Festa della musica: musica fuori centro!

Manifesto Festa della Musica

  Anche oggi, come ogni 21 giugno, si celebra in Italia, in Europa e in tutto il mondo la Festa della Musica, nella quale hanno luogo tantissimi concerti di musica dal vivo in tutte le città partecipanti, principalmente all’aria aperta. Ad esibirsi in concerti gratuiti e senza compenso per loro sono musicisti di ogni livello e genere.

Il manifesto dell’edizione 2016

Una piccola digressione storica…

   La prima celebrazione risale al 1982 in Francia, quando il Ministro della Cultura Jack Lang ha promosso la prima Fête de la Musique, invitando tutti i musicisti (professionisti e dilettanti insieme) a suonare in questa data per le strade delle città.

L’idea è nata grazie a un’indagine dell’anno precedente sulle abitudini dei francesi, secondo la quale un francese su due suonava uno strumento musicale. Da qui, il sogno di portare tutti i musicisti in strade, cortili, piazze, giardini, stazioni e musei, per rendere la pratica musicale visibile.

In seguito, la Festa della Musica diventa un autentico fenomeno sociale di dimensione internazionale, oltrepassando i confini francesi. Dal 1985, Anno Europeo della Musica, tale Festa si celebra annualmente in Europa e nel mondo.

Per l’Italia, quest’anno ricorre anche il venticinquesimo anniversario dalla prima partecipazione, nel 1994. Nel 1995 nasce l’Associazione Europea Festa della musica, fondata da alcune città sparse in tutta Europa, tra cui Napoli, Roma e Senigallia.

Il manifesto dell’edizione 2017

…per dare significato e visibilità alla musica

 

  Gli eventi di oggi sono frutto della spontaneità, della curiosità e disponibilità dei musicisti che si mettono in gioco in questa iniziativa che ha carattere soprattutto volontario.

Tutte le musiche appartengono alla Festa e, perciò, qualsiasi musicista intenzionato a prendervi parte è il benvenuto. Ciò che ha valore è il gesto musicale in quanto tale, non importa chi ne sia l’autore. Ogni musicista, dilettante o professionista che sia, ha la possibilità di esprimersi liberamente, perché la Festa della Musica appartiene agli artisti partecipanti e al pubblico.

Come data è stata scelta quella di oggi, perché è anche il solstizio d’estate e, dunque, è molto probabile che si possa suonare all’aria aperta.

 

La partecipazione ampia, l’internazionalizzazione della Festa e la diversità delle esibizioni rendono necessario un coordinamento sia europeo che nazionale. Ad occuparsi di quello europeo è l’ADCEP (Association pour le Développement de la Création, Études et Projets), che è anche responsabile per la Festa in Francia; in Italia invece è l’AIPFM (Associazione Italiana per la Promozione della Festa della Musica), in accordo con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Turistici, che affianca l’AIPFM nell’organizzazione dal 2016. 

Come viene detto nel video pubblicitario dell’edizione 2019, “Anche fuori centro, la musica è sempre al centro!”.

Il manifesto dell’edizione 2018

Alcuni nostri “consigli per gli ascolti”

La Festa della Musica è aperta a musiche di ogni genere e così siamo anche noi!

L’idea classica che si fonde con il prog: Bourée degli Jethro Tull

  Esiste un filo conduttore tra Bach e gli Jethro Tull: Bourée. Il nome deriva da un’antica danza francese sviluppatasi nel medioevo che ben presto sarà presa come spunto per la realizzazione di vari componimenti strumentali. Bach, compositore e musicista tedesco di periodo barocco, realizza la sua suite in MI minore (E minor) per il liuto e da secoli questo componimento è molto apprezzato da chi studia chitarra e non. Ian Anderson, voce e leader del gruppo progressive Jethro Tull, dichiara che Bach è tra i suoi compositori preferiti e nel 1969 compone un riarrangiamento della suite composta dal tedesco, apportando alcune differenze a partire dallo strumento utilizzato che, in questo caso, è un flauto. Il pezzo composto da Anderson fu inserito nell’album “Stand up” degli Jethro Tull, secondo album del gruppo, traccia numero 3, e la performance che propone Anderson si muove tra tema originale e improvvisazione – lo schema è tema originale, improvvisazione, tema originale con due flauti che si sovrappongono. Bourèe è solo uno dei tanti pezzi che richiamano la musica classica; il passato è presente; il passato può essere ripreso e reinterpretato.

