L’identità nel contemporaneo attraverso cinque serie TV

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  Nel corso dei secoli l’essere umano si è più volte posto dei quesiti riguardanti la propria identità: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Sono solo alcune delle domande senza risposta che ci proponiamo di continuo.

  Nell’epoca contemporanea è forse ancora più complicato riuscire a definire la propria identità, complici le nuove tecnologie che ci permettono di evadere dalla realtà per interpretare persone diverse e avere degli avatar che ci rispecchino.

Diversi film di fantascienza e serie tv hanno inoltre cercato di affrontare questa tematica. Molte sono inoltre ambientate in un futuro dove la razza umana si è evoluta, o dove nuove tecnologie ci permettono di diventare quasi immortali.

Vi proponiamo quindi una selezione di cinque serie tv disponibili su Netflix che trattano in modi diversi lo stesso tema: quello dell’identità umana.

Orphan Black (2013) 

  In questa serie ideata da Graeme Manson e John Fawcett, seguiamo le vicende di Sarah Manning (Tatiana Maslany), la quale assiste al suicidio di una donna identica a lei. Sarah decide da quel momento di assumere l’identità della sua doppelgänger, Beth Childs, scoprendo così l’esistenza di altre donne provenienti da tutto il mondo e di essere un clone umano.

Nel corso delle stagioni veniamo a contatto con altre donne, tutte frutto di esperimenti sulla clonazione umana eseguiti dal Dyad Institute. Ognuna con una propria personalità, nonostante il DNA che le accomuna. Più volte assistiamo a delle crisi di identità di ognuna di loro, messe alla prova dalle scoperte agghiaccianti riguardanti la loro origine.

Sense8 (2015) 

  Prodotta da Netflix e ideata dalle sorelle Wachowski, Sense8 è un progetto innovativo. L’obiettivo dichiarato era quello di ripetere nel mondo della fiction televisiva lo stesso impatto che ha avuto Matrix in campo cinematografico.

I protagonisti della serie sono 8 sconosciuti che vivono in diverse parti del mondo, i quali scoprono di essere dei sensate, ovvero delle persone con un avanzato livello di empatia, che possono sviluppare una connessione psichica con un ristretto gruppo di propri simili.

L’identità del singolo viene quindi in contatto con quella degli altri, dando luogo ad un insieme di esperienze e conoscenze diverse, a cui ognuno di loro può accedere. La serie tratta anche altre tematiche sensibili quali la sessualità e la religione, affrontandole con il dovuto rispetto.

È particolarmente significativo il personaggio di Nomi, una giovane blogger e attivista transessuale MtF. Il suo nome è, infatti, un gioco di parole derivato da Know me (conoscimi). L’idea chiave del suo personaggio è che l’identità non è data dal tuo guscio esterno, ma dal contenuto. 

Lucifer (2016) 

  Trasposizione televisiva del fumetto omonimo, Lucifer è una serie televisiva statunitense di genere urban fantasy. Il protagonista è, di fatto, il diavolo, Lucifer Morningstar (Tom Ellis), il quale ha abbandonato il regno degli inferi per trasferirsi a Los Angeles. Gli avvenimenti si concentrano attorno al rapporto che Lucifer ha con la detective Chloe Decker (Lauren German), l’unica donna che non cede al suo fascino.

Nonostante la storia principale sia incentrata sull’ironia e sulla comicità, con l’andare avanti delle stagioni si assiste al conflitto interiore di Lucifer. Nonostante sia colui che regna l’Inferno, non sopporta che l’umanità lo rappresenti come l’incarnazione del Male. Egli infatti è colui che punisce i colpevoli, non chi li ha spinti a compiere determinate azioni.

Tuttavia, lo stesso Lucifer mette in continua discussione sé stesso. Anche il corpo dell’angelo caduto è un insieme di contraddizioni. Nonostante le ali siano ancora quelle di un angelo, il suo vero volto è quello di un mostro.

Altered Carbon (2018) 

  La serie è ispirata dal romando cyberpunk omonimo di Richard K. Morgan del 2002. Ambientato nel 2384, la coscienza umana può essere codificata come IDU (immagazzinamento digitale umano) ed essere caricata su dei supporti detti “pile corticali”, potendo essere trasferita da un corpo all’altro, rendendo possibili i viaggi interstellari via agotransfer. I corpi vengono chiamati “custodie”, possono essere clonati o naturali, di vero materiale organico o sintetici.

In questo contesto seguiamo le vicende di Takeshi Kovacs (Andrea Mete), ex combattente di speciali unità militari chiamati Spedi, in opposizione al Protettorato. Dopo 250 anni dall’incarcerazione della sua IDU, viene risvegliato per volere di Laurens Bancroft (James Purefoy), uno dei Mat, le persone più ricche e potenti del mondo, virtualmente immortali. Takeshi dovrà indagare sul tentato omicidio di Bancroft, apparentemente suicidatosi poco prima del backup della IDU, perdendo così i ricordi delle sue ultime 48 ore di vita.

Durante gli episodi veniamo messi di fronte alle situazioni più controverse che questa nuova tecnologia può comportare: la morte del proprio corpo non significa più la fine della propria esistenza. C’è sempre la possibilità di ritornare in vita in una nuova custodia, ma a quale prezzo?

Lo stesso Takeshi dovrà fare i conti con la vera identità della sua custodia, appartenuta ad un agente di polizia di Bay City Elias Ryker, venendo più volte scambiato per il possessore della pelle che indossa.

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Russian Doll (2019)  

  In Russian Doll, Nadia Vulvokov (Natasha Lyonne), programmatrice di videogiochi che fa un abuso sfrenato di alcool e droghe, muore nella sera del suo 36° compleanno. Si risveglia nel bagno in cui si trovava qualche ora prima, ritrovandosi così in un loop continuo, perdendo la vita svariate volte e nei modi più assurdi.

Cercando la causa che ha scatenato il tutto, Nadia incontra un’altra persona che come lei sta rivivendo più volte la stessa serata, Alan (Charlie Barnett). I due dovranno fare i conti con il proprio passato per poter interrompere il ciclo in cui sono intrappolati, rivelando all’altro degli aspetti della propria identità che cercavano di tener nascosti a sé stessi.

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A cura di Silvia Bertolin, il Leopardo

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