“Vorrei ascoltare i Pink Floyd”: la storia in cinque album.

Cinque album dei Pink Floyd che più rappresentano la storia della band britannica.

Quando si citano i Pink Floyd è inevitabile non pensare a brani come Another brick in the wall pt.2Wish you were here, Shine on you crazy diamond, Comfortably Numb, Money, etc… Ma possiamo davvero dire di conoscere i Pink Floyd basandoci solo su questi capolavori? Spesso, mi è capitato di ricevere la domanda “Mi consigli qualche canzone dei Pink Floyd?” e non vi nego di aver trovato tanta, ma tanta difficoltà nel rispondere! Eh, già: non si possono ascoltare i Pink Floyd solo scegliendo alcuni brani presi dai vari album. La band, infatti, è una delle più importanti band sperimentali della seconda metà del Novecento, con un repertorio musicale vastissimo.

La storia musicale dei Pink Floyd è composta da varie fasi (insieme alla leadership comunemente divisa in era Barrett, era Waters ed era Gilmour) che vanno dalla realizzazione di primi album prettamente psichedelici all’avvicinamento del rock classico, per poi avvicinarsi al genere che più li contraddistingue: il rock progressive.

In questo articolo cercherò di elencarvi cinque album fondamentali per la comprensione e la conoscenza delle fasi stilistiche pinkfloydiane.

The Piper at the Gates of Dawn (1967).

Pubblicato il 5 agosto del 1967, The Piper at the Gates of Down è il primo album in studio dei Pink Floyd. La band si è formata da circa due anni e la leadership è affidata allo storico fondatore Syd Barrett. È proprio a questa “particolare” figura che dobbiamo, in gran parte, la realizzazione di questo primo album la cui caratteristica è sicuramente data dal tema fantastico e fiabesco percettibile dalle prime sonorità psichedeliche e dalla scelta dei temi dei brani. The Piper at the Gates of Dawn fu registrato nella storica sede degli Abbey Road Studios, proprio nello stesso periodo in cui The Beatles registravano Sgt. Peppers’s Lonely Hearts Club Band, anch’esso considerato come uno degli album più importanti del genere rock psichedelico della seconda metà del Novecento. 

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The Dark Side of the Moon (1973).

The Dark Side of the Moon è considerato dalla maggior parte dei critici e appassionati della band (ma non solo) come uno dei migliori album della storia della musica rock. Una pietra miliare in cui la fase sperimentale dei Pink Floyd ha già quasi raggiunto alti livelli in campo sonoro. La particolarità di questo ottavo album è l’ essere un concept album: brani con temi filosofici, sull’alienazione dell’animo umano si mescolano tra loro, portando l’ascoltatore ad un viaggio interiore volto a scoprire il “lato oscuro”.

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Wish you were here (1975).

Già da The Dark Side on the Moon si avverte, in alcuni brani, la volontà di voler ricordare lo storico fondatore della band: Syd Barrett. Wish you were here è un elogio a Barrett, che abbandonò la band nel 1968 a causa di problemi psicologici. Ancora una volta i protagonisti assoluti sono i sintetizzatori e gli effetti sonori, i quali accompagnano brani come Welcome to the machine e in parte in Shine On You Crazy Diamond. Si passa poi a brani con sonorità blues come Have a cigar e alla celebre Wish you were here concepita come se si stesse ascoltando un brano alla radio, con tanto di disturbi sonori e voci di presenze esterne. 

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Animals (1977).

Animals è sicuramente l’album più interessante dei Pink Floyd. Il concept album si ispira liberamente al romanzo di George Orwell La fattoria degli animali ed è un’evidente denuncia da parte della band (Waters) nei confronti della situazione socio – politica del Regno Unito. Interessante è anche la particolare copertina dell’album: fu realizzata (come altre) dal fotografo Storm Thorgeson e rappresenta la vecchia centrale elettrica Battersea Power Station sopra la quale vola un maiale.

The Wall (1979).

Per ordine cronologico ho lasciato per ultimo l’opera per eccellenza realizzata dai Pink Floyd sotto la leadership di Roger Waters: The Wall. L’album segna la fine della formazione “classica” della band, in quanto Richard Wright si era già allontanato dalla band (in realtà per volere di Waters) e partecipò alla realizzazione dell’album solo in un secondo momento. Anche The Wall fu concepito come un concept album, e si presenta principalmente come una sorta di autobiografia di Waters.  Il protagonista è Pink, un bambino orfano di padre (proprio come Roger) che costruisce dentro di sé, a causa di traumi psicologici, un “muro” per tenere sotto controllo i sentimenti, isolandosi da tutto e da tutti. The Wall rappresenta la svolta rock della band guadagnandosi, anch’egli, un posto tra i migliori album della storia della musica rock del secondo dopoguerra.

 

 

 

And if your head explodes with dark forebodings too
I’ll see you on the dark side of the moon

 

A cura di Mariana Palmentieri, la Libellula.

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