Willy, Principe di Bel-Air e degli anni ’90

willy principe bel air

Netflix, nonostante le impietose figuracce come la recente diatriba sul doppiaggio di Evangelion e altri fail di minore importanza, in un tira e molla che nemmeno quando eravamo alle prime cotte preadolescenziali, riesce a farsi amare di nuovo aggiungendo al proprio variegato catalogo titoli dei gloriosi anni ’90. Uno in particolare abbiamo voluto godercelo durante l’afoso mese di luglio, non appena è stato messo a disposizione: Willy, il Principe di Bel-Air.

Divenuto praticamente un simbolo della generazione nata durante un periodo di grande sviluppo dell’industria dell’intrattenimento, la serie mostra la crescita morale di Will Smith (la cui carriera viene lanciata grazie a questo ruolo) mentre vive nel lussuoso quartiere di Bel-Air  con gli zii e i cugini, che conducono una vita molto più agiata di quella che lui aveva a Filadelfia con la madre.

Pur essendo una sit-com nella quale prevale l’assurdità e l’esasperazione di certe situazioni, il successo della serie è riconducibile, oltre all’interpretazione di tutto il cast, anche alle tematiche sollevate in alcuni episodi, quali la famiglia, il diventare adulti e il rispetto verso sé stessi e il prossimo.

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Willy e la famiglia Banks

  Back in Filly, Will si stava mettendo troppo nei guai, così la madre Viola decide di spedirlo a Los Angeles dalla sorella Vivian, sposata con Philip Banks. Quando Will raggiunge la reggia casa degli zii, reincontrerà anche i cugini: Carlton, Hilary e Ashley. Non senza difficoltà, col passare degli episodi, Will riuscirà a legare con tutta la famiglia, compreso il maggiordomo Geoffrey.

Ogni episodio e storia ruota attorno alla famiglia Banks, che da sempre si poggia sul solido lavoro dello zio Phil, prima avvocato e poi giudice rigoroso. La sua ottima posizione, negli anni, ha fatto sì che i figli si siano adagiati sugli allori, vivendo come se tutto fosse loro dovuto e rendendoli dei bambini viziati un po’ troppo cresciuti.

Per quanto Will causerà non pochi problemi ai parenti, fra trasgressioni alle regole di varia natura, amici invadenti (aka Jazz) e continui tentativi di abbordaggio di ragazze, la sua presenza sarà di grande aiuto nel favorire una crescita e maturazione dei suoi cugini che, a loro volta insieme ai genitori, avranno momenti di serietà con lui, che di fatto rimane ancora un bambinone come loro.

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Will (Will Smith) arriva a Bel-Air comportandosi esattamente come faceva a casa: stereo a braccio, vestiti sgargianti e atteggiamenti a dir poco stravaganti (memorabile è la prima puntata, in cui “corrompe” l’innocenza di Ashley insegnandole i suoi passi di danza e il suo slang). L’autorevolezza dello zio e le mille avventure col cugino Carlton lo cambieranno presto: in sole due/tre stagioni, si può notare come Will rimanga ancora il solito ragazzo allegro e con voglia di divertirsi, ma in modo più moderato e meno sciocco e, soprattutto, spesso in compagnia del cugino con cui, volente o nolente, ha legato tantissimo.

Carlton (Alfonso Ribeiro), infatti, è il secondo di cui si può apprezzare di più il cambiamento psicologico, cosa che non ci si aspetterebbe guardando le prime puntate di questa serie. Il Principe di Bel-Air, che tutto è meno che un principe come il titolo con cui si è autonominato, sarà capace di farlo scendere dal piedistallo su cui Carlton si era posizionato credendo che bastasse avere un padre influente per avere la strada spianata dalle difficoltà. Non solo il ragazzo diventerà più umile (ma non per questo meno ambizioso) ma comincerà a dare maggiore importanza a quei valori che contraddistinguono il padre e, in fondo, anche Will, ovvero rettitudine e senso del dovere. Per fortuna, però, mantiene la sua verve comica, ballando con passione e continuando ad amare Tom Jones.

Diciamo che ad Ashley e Hilary viene riservato uno spazio meno ampio, tuttavia anche loro cambieranno e cresceranno in meglio: Ashley, naturalmente, inizierà a sviluppare i suoi primi interessi amorosi, sapendo di poter sempre contare sul fratello e il cugino, che la vedono come la principessina intoccabile della casa; Hilary invece si responsabilizzerà, dopo aver mollato la scuola, cominciando a lavorare e a prendere sul serio la propria carriera, conservando sempre la sua frivolezza e l’amore per lo shopping.

Il bello dei figli Banks è che mantengono sempre i loro tratti distintivi, pur crescendo e maturando molto velocemente. I loro genitori fanno sicuramente un buon lavoro nell’educarli e risultano essere due personaggi altrettanto ben scritti, soprattutto lo zio Phil, che ama impartire lezioni morali al figlio e al nipote: una delle più memorabili e divertenti è quando decide di “denunciarli” perché non pagano l’affitto in casa, perché loro se ne approfittano per organizzare i loro festini in piscina fino a tardi. In episodi come questo nasce spesso un confronto generazionale, che ancora oggi va avanti nonostante la facilità di ricerca e condivisione di informazioni: i genitori non capiscono lo slang dei giovani, che invece non si rendono conto di poter fare certe cose solo grazie al duro lavoro dei primi, che hanno spesso lottato per i loro diritti e il loro futuro in momenti storici molto turbolenti (altro dettaglio apprezzabilissimo, infatti, è il passato dei signori Banks, che furono attivisti per la comunità nera). In questi e altri episodi, legati in particolare al padre di Will, si può notare un miglioramento del livello nella sceneggiatura che alza l’asticella di qualità di una serie che, anche per questi motivi, ci è ancora rimasta nel cuore.

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Una vera serie anni ’90

  Come tutte le sit-com che si rispettino, anche Willy il Principe di Bel-Air segue alcuni canoni tipici di questo genere di serie.

Si notano subito le numerose comparsate di personalità famose in vari episodi: Queen Latifah, Opra Winfrey, Tom Jones, Naomi Campbell, Donald Trump sono solo alcune delle guest star che contribuiscono alla riuscita di una puntata e, per estensione, della serie, che ebbe una buona accoglienza viste le sue 6 stagioni. Il successo di Willy fu tale che, dopo le numerose citazioni, avvenne anche un crossover con l’altrettanto fortunata serie de I Robinson, della quale già comparve, tra gli altri, una piccola Raven-Symoné.

Inoltre, una sit-com non è tale se non si ripetono alcune gag: iconiche sono l’ormai mematissima Carlton Dance e la defenestrazione di Jazz, l’amico di Will, fuori da casa Banks, così come i commenti sarcastici e acuti di Geoffrey, che è sempre pronto ad elargire opinioni non richieste rendendosi parte integrante della famiglia. Will, poi, è noto per rubare spesso la scena con i suoi balli esagerati e i suoi sguardi (e poi anche vere e proprie battute) che rompono la quarta parete.

Riguardare su Netflix Willy il Principe di Bel-Air vi farà riscoprire una delle serie anni ’90 più amate e divertenti, grazie ai vari substrati di cui è costruita, mostrandoci un giovane Will Smith che si è dimostrato fin da subito un “Genio” nella rappresentazione di una generazione (perché, curiosità, prima di allora non aveva mai recitato!).

A cura di Alessia Trombini, l’Ermellino.

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