“Wonderland 2016”: la guerra a gesti

Wonderland 2016: storia di un bambino siriano sordomuto che racconta, a gesti, le violenze subite dai militanti dello Stato Islamico nel 2015. 

Quante volte ci è capitato di dire o avere sentito dire la frase “Un gesto vale più di mille parole”? Credo tantissime volte! E non posso non ammettere di avere pensato – seppur banalmente – a questa frase quando mi sono ritrovata, per caso, in una stanza della Tate Modern di Londra, in cui veniva proiettato il documentario Wonderland 2016 realizzato dall’artista turco Erzan Özgen, con protagonista il tredicenne Muhammed, che racconta a gesti le violenze subite da lui e la sua famiglia da parte di militanti dello Stato Islamico. 

Chi sono Muhammed ed Erzan 

Classe 1971, Erzan Özgen si laurea alla Çukurova University nel 2000. Inizia subito a farsi strada nel mondo dell’arte, grazie alla realizzazione di video e fotografie che trattano temi di guerre civili, oppressione di minoranze etniche e lotta per i diritti umani. L’incontro con il piccolo Muhammed avviene nel 2015 a Derik, città natale dell’artista, e subito tra i due si instaura un rapporto di amicizia. Dopo l’assedio avviato dallo Stato Islamico tra settembre del 2014 e marzo 2015, Muhammed fugge dalla sua città di origine, Kobanê, con la sua famiglia e si rifugia in Turchia. L’artista è colpito dalla voglia di questo bambino sordomuto di voler raccontare ciò che è accaduto a lui e alla sua famiglia quando i militanti dello Stato Islamico hanno assediato la sua città. 

Wonderland 2016 

Erzan è colpito dalla volontà di Muhammed di voler comunicare in tutti i modi le atrocità vissute. L’artista turco chiede così il permesso di filmare tutto ciò che il bambino racconta a gesti, per sensibilizzare il mondo intero su una questione sociale ancora oggi in atto. 

Muhammed è solo uno dei tanti bambini che hanno vissuto violenze durante il conflitto siriano. Egli racconta di come i militanti abbiano rapito, minacciato, violentato e ucciso la popolazione di Kobanê. I suoi gesti sono così chiari che è impossibile non provare angoscia, rabbia e tristezza durante la visione del documentario. Dodici minuti che raccontano perfettamente le atrocità perpetrare dalle milizie dello Stato Islamico. Dodici minuti in cui ci si rende conto che la violenza può essere raccontata e compresa al di là della lingua madre. 

Wonderland 2016 di Erkan Özgen, Tate Modern fino al 17 novembre 2019. 

A cura di Mariana Palmentieri, la Libellula. 

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