Brooklyn Nine-Nine: 5 motivi per fare binge watching

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La quinta stagione di Brooklyn Nine-Nine approda finalmente su Netflix

Ultimamente le sit-com si assomigliano un po’ tutte: gruppi di amici tra i quali si sviluppano relazioni e rivalità, attorno ad un luogo che diventa abituale, come alcune loro battute, e nel quale vengono a crearsi situazioni che spesso raggiungono le vette del non-sense (talvolta anche esagerato). Brooklyn Nine-Nine, serie vincitrice di due Golden Globe cominciata nel 2013, arriva con la sua quinta stagione su Netflix Italia ma proseguirà fino alla settima, dopo aver rischiato la cancellazione a causa, a quanto pare, degli ascolti in calo.

Tuttavia, ciò non deve assolutamente condizionare la vostra scelta di vedere questa serie, anzi, il suo salvataggio da parte della NBC prova che Brooklyn Nine-Nine ha già dimostrato il suo potenziale e che ha ancora molto da dare! Dopotutto, parliamo principalmente di spettatori e critica americani, non proprio così famosi da saper distinguere la qualità dalla… ci siamo capiti (e no, non sto affatto pensando agli Emmy vinti dall’ottava stagione di Game of Thrones, nono).

Per essere più precisi, comunque, ecco a voi i cinque motivi per cui dovreste approfittare della nuova stagione per fare binge watching di filato dalla prima.

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Dopo Scuola di Polizia

L’iconica serie di film degli anni ’80 ci ha già mostrato dei poliziotti come soggetto per una serie di avventure comiche, che spesso superavano i limiti della pura idiozia. In quel caso i personaggi erano abbastanza piatti e volutamente bizzarri fino all’eccesso nelle loro ossessioni e nei comportamenti, tant’è che si scatenavo semplici risate di pancia che non scaturivano da osservazioni acute o sarcasmo pungente. Inoltre, trattandosi di un’accademia, tutto veniva reso divertente partendo da un semplice assunto: un po’ tutti abbiamo odiato la scuola e cercato di renderla divertente, andando contro regole e insegnanti e combinando guai.

In Brooklyn Nine-Nine, invece, assistiamo al lavoro sul campo vero e proprio ma tale campo non deve essere per forza una qualche operazione pericolosa ma anche semplicemente affrontare scartoffie e incombenze giornaliere in sede, che possono rendere le giornate effettivamente ripetitive e noiose. I nostri garanti della legge, così, vengono resi più umani, realistici e meno distanti dai civili: Jake Peralta, ad esempio, si diverte spesso a fare roleplaying, assegnando nomi e background a sé stesso e ai colleghi come se stessero solo giocando a fare i poliziotti, alleggerendo così la tensione altrimenti eccessiva, in certi casi, per quella che deve comunque rimanere una serie comedy; Amy Santiago cerca di compiacere il capitano Holt come farebbe probabilmente con un normale capoufficio. Due esempi molto semplici per mostrarci due personalità altrettanto semplici ma d’impatto e con la giusta predisposizione ad evolversi (come infatti avverrà lungo le stagioni).

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Inoltre, Brooklyn Nine-Nine è davvero una commedia corale: si potrebbe dire di qualunque sit-com, certo, ma, nonostante la centralità evidente di Jake, miglior detective del dipartimento, c’è spazio per tutta la sua squadra investigativa, tanto da poter considerare tutti protagonisti allo stesso modo: a cominciare dal capitano Holt fino alla coppia di pigri detective composta da Hitchcock e Scully che di stagione in stagione si conquistano il loro spazio, ognuno ha una propria personalità e un proprio vissuto. Queste caratteristiche non vengono dimenticate dagli sceneggiatori e perciò vengono approfondite anche solo con pochi accenni e sfruttate nell’intreccio dei singoli episodi, portando spesso a risvolti inimmaginabili anche dagli stessi personaggi, come ad esempio gli interventi da deus ex machina di Gina. Ben diverso, insomma, dai vari compagni di Mahoney, stereotipati e spesso comunque sottoposti al suo carisma, Brooklyn Nine-Nine porta così su un altro livello la police comedy.

