Aggretsuko, seconda stagione – uno spaccato sul mondo lavorativo femminile in Giappone

aggretsuko

Contabilità e metal

  Il Giappone è un Paese in cui convivono molti estremi. Tra questi, il conflitto tra perseguire il dovere che l’individuo ha nella società o il proprio benessere emotivo era stato uno dei cardini della prima stagione di Aggretsuko.

  La nuova stagione vede sempre l’impiegata del reparto contabilità Retsuko, rappresentata come un panda rosso, alle prese con varie vicende che scombussolano la sua vita sia all’interno delle dinamiche aziendali che al di fuori. Fulcro di queste vicissitudini sono sempre le relazioni interpersonali e la (in)capacità della protagonista di gestire i rapporti con il prossimo. Non manca ovviamente la sua valvola di sfogo prediletta, il metal, che ci ha intrattenuti per tutta la stagione precedente e continua a regalare momenti spassosissimi, accompagnato da altri generi musicali che faranno capolino lungo la storia.

  All’interno delle varie dinamiche relazionali presentate in questa stagione, trova spazio in particolare il tema della famiglia e del matrimonio. Superata nella prima stagione l’idea del matrimonio come punto di fuga dalle responsabilità lavorative, Retsuko inizia a chiedersi se il matrimonio faccia effettivamente per lei, oscillando tra la voglia di avere qualcuno al suo fianco e quella di mantenere la propria indipendenza. E all’interno di questo conflitto interiore, si inseriscono diversi personaggi con le loro esperienze, tra i quali occorre menzionare la madre di Retsuko, che spingerà la figlia a partecipare a incontri combinanti prima che per lei sia troppo tardi. Altri personaggi poi porteranno la loro visione, donne che aspettano il matrimonio cariche di aspettativa, che cercano semplicemente qualcuno da amare o che invece vivono disincantate a causa di un matrimonio idealizzato e fallito in breve tempo.

Matrimonio o carriera?

  A noi occidentali potrebbe sembrare pura fantascienza, ma in Giappone il distacco tra carriera e famiglia è molto più netto di quanto si possa immaginare. Si tratta di un tema piuttosto delicato, che vede la donna giapponese al centro di una scelta vincolante: la percentuale di donne che lasciano il lavoro dopo il matrimonio o la gravidanza è esorbitante, si parla infatti di più del 60% della popolazione femminile in questione. La cosa più allarmante è notare che all’interno di questa percentuale circa un terzo delle intervistate dichiara di aver lasciato il lavoro perché dimettersi dopo il matrimonio o una gravidanza era la decisione più comune e in linea con la tradizione. Se siete interessati all’argomento potete consultare altri dati all’interno del saggio Career Interruption of Japanese Women: Why Is It So Hard to
Balance Work and Childcare? di Yanfei Zhou.

  Come risponde il Giappone a una situazione che lo divide tra l’attaccamento alla tradizione e il progresso? In seguito alle pressioni da parte dell’ONU, che ha dichiarato il 1975 “L’anno internazionale della donna” e la decade dal 1976 al 1985 “La decade delle donne”, anche il Giappone ha creato nel 1975 un quartier generale che provvedesse alla pianificazione delle politiche relative alla condizione della donna nel Paese. Bisognerà aspettare fino al 1985 per la prima versione della Legge sulle Pari Opportunità, che avrà poi due revisioni, di cui l’ultima nel 2006, per far fronte non solo alle lacune della legge in questione, ma anche alla resistenza portata avanti dai datori di lavoro nella sua applicazione. Risulta difficile operare un cambiamento radicale in una società in cui la tradizione è così importante, ma anni di lotte e sforzi da parte delle donne e delle istituzioni stanno portando risultati e si spera che la situazione continui a migliorare.

Matrimonio, carriera o Aggretsuko?

  Proprio alla luce di queste considerazioni, trovano ancora più valore le situazioni presentate nella serie. Il messaggio che arriva forte e chiaro, soprattutto nelle fasi finali, è che ogni scelta sia potenzialmente giusta, a patto che coincida con la volontà di chi la attua. Alcuni trovano la propria serenità nel matrimonio, altri si concentrano sulla carriera e altri ancora riescono a conciliare i due mondi, portando avanti il proprio ruolo in azienda e godendo dell’affetto della famiglia. Tutto questo nella serie viene presentato al di là del sesso del personaggio: per entrambi i generi abbiamo personaggi legati alla tradizione, personaggi totalmente indipendenti da essa e personaggi che, forti della loro esperienza di vita, riescono a guidare i più giovani e far loro capire che non c’è vergogna nello scegliere il matrimonio o la carriera, basta che sia ciò che veramente si vuole.

  Nella visione di una società che mette il bene collettivo al di sopra di tutto e lotta per dare il giusto spazio alle pari opportunità, Aggretsuko offre anche in questa stagione uno spaccato vero di vita giapponese e una via di fuga: scegliere ciò che fa stare bene l’individuo, al di là dei vincoli della tradizione.

 

A cura di Alessia Zannoni, la Tartaruga

Lascia un commento