Moebius: un viaggio attraverso il cosmo di un visionario

Moebius

Vi è mai capitato di gironzolare per le vie di una città, di perdervi e di imbattervi in qualcosa di completamente inaspettato, che attira la vostra curiosità e vi sorprende, aprendovi a un mondo che non conoscevate?

Ecco, questo è quello che è successo nello scoprire una piccola mostra dedicata al celebre fumettista francese “Moebius”, sperduta tra le calli di un’isola labirintica come quella di Venezia.

Situata al piano terra e al primo piano di Palazzo Santa Maria Nova (sede del CA’ASI e del Architecture-Studio) – nel campiello di Santa Maria Nova, incastonato tra Strada Nova e Campo Santa Maria Formosa – la mostra monografica dell’autore francese s’intitola “Les Beaux Voyages de Moebius”.

Ad accattivare per iniziare questo sorprendente viaggio nella mente di questo visionario sono le stesse vetrine esterne dell’edificio, tappezzate con enormi stampe che riproducono alcune delle più importanti tavole disegnate dall’artista. Personaggi, paesaggi, creature, il tutto in un abile gioco di “vedo e non vedo” che lascia la curiosità nello spettatore, instillandogli quella voglia di scostare le tende per vedere meglio cosa si nasconde dietro.

Jean Giraud (classe 1938), all’occasione conosciuto come Gir e poi con lo pseudonimo di Moebius (come dichiarò lui stesso, prese ispirazione dal celebre matematico tedesco August Ferdinand Möbius), si formò nell’ambiente parigino e iniziò la sua carriera come disegnatore di strisce di fumetto western, periodo che lo portò alla creazione (assieme a Jean-Michel Charlier) del personaggio Blueberry.

Tuttavia, a partire dagli anni ’70, l’autore deviò il suo stile, esplorando nuovi generi per la costruzione di nuove storie, approcciandosi alla fantascienza e al fantastico. Sarà proprio questo “cambio di rotta” che gli porterà notorietà e lo renderà una delle principali figure di riferimento della fantascienza post-moderna.

Inizia così un lungo viaggio fatto di sperimentazioni, in cui l’artista da libero sfogo a tutta la sua immaginazione arrivando a creare mondi e scenari fantastici, in cui realtà, viaggi e visioni oniriche e surreali si fondono in una perfetta armonia. Ogni immagine, ogni tavola può essere quasi considerata come un quadro a sé stante, con una storia singolare.

Sono gli anni in cui dalla sua matita nascono personaggi come quello di Arzach (apparso per la prima volta nel 1975, nella rivista Métal Hurlant, co-prodotta dallo stesso Giraud), guerriero solitario e silenzioso che sorvola un mondo sconfinato per lo più desertico, a cavallo di un volatile bianco (ptérodelphe), che quasi ricorda un tozzo pterodattilo. Un personaggio che stilisticamente potrebbe vagamente ricordare la protagonista del primo lungometraggio di Hayao Miyazaki: Nausicaa nella Valle del Vento: una giovane ragazzina, figlia di un futuro distopico, che sorvola un mondo devastato da una guerra termonucleare, guidando il suo bianco veicolo Mehve.

La volontà di Giraud era quella di non dare voce ad Arzach, lasciando che fosse una voce esterna a raccontare la storia e i monologhi interiori del personaggio. Uno dei primi tentativi che si slegava dal canone tradizionale del fumetto che imperava in quegli anni, eliminando il dialogo e mantenendo come principale mezzo espressivo quello dell’immagine.

 

Oppure personaggi come quello del maggiore Grubert, un esploratore intertemporale e inter-dimensionale, che controlla le “Garage Hermétique”, un asteroide, ma anche pianeta artificiale che contiene diversi mondi e realtà che si sovrappongono l’uno sopra l’altro. Un labirinto intricato e confusionario, che ricorda i disegni di Escher e che attinge dai racconti di Philip K Dick, con un protagonista che sembra uscito dai libri di Jules Verne o di Emilio Salgari.

Non solo fumetto e illustrazione, Moebius si cimenta anche nell’ambito cinematografico, collaborando alla realizzazione dei costumi e della storyboard per un riadattamento di Dune (romanzo di Frank Herbert) voluto dal regista Alejandro Jodorowsky che sfortunatamente non vide mai la luce. Inoltre, prese parte alla produzione delle animazioni del film Tron (1982) e al concept design del film Alien (1979) – assieme a H.R. Giger – del regista Ridley Scott. E fu lo stesso Scott, già da tempo estimatore dell’artista, che trasse ispirazione dal fumetto “The Long Tomorrow” (scritto dallo sceneggiatore Dan O’Bannon e illustrato da Giraud) per porre le basi del film Blade Runner (1982), riprendendo il concept design degli sfondi utilizzati per la realizzazione della città di Los Angeles, le macchine volanti e i toni del noir poliziesco che si riscontrano nella storia a fumetti.

Un uomo, tre identità diverse. Un lungo viaggio di vita raccontato attraverso le sue tavole in una mostra che sceglie una città come quella di Venezia. Una città che, a detta dello stesso artista, lo ha ispirato nei suoi sogni e nelle sue visioni (disegnò una serie di tavole, raccolte sotto il titolo di “Venezia Celeste”), restando suggestionato dalla sua architettura e dal suo antico fascino e mistero. Una Venezia che si fantasticava di percorrere remando gondole volanti, le persone avevano volti di maschera e dove, probabilmente, l’enorme personificazione dell’isola, usciva dagli stessi canali.

La mostra resterà aperta fino al 24 Novembre 2019

Palazzo Santa Maria Nova

Campiello Santa Maria Nova

Cannareggio

6024-30121, Venezia

 

http://www.ca-asi.com/qui.php?langue=it

https://www.moebius.fr/

http://www.architecture-studio.fr/en/

A cura di Elena Miatto, la Civetta

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