Rappresentazione delle minoranze

In Brooklyn Nine-Nine non esistono stereotipi di genere, etnia, identità od orientamento sessuale. O meglio, se ci sono, sono volutamente messi lì per essere smontati pochi secondi dopo o comunque entro la fine della puntata. Le quote etniche e LGBT sono presenti grazie al capitano Holt e Rosa Diaz. Il primo è nero e gay, la seconda ispanica e bisessuale (oltre ad essere donna). Insomma, esattamente le minoranze tra le più discriminate in USA ma i cui tratti caratteristici divengono la loro forza: Holt, grazie alla grande forza d’animo sviluppata negli anni di gavetta in polizia, adesso è un leader capace di farsi rispettare e al contempo comprensivo verso i propri sottoposti (perfino troppo!); Rosa è una perfetta badass e il suo carattere incisivo le permette di dedicarsi al proprio lavoro con impegno e grinta, facendo spesso da seconda a Jake nelle operazioni d’azione e dunque guadagnandosi il rispetto non solo dei propri compagni ma di chiunque se la trovi di fronte.

Battute e scherzi ma anche serietà etica e morale

La presenza di tali minoranze e di vari personaggi femminili ben scritti non può non sollevare temi importanti. La squadra di Jake è affiatata e i suoi membri si rispettano l’un l’altro, tuttavia, grazie alle testimonianze in forma di flashback del capitano Holt o a causa di alcuni avvenimenti all’interno del dipartimento, apprendiamo come la situazione in generale all’interno della polizia sia piuttosto discriminatoria.

Il capitano Holt, in quanto omosessuale, è un caso particolare che non ha eguali all’interno del Nine-Nine ma il comparto femminile, naturalmente, è spesso al centro di questioni riguardanti la loro posizione lavorativa. Anche se Amy o Rosa dimostrano spesso il loro valore, possiamo immaginare quanto sia difficile conquistarsi una posizione in un ambiente in cui la mascolinità tossica la fa da padrone, soprattutto ai piani alti.

Dunque emancipazione femminile, discriminazione, talvolta corruzione e nepotismo e molti altri argomenti di spessore morale che coinvolgono sia la vita lavorativa che privata dei poliziotti verranno affrontati nel modo migliore possibile: grazie a risate e battute mai forzate, ridondanti, volgari o irrispettose, cosa non proprio scontata nelle sit-com più recenti.

Terry Jeffords/Crews

Come non citare Terry in un punto tutto suo? Vista la stazza, alla fine ce n’è proprio bisogno! Terry è tutto muscoli, essendo un ex culturista, ma ora ha da offrire solo amore e grande dedizione per il lavoro, anche se si tratta di stare dietro la scrivania.

Proprio con Terry, ogni aspetto della mascolinità tossica di cui sopra viene sbriciolato dai suoi muscoli e dal suo cuore tenero. Il sergente Jeffords, infatti, ha tre figlie e una moglie che ama tantissimo e per questo nutre spesso il timore di mettersi troppo in pericolo (anche se di fatto è il caposquadra e dovrebbe guidare le operazioni!). Il suo disagio, ogni volta che deve affrontare una situazione che mina la sua comfort zone, è ciò che più lo rende umano e divertente.

Halloween

Una cosa che non può mancare in ogni stagione di Brooklyn Nine-Nine è l’episodio dedicato ad Halloween. Lungo ogni stagione, assisteremo ad un’escalation di grande partecipazione per una festa in cui l’intera squadra viene coinvolta per vincere il premio in palio (nella nuova stagione, una cintura da lottatore di wrestling) che riconosca la qualifica di “best human/genius” al vincitore.

Halloween diventa così un’occasione non solo per scoprire le paure dei vari membri del Nine-Nine, ma anche per esercitare il senso di squadra (con le alleanze improbabili che vengono a crearsi) e lo spirito d’iniziativa e intraprendenza. Le puntate di Halloween sono tra le più divertenti ed elaborate, capaci di dimostrare la furbizia e l’ingegnosità del dipartimento Nine-Nine, che riesce a fare il lavoro sporco ma senza prendersi troppo sul serio.

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Brooklyn Nine-Nine è questo e molto altro. Non possiamo raccogliere qui ogni singolo aneddoto raccontato dai vari personaggi, le loro catchphrase e ripetervi ancora quanto Terry sia uno dei personaggi più belli della serie. Possiamo solo consigliarvi calorosamente di guardarvela e godervela dall’inizio alla fine, non ve ne pentirete.

 

A cura di Alessia Trombini, l’Ermellino

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