Stonewall: the first pride was a riot!

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A cinquant’anni da Stonewall

  Oggi, 28 giugno 2019, si celebrano i cinquant’anni dai moti di Stonewall del 1969, pietra miliare nella storia della comunità LGBTQ+. Come ho accennato in questo articolo, il Gay Pride serve proprio a ricordarli. Ma cosa è successo in questa data?

Dal film Stonewall (2015)

 

La New York degli anni Sessanta

 

  Il periodo di riferimento è quello del Maccartismo e del lavender scare, ovvero quello della paura e della persecuzione contro i comunisti e gli omosessuali, accusati di essere in qualche modo influenzabili dai comunisti.

Durante questi anni, i luoghi di incontro omosessuale, già fiorenti dalla seconda metà dell’Ottocento, erano teatro di una crescente tendenza repressiva. Nello stato di New York, però, le autorità non avevano leggi a cui appigliarsi per chiudere un locale solo perché frequentato da gay.

Tuttavia, l’ufficio che rilasciava le licenze per servire alcol aveva la tendenza a negare o revocare la licenza ai locali che “minacciavano la morale pubblica”. Tra questi, vi erano quelli frequentati da persone gay. Nonostante i movimenti omofili sfidassero comportamenti di questo tipo in tribunale, ottenendo sentenze favorevoli, tale ufficio continuava a togliere la licenza ai locali gay a ogni minimo pretesto.

Quindi, non rimaneva molta scelta: operare senza licenza o rivolgersi alla mafia, che, comunque, non garantiva sicurezza. In entrambi i casi, infatti, gli avventori erano comunque soggetti ai raid della polizia.

Dal trailer del film “Stonewall” (2015)

Gli eventi di quelle notti allo Stonewall…

 

  Nei giorni precedenti al 28 giugno, oltre allo Stonewall, la polizia entrò anche in altri bar, in un’ondata di retate per motivi politici. Il locale era una preda molto facile: senza licenza, gestito dalla mafia e oggetto di alcune voci che collocavano al suo interno un giro di prostituzione.

Durante la notte tra il 27 e il 28 giugno, le clienti in abiti femminili (tra cui alcuni travestiti) rifiutarono la verifica del sesso. Altri non mostrarono i documenti. Molti si radunarono fuori dal locale e coinvolsero altre persone nella protesta. La folla aumentò e la tensione salì rapidamente. Nonostante l’arrivo dei rinforzi, i manifestanti continuarono a non farsi disperdere dalle forze dell’ordine, marciando con orgoglio e ostentando la loro sessualità.

Nelle notti successive, si verificarono altri scontri, in cui gli omosessuali riuscirono a tenere testa alla polizia, provocando molto stupore nella società dell’epoca, in quanto i media collegavano con insistenza alle persone gay (soprattutto agli uomini) l’immagine di un maschio incapace di reagire a provocazioni e prepotenze.

 

…per capire che il Pride tanto una carnevalata non lo è.

 

  Va detto che i moti di Stonewall non hanno provocato la nascita del movimento LGBTQ+, ma furono soltanto l’evento che scatenò l’occasione per presentare rivendicazioni già diffuse nelle coscienze e mature per manifestarsi, vista la crescita di movimenti anti-autoritari e di protesta. Perciò, i moti non hanno causato la nascita del movimento gay, ma ne sono stati un’espressione. Il primo Gay Pride, dunque, fu effettivamente una rivolta: la parata della prima notte dei moti era espressione di una ribellione e i manifestanti marciavano per non farsi disperdere.

Inoltre, lo Stonewall era notoriamente il punto di riferimento per una clientela di emarginati, come minorenni sbandati, che vivevano in balia di prostituzione e droga in quanto spesso cacciati di casa perché omosessuali, e drag queen.  Il biglietto di ingresso al locale, infatti, consentiva ai clienti di avere un posto caldo in cui passare la notte o di incontrare qualcuno che offrisse loro ospitalità.

Questo aspetto è molto ben trattato nella serie TV Pose, targata Netflix, in cui i protagonisti sono appartenenti alla comunità LGBTQ+, in un’America dove omosessuali e transgender sono degli outcasts, degli emarginati, degli intoccabili – in qualche senso. 

Un momento del film “Stonewall” (2015)

 

Giugno: “it’s spelled pride!”

 

  È per commemorare questi scontri che giugno è definito Pride Month. Molti eventi legati al Pride hanno luogo in tutto il mese, tutti gli anni (come l’Onda Pride qui in Italia) e, in particolare, nell’ultima settimana di giugno. Oggi, infatti, è la Giornata Mondiale dell’Orgoglio LGBTQ+.

Dal 2012, inoltre, Google in questo periodo visualizza i risultati delle ricerche o gli hashtags a tema LGBTQ+ con dei pattern arcobaleno. È degno di nota anche il doodle di quest’anno che comprende più schermate, una per ogni decennio.

Proprio un paio di settimane fa, infine, Taylor Swift ha rilasciato il suo nuovo singolo, You need to calm down, già eletto inno del P. M. per diverse citazioni nel testo, come i riferimenti a associazioni di attivisti LBGTQ+, (ad esempio GLAD).

You just need to take several seats and then try to restore the peace 
And control your urges to scream about the people you hate 
‘Cause shade never made anybody less gay.

 

A cura di Marco Ravenna, il Pesce Chirurgo

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