Chernobyl: una nuova guerra fredda a colpi di serie tv

Chernobyl, miniserie televisiva targata HBO, è disponibile in Italia su Sky Atlantic dallo scorso 10 giugno. In cinque puntate da circa un’ora ciascuna, narra la vicenda del disastro accaduto il 26 aprile del 1986 nella centrale nucleare Vladimir Il’ič Lenin di Chernobyl. 

Ispirato dal libro Preghiera per Černobyl’ della giornalista e scrittrice bielorussa Svjatlana Aleksievič, la quale raccolse i resoconti degli abitanti di Pry”pjat’, cittadina nei pressi della centrale.

La storia di Chernobyl

La prima puntata, intitolata simbolicamente 1:23:45, ovvero l’orario dell’esplosione del reattore, ci porta al 26 aprile 1988. Il professor Valerij Alekseevič Legasov (Jared Harris), precedentemente a capo della squadra che gestì il disastro nucleare, sta registrando una serie di messaggi in cui condanna direttamente l’ingegnere Anatolij Djatlov.

Dopo questo breve prologo, la narrazione si sposta durante notte del disastro, dove assistiamo all’esplosione attraverso gli occhi di una coppia di Prip”jat’, Vasily Ignatenko (Adam Nagaitis) e la moglie Lyudmilla (Jessie Buckley). Nel frattempo, all’interno della sala di controllo della centrale non si percepisce ancora la portata del disastro, pensando che il pericolo maggiore sia solamente un banale incendio.

La vicenda prosegue attraverso la prospettiva dei diretti interessati, tra cui il direttore della centrale Viktor Bryukhanov (Con O’Neill) e il capo ingegnere Nikolai Fomin (Adrian Rawlins). Nelle puntate successive, il professor Legasov e il viceministro Boris Shcherbina (Stellan Skarsgard) sono inviati dal segretario generale Michail Gorbačëv (David Dencik) per indagare su quanto accaduto a Chernobyl.

Boris Shcherbina e Valerij Alekseevič Legasov

Il disastro nucleare vissuto in prima persona

Il punto di forza della serie risiede soprattutto nella timeline della narrazione. Partendo dal momento stesso dell’esplosione del reattore, senza chiarire chi o cosa l’abbia provocata, lo spettatore viene coinvolto nella ricerca dei responsabili svolta dal professor Legasov e dalla scienziata Ulana Khomyuk (Emily Watson). Quest’ultima è un personaggio fittizio, introdotto nella serie per rappresentare e omaggiare i fisici ed ingegneri che collaborarono col professore nei mesi successivi all’incidente.

Supponendo che non abbiate letto il libro da cui la serie si è ispirata e che non siate a conoscenza degli eventi accaduti e di come sia stata svelata la verità sul disastro nucleare, vi sentirete parte dell’indagine protratta dal comitato e dal professore. Sebbene alcuni dettagli inizialmente possano sembrare di difficile lettura, nel corso degli episodi ogni aspetto è trattato in modo che sia comprensibile anche a chi non ha dimestichezza con l’argomento. Per esempio, gli aspetti tecnici del funzionamento di un reattore nucleare sono esposti diverse volte, sia in chiave il più elementare possibile che nel dettaglio. Anche le conseguenze dovute all’esposizione ad alti quantitativi di radiazione sono mostrate con un realismo crudo e talvolta estremo.

L’accuratezza storica contribuisce a dare alla serie una potenza disarmante. Essendo comunque a conoscenza della portata che ha avuto un tale disastro, veniamo colti dall’angoscia nell’assistere ai tentativi di insabbiamento della vicenda da parte del governo e del KGB. Appare evidente la critica mossa nei confronti della gestione da parte del governo di quegli anni, puntando il dito contro il regime e la mancanza di controlli di sicurezza.

Vasily Ignatenko con la moglie Lyudmilla all’ospedale di Mosca

Percezione del pubblico e della critica

La serie ha riscosso particolare successo in diverse piattaforme, raggiungendo il miglior voto sul sito IMDb (9,7 su 10, in base a oltre 150mila voti) e una valutazione di approvazione del 96% basata su 75 critiche su sito Rotten Tomatoes.

Più controversa è stata la invece ricezione in Russia. Sebbene vi siano degli apprezzamenti da parte di alcuni giornalisti russi, molte testate considerate più vicine al governo ne hanno criticato la rappresentazione di un’immagine caricaturale e farcita di luoghi comuni nei confronti dell’Unione Sovietica.

Secondo diverse fonti, è prevista la realizzazione di una contro-serie russa su quanto realmente accaduto a Chernobyl. Girata interamente in Bielorussia e al momento in post-produzione, il regista Alexei Muradov ha dichiarato che la trama si basa su una teoria secondo la quale “il giorno dell’esplosione un agente dell’intelligence nemica era presente nella centrale”. Si assisterà quindi all’indagine del KGB su un agente della CIA sotto copertura e sulle sue attività nelle zone adiacenti alla centrale nucleare.

A quanto sembra, la HBO ha scatenato una nuova guerra fredda, questa volta a colpi di serie tv.

 

A cura di Silvia Bertolin, il Leopardo

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