Pionieri del Krautrock: i Tangerine Dream

  Ancora una volta torniamo a citare Johann Sebastian Bach: le sue partiture sono riprese per lo sviluppo della musica elettronica, che inizia a farsi strada già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento grazie alla realizzazione di nuovi strumenti come il fonografo e il telharmonium. Ma è a partire dagli anni ’40 circa del Novecento che si inizia a sperimentare nuova musica grazie ai primi sintetizzatori. Nascono nuovi studi di registrazione completamente dedicati alla musica elettronica e iniziano a farsi strada le prime scuole d’avanguardia. Verso la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70, in Germania si sviluppa il movimento krautrock che fonde musica progressive e musica elettronica. Pionieri di questa nuova onda musicale sono i Tangerine Dream, i quali ai loro componimenti di matrice elettronica aggiungono sonorità tipiche della new age portando l’ascoltatore a intraprendere “viaggi sensoriali”.

Cloudbusting: Wilhelm e Peter Reich raccontati da Kate Bush

  Sono numerosi i brani che parlano del rapporto tra padre e figlio, ma quello che ci ha colpito di più è un brano del 1985 scritto dalla cantante britannica Kate Bush: Cloudbusting. Il brano parla del rapporto tra Wilhelm Reich, psicologo e filosofo austriaco, e suo figlio Peter. Il pezzo si incentra principalmente sui racconti di infanzia di Peter che ricorda il tempo passato con suo padre, quando insieme “rompevano le nuvole”, e quel senso di smarrimento provato dopo l’improvviso arresto di Wilhelm (fu arrestato negli Stati Uniti dopo aver violato il divieto di diffondere le proprie idee e, assolto da queste accuse, per oltraggio alla corte). Kate riprende la storia realizzando un pezzo capace di raccontare i più intimi pensieri di una persona che ha subito “l’abbandono” da parte del padre.

“Tribalismo”

  Forse tutti ricordiamo il brano Jà sei namorar del 2002 del gruppo brasiliano Tribalistas, un progetto voluto da Marisa Monte, Arnaldo Antunes e Carlinhos Brown, tutti e tre cantanti già affermati in quel periodo. I tre artisti avevo già collaborato tra di loro nella composizione e interpretazione di alcuni pezzi – in particolare Marisa aveva già cantato brani di Antunes e Brown – e dunque il progetto Tribalistas, come sostiene la critica, non è altro che la realizzazione di una collaborazione che durava da ben prima del 2002. Il brano di lancio fu sicuramente Jà sei namorar dodicesima traccia dell’unico album realizzato dai cantanti brasiliani. L’album presenta sonorità tipiche della scena musicale brasiliana e non mancano riferimenti ai maestri quali Gilberto Gil e Caetano Veloso. Interessante è proprio la traccia Tribalistas, l’ultima dell’album, in cui si spiega che “il Tribalismo è un anti – movimento che può disintegrarsi nel prossimo momento“, che sta ad indicare proprio l’unicità del progetto.

Improbabili mix di musica e acqua

  Hermeto Pascoal, compositore e polistrumentista brasiliano (che domani compie 83 anni!), è considerato una delle figure più importanti della scena contemporanea del jazz. Suona tastiere, sassofono, chitarra, flauto, fisarmonica e quasi tutti gli ottoni, oltre a cantare. La sua musica è sostanzialmente basata sulla natura e sull’uso di strumenti non convenzionali. Nel brano Mùsica da Lagoa, Hermeto e il suo gruppo suonano, mentre sono immersi in un lago, bottiglie riempite con acqua e alcuni flauti etnici, aggiungendo momenti di improvvisazione con la bocca immersa nel lago, ottenendo sonorità molto particolari.

 A cura di Marco Ravenna, Pesce Chirurgo, e Mariana Palmentieri, Libellula

 

Lascia un commento