Tredici – una recensione della terza stagione

Tredici

Questo articolo conterrà spoiler sulla terza stagione di Tredici, quindi se non l’avete vista tutta e non volete anticipazioni NON proseguite nella lettura!

  Esattamente due settimane fa è uscita sulla piattaforma Netflix la terza stagione di Tredici, serie basata sull’omonimo romanzo di Jay Asher. Come ho già detto nel precedente articolo, è già stata annunciata una quarta ed ultima stagione.

Un piccolo sguardo al passato

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Hannah nella prima stagione

  Le precedenti due stagioni sono completamente dedicate al suicidio di Hannah Baker e alle conseguenze di questo atto. Infatti, nella prima accompagniamo Clay nell’ascolto delle cassette in cui Hannah registra i tredici motivi principali del suo suicidio, mentre nella seconda i Baker citano in giudizio la scuola perché convinti che abbia un ruolo nella morte di Hannah.

Tuttavia, alcuni eventi delle prime due stagioni hanno una significativa importanza nella terza e, quindi, vale la pena elencarli rapidamente.  

Lo stupro di Jessica. È forse, una delle scene più scioccanti della prima stagione, anche perché Jessica non è in grado di dare un consenso esplicito.

Il tentato suicidio di Alex. Anche se non è riportato on screen, è un gesto molto importante.

 

La violenza sessuale subita da Tyler. Si tratta di un’altra scena disturbante che ha luogo nella seconda stagione: Montgomery, con l’aiuto di due compagni di squadra, usa violenza sul ragazzo, dopo averlo picchiato a sangue nei bagni della scuola.

Tutti e tre questi episodi hanno importanti conseguenze sul seguito della serie.

La trama di questa stagione di Tredici

   Questa terza stagione si tinge di giallo. Già dai trailer, il cambio di tono è evidente: la drammaticità degli eventi delle prime stagioni lascia il posto alla tensione tipica di un poliziesco o di un thriller.

L’evento centrale di questa stagione è, infatti, la scomparsa (poi omicidio) di Bryce Walker. Chi l’ha ucciso? Oltre al consueto gruppo di adolescenti, tra i sospettati anche il padre della vittima e la madre di Hannah.

Indizi, sospetti, segreti e intrighi: questi gli ingredienti principali della trama principale, che segue le indagini sul fatto di Bryce. L’identità del suo assassino ci viene rivelata nell’ultimo episodio e solo in video, in quanto il vero responsabile viene aiutato a farla franca. Si tratta di Alex Standall, che vuole impedirgli di far del male ad altre persone, stanco delle sofferenze causate da Bryce.

Vi sono, inoltre, parecchie sottotrame che si inseriscono a fatica nella trama principale e i continui flashback rendono difficile seguire il filo conduttore. D’altra parte, però, sono molto interessanti alcuni dei percorsi di guarigione fisica e psicologica di personaggi come Tyler, che da aspirante suicida ritrova la gioia di vivere.

Questa stagione tratta anche nuove tematiche, ossia il femminismo e l’attivismol’immigrazione e l’isolamento dalla propria famiglia, l’accettazione di sé e del proprio corpo, la guarigione e la scoperta della propria sessualità.

 

Bryce Walker: una morte necessaria?

Bryce nella terza stagione

 

  In questi tredici episodi, vediamo un nuovo lato di Bryce. Sembra che la sentenza nel processo abbia effettivamente smosso qualcosa. Il Bryce di questa stagione ha sfaccettature nuove e sembra rendersi conto di aver fatto del male a molte persone, anche se ha ancora scatti d’ira e problemi di alcolismo.

Scopriamo di più anche sulla sua famiglia: suo nonno è un individuo autoritario, maschilista e misogino, suo padre è assente e sua madre incapace di dargli affetto.

Cerca di chiedere scusa a Jessica e minaccia Montgomery per farlo stare lontano da Tyler. Ovviamente questo non basta a riparare quanto fatto nelle stagioni precedenti, soprattutto vista la ridicola sentenza alla fine della seconda stagione.

Inoltre, per capire cosa non va in lui, si rivolge al counselor Porter, anche se non intraprende poi percorsi ulteriori. Lo vediamo anche ascoltare le cassette di Hannah nel suo percorso di redenzione, che secondo me poteva essere sviluppato meglio, e ammettere le proprie colpe.

Accettare sé stessi a volte è complicato

  Questa stagione getta anche nuove luci su Montgomery de la Cruz, il bulletto attaccabrighe che ha stuprato Tyler. Le nuove scoperte cercano di “attenuare” in qualche modo la sua colpa: il padre lo picchia sotto l’effetto dell’alcool ed è fortemente omofobo, cosa che porta Monty a non potersi accettare pienamente in quanto gay.

Monty durante una scena

Mentre è in carcere, Montgomery fa coming out con il padre e questo è uno dei momenti più controversi della storia di questa serie TV: il padre ritiene che Monty abbia stuprato un ragazzo più grave del fatto che abbia stuprato una persona!

A differenza di Bryce, comunque, Monty non ammetterà mai le sue responsabilità e continuerà a definire lo stupro di Tyler “uno scherzo”.

 

Ani, la ragazza nuova

  Reduci dalla polifonia di voci narranti della stagione passata, in questa stagione si torna a un’unica voce che tiene il ritmo del racconto. Questo ruolo spetta ad Ani, una nuova ragazza che frequenta la Liberty High.

Entrata nella cerchia di amicizie di Clay Jensen, sembra sapere tutto di tutti, in modo inquietante e misterioso. Non si sa come faccia, ma lei SA. Tuttavia, non sa nulla di Hannah Baker, protagonista nelle precedenti stagioni.  In quanto personaggio nuovo, ha il pregio di dare nuova luce a tutti i personaggi, in special modo a Bryce.

Purtroppo, il fatto che sembri sapere tutto la rende incredibilmente antipatica e ha portato molti haters del personaggio a scrivere messaggi d’odio all’attrice che la interpreta, Grace Saif. Perciò, Grace ha cancellato tutti i suoi post da Instagram. Ci terrei, però, a ricordare che è profondamente sbagliato proiettare eventuale astio verso i personaggi sui loro interpreti. 

Ani in una scena

Messaggi controversi “fantastici e dove trovarli”

 

  Uno dei messaggi che emerge da questa stagione (e che si pone in continuità con la precedente) è che nessuno è completamente buono o cattivo. Non c’è una reale linea di demarcazione tra il bianco e il nero, se non sfumature di grigio. 

Un altro dei messaggi (totalmente sbagliati) di questa stagione è che agli adolescenti non serva rapportarsi con gli adulti. Dopo due stagioni in cui sono stati adeguatamente presenti, in questa li vediamo interagire poco. Tra l’altro, ciò contrasta anche con il messaggio iniziale del cast, che consiglia di vedere la serie con un adulto.  

È del tutto inadatto anche che passi il fatto che, se uno sbaglia, deve per forza morire per espiare la propria colpa, mentre gli assassini di un criminale possono restare impuniti. Questo si vede dalle due morti principali di questa stagione, entrambe di stupratori, e sposta senza giustificazione l’orizzonte morale in modo particolarmente preoccupante.

Mettere insieme tutto questo porta a capire come Tredici non sia, come poteva apparire all’inizio, una serie di denuncia sul bullismo e sulla cultura dello stupro: è una storia di vendetta, anche se nelle stagioni precedenti è difficile accorgersene. E voi cosa ne pensate?   

A cura di Marco Ravenna, Pesce Chirurgo

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