Animazione d’arte: molto più che cartoni animati

animazione arte

Quando si parla di animazione nipponicain generale sono due  i pensieri che affiorano alla mente di tutti: le serie animate (i cosiddetti anime) che al giorno d’oggi spopolano tra grandi e piccini e i film che sono riusciti a fare breccia anche nel nostro cuore occidentale, principalmente provenienti dallo Studio Ghibli o dalla matita di Shinkai Makoto. E per quanto all’interno di queste due categorie trovino posto delle autentiche perle, come Una tomba per le lucciole di Takahata Isao, Your Name di Shinkai Makoto e tutte le varie sperimentazioni di Tezuka Osamu, vale la pena scavare ancora più a fondo. Oltre ad anime e film veri e propri possiamo trovare opere che sono difficilmente catalogabili, ma ugualmente appassionanti e complesse: parliamo dell’animazione d’arte.

Cosa si intende per animazione d’arte?

Con questo termine si vanno a indicare quelle opere di animazione che sono caratterizzate da una forte complessità produttiva, cosa che ovviamente ha ripercussioni economiche e artistiche: infatti, maggiore la complessità, maggiori i costi. Per ovviare a questo problema, gli artisti si cimentano spesso in corti e si uniscono per formare opere collettive, così da abbattere i costi e garantirsi una posizione sul mercato. In queste raccolte si trovano spesso nomi di animatori  affermati accanto a nomi di artisti sconosciuti: si tratta di un ambito più libero per i primi e un ottimo trampolino di lancio per i secondi.

Genius Party

Uscito nel 2007, avrà così tanto successo da permettere la creazione di un seguito dal titolo Genius Party Beyond appena un anno più tardi. In tutti i corti di questa raccolta il suono gioca un ruolo fondamentale: nei cortometraggi il tempo è notevolmente ridotto, quindi mezzi di comunicazione come il dialogo risulterebbero inadeguati. La musica e il suono, al contrario, conferiscono profondità alle scene e scandiscono il ritmo degli avvenimenti anche per lo spettatore.

Un esempio lo fornisce il corto di apertura, che si intitola proprio Genius Party. Si tratta di un’opera di Fukushima Atsuko, all’epoca completa sconosciuta. L’animazione vede una figura umanoide con una maschera da pennuto interfacciarsi con delle pietre senzienti in un deserto. La musica, ritmata e dal gusto vagamente tribale, descrive perfettamente la scena e scandisce gli avvenimenti che vi prendono luogo.

 

Ani*Kuri 15

Si tratta di una serie di quindici corti della durata di un minuto ciascuno, andati in onda tra il 2007 ed il 2008 sull’emittente giapponese NHK tra un programma e l’altro. Le ambientazioni spaziano dal reale all’onirico, puntando su tutta la gamma di emozioni dell’uomo. Vi è ad esempio Attack of Higashimachi 2nd Borough di Shimura Shinji, in cui degli alieni tentano l’invasione di una Terra che, a causa del budget ridotto, è stata rappresentata con un cartonato. O ancora Okkakekko, in cui in un mondo apparentemente abitato solo da bambini si aggira un robot gigante: in appena un minuto di animazione, Micheal Arias riesce a suscitare sospetto, angoscia e sgomento.

Non mancano in questa raccolta anche nomi famosi in occidente: è infatti presente anche un corto di Shinkai Makoto, A Gathering of Cats. Qui si ripercorrono le vicende di Chobi, un gatto a cui viene sempre pestata la coda e che sogna di vendicarsi per questo su tutto il genere umano.

Morimoto Kōji

Parlando di animazione d’arte, non si può non parlare di Morimoto Kōji. È uno degli artisti più attivi in questo ambito, in cui ha sperimentato vari media e generi, utilizzando anche software per computer e cimentandosi nell’animazione di video musicali. Le sue animazioni sono solitamente caratterizzate da colori tenui o cupi su tonalità pastello, falsi angoli e false ottiche in cui inserisce una dimensione che sfocia spesso nell’onirico o nell’angosciante. Ricorrente è anche il tema del disancoramento dallo spazio, che spesso accompagna anche un distacco dalla realtà in cui troviamo bambini soli o con genitori assenti e connotati come negativi.

Jigen bakudan, ovvero Dimensione Bomba, è forse una delle sue opere più esemplificative. Contenuto nella raccolta Genius Party Beyond, mostra un piano in cui reale e onirico si mescolano continuamente, riuscendo in quasi venti minuti di narrazione a farci catturare in un mondo delineato con colori tenui e luci abbaglianti. I dialoghi sono usati solo per lo stretto indispensabile e vengono riutilizzati per sottolineare un loop e una circolarità che gli eventi narrati ci suggeriscono.

 

Tra i video musicali, occorre citare l’animazione creata per Extra di Ishii Ken. Quello che ci viene presentato è un mondo inquietante, con creature che spaziano dal meccanico all’umano. In questo mondo, la violenza regola la vita di adulti e bambini

 

 

A cura di Alessia Zannoni, la Tartaruga

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