La Quinta Stagione – Il mondo spezzato di N. K. Jemisin

 

Ciò che devi ricordare è questo: la fine di una storia è solo l’inizio di un’altra. È già accaduto, dopo tutto. La gente muore. I vecchi ordini passano. Nascono nuove società. Quando diciamo “È la fine del mondo”, di solito è una bugia, perché in realtà il pianeta sta bene.
Ma è così che finisce il mondo.
È così che finisce il
mondo.

È così che finisce il mondo.
Per l’ultima volta. 

 

  La Quinta Stagione (The Fifth Season), edito in Italia dalla Oscar Mondadori, è il primo capitolo della trilogia La Terra spezzata. Grazie a quest’opera, l’autrice Nora KJemisin si è aggiudicata nel 2016 il premio Hugo per il miglior romanzo, divenendo la prima afroamericana a raggiungere questo successo. Nel 2017 e nel 2018 vinse nuovamente il premio Hugo grazie agli altri due capitoli della saga: The Obelisk Gate e The Stone Sky.

Un word-building incentrato sull’oppressione

  Il prologo inizia raccontando la fine di un continente a noi ancora sconosciuto: l’Immoto. Questo continente è caratterizzato da epoche con una frequente attività sismica, chiamate Quinte Stagioni. Queste possono prolungarsi per lunghi anni, durante i quali si susseguono eruzioni vulcaniche, piogge di cenere, carestie, terremoti e morte. Il nemico diviene, quindi, la Terra stessa in cui abita l’umanità; non troviamo più una benevola Madre Natura, ma un Padre Terra violento e rancoroso, che rende l’ambiente ostile.

La società descritta è chiaramente distopica. Il sistema governativo presente nel continente è di tipo Imperiale, costituito da regioni e quartenti, fino ad arrivare alla più piccola unità sociopolitica detta com, che può corrispondere a un piccolo villaggio o a una grande città più sviluppata. All’interno delle com la popolazione è suddivisa in caste d’uso. Ad esempio, troviamo nominate spesso la classe dei Ferrigni, addetta alla protezione delle mura in caso dell’avvento di una Stagione, o l’Élite, alla quale appartengono le famiglie che detengono il comando della comunità. Al vertice del potere vi è l’Imperatore, discendente dell’antica famiglia dei Sanzi.

Oltre agli esseri umani, questo mondo è abitato anche dagli orogeni, persone in grado di manipolare l’energia termale, cinetica e altre forme simili di energia per affrontare gli eventi sismici. La loro abilità di sensire la terra li rende temuti dal resto della popolazione, dalla quale vengono chiamati rogga in senso dispregiativo. Una volta individuati fin da piccoli dai Custodi, vengono reclutati dal Fulcro, un centro di addestramento situato nella capitale di Yumenes, per essere utilizzati come vere e proprie armi per evitare e contenere le Stagioni.
Infine, ci sono anche degli esseri chiamati Mangiapietra, una specie umanoide senziente in grado di nutrirsi di rocce e minerali e di spostarsi al loro interno. 

In questo mondo fantastico seguiamo le vicende di tre figure femminili, le quali hanno in comune il dono dell’orogenia: EssunSyenite e Damaia. La narrazione è caratterizzata dall’utilizzo costante del presente e dai diversi pov delle protagoniste, tra cui quello di Essun che ha la particolarità di essere raccontato in seconda persona. In questo modo veniamo completamente assorbiti dalle vicende dei personaggi, sentendo come nostre le loro esperienze e sofferenze, divenendo in qualche modo noi stessi degli abitanti dell’Immoto.

Il fantasy come strumento per affrontare temi cruciali

Le tematiche affrontate dalla Jemisin risultano particolarmente attuali, a partire da quelle ambientali e di emarginazione del “diverso”, fino ad arrivare a quelle sessuali, tra relazioni poliamorose, omosessuali e richiami al gender.

E Nora K. Jemisin riesce a descrivere tutto ciò senza cadere nel qualunquismo del politically correct. Per esempio, l’omosessualità non è mai resa palese a priori, ma emerge pian piano durante le vicende narrate che riguardano il soggetto in questione. Allo stesso modo è messa in discussione l’appartenenza a un genere piuttosto che a un altro di uno dei personaggi che compare nel corso della storia.
Sebbene le protagoniste siano tre donne, il loro ruolo non assume un carattere dominante, bensì fungono come punto chiave per una riflessione che dal singolo si ripercuote sulla collettività, senza soffermarsi troppo sui singoli generi.
Infine, i temi razziali che ci troviamo ad affrontare nella vita reale, vengono astratti e sublimati grazie agli strumenti del genere fantastico, riuscendo a farne risaltare ancor di più la verità, come sottolineato dal The Washington Post

Il romanzo ci mette faccia a faccia con situazioni estreme, mettendo in continua discussione l’etica e la moralità degli abitanti dell’Immoto, i quali commettono azioni indicibili, in nome della sopravvivenza del genere umano. 

Pagina dopo pagina, l’autrice ci trascina sempre più a fondo in questa realtà parallela, riuscendo al tempo stesso a farcela percepire come vera e palpabile. Le contraddizioni messe in evidenza sono le stesse che ci troviamo ad affrontare ogni giorno nel tentativo di voler cambiare le cose, anche a costo di perderci. Questo fantasy non tratta della solita storia di un nemico da combattere in nome della giustizia, ma di un vero e proprio mondo che ci si sente in dovere di cambiare, dello scontro impari fra l’uomo e il pianeta. 

la quinta stagione

A cura di Silvia Bertolin, il Leopardo

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