intimi legami da essere in grado persino di alterarli, per piegarli al suo volere. Per contro, fare ciò estranea Binti dall’azione, privandola dell’ancora che la tiene salda al mondo reale. 

Un equilibrio allineato di micro e macrocosmo

Il perseguimento dell’equilibrio all’interno delle forze naturali e umane è compito degli armonizzatori di tutta la galassia. Per ogni pianeta in pace ne esiste almeno un altro scosso da lotte intestine. Tra questi, c’è la situazione che imperversa sulla Terra (in cui la tribù Himba, di cui Binti fa parte, vive in un rapporto di sottomissione con la civiltà Khoush che si erge a razza dominante dato il suo carattere propositivo e orgoglioso). Non sarà facile per la giovane ragazza agire come mediatrice, oltre che per la disputa terrestre, anche per quanto riguarda il delicato rapporto con la razza aliena delle Meduse, creature celenterate con una mente collettiva. Sperare in una pace è ancora un’utopia?

Oltre a ciò, la lotta con cui Binti dovrà fare i conti si estende sul piano interiore, investendola personalmente. Si tratterà di armonizzare il proprio pensiero alla luce delle nuove esperienze che l’hanno investita come un treno, operando in lei cambiamenti tanto repentini quanto irreversibili. Questo richiamo all’equilibrio la mette su un cammino molto tortuoso da percorrere, ma che può essere sicura che non solcherà da sola.

A cura di Carlo Lucca, la Salamandra

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