Buon compleanno Anna Frank; buon compleanno memoria!

  Il 12 giugno del 1929 nasceva a Francoforte sul Meno Anna Frank. Oggi avrebbe compiuto 90 anni e per non dimenticare la sua storia, simile a quella di molte altre vittime delle leggi razziali, vogliamo dedicarle questo articolo. Grandi presentazioni non sarebbero necessarie, in quanto tutti dovremmo conoscere la storia di questa ragazzina che morì nel campo di concentramento di Bergen-Belsen tra il mese di febbraio e marzo del 1945. Eppure, a volte, sembra che si dimentichi il suo contributo storico-letterario, un diario scritto durante il suo periodo di clandestinità (tra il 1942 e il 1944) per sfuggire alle persecuzioni razziali messe in atto dal Terzo Reich nei confronti di persone di religione ebraica, rom, sinti e successivamente estese a oppositori politici, zingari, disabili e omosessuali.  

 Il diario di Anna è una raccolta di scritti in cui sono percepibili la preoccupazione e l’angoscia costante di vivere in clandestinità, in precarie condizioni igieniche, spesso senza cibo e con la paura di essere scoperti e deportati. Il crimine suo e della sua famiglia era quello di appartenere alla religione ebraica e non a quella cristiana, quella della razza pura, la razza ariana. Anna, di origini tedesche, si trasferì ad Amsterdam all’età di quattro anni insieme alla sua famiglia, per sfuggire alle azioni del governo tedesco prima che fossero attuate anche in altri Paesi europei. Il diario le fu regalato per il suo tredicesimo compleanno e dai testi si rileva che Anna iniziò a scrivere intorno al 12 giugno del 1942, dunque appena ricevuto. Inizia ad osservare e a trasportare sul suo diario tutto ciò che le succede durante i due anni di clandestinità vissuti in un rifugio costruito dal padre Otto, insieme a sua madre e alle due sorelle – più altri rifugiati – mossa da quella volontà di voler conservare la memoria scritta di tutti gli avvenimenti durante l’occupazione nazista in Olanda e la violenza delle persecuzioni. La sua amica Kitty – forse immaginaria – è la destinataria di molte lettere e l’unica ancora di speranza per Anna: le racconta i suoi sogni, le sue preoccupazioni e i suoi sentimenti, soprattutto quelli provati per il giovane Peter Van Pels, anch’egli rifugiato nell’alloggio segreto insieme alla sua famiglia. Ci troviamo di fronte a un testo letterario, a un diario che non ci racconta solo la brutalità nazista durante la Seconda guerra mondiale ma anche la tenerezza di un sentimento, corrisposto, tra due adolescenti. Tutto questo si interromperà intorno al 1 agosto del 1944, data a cui risale l’ultima annotazione sul diario: il rifugio verrà scoperto dalla Gestapo il 4 agosto, tutti i suoi occupanti arrestati e successivamente deportati in campi di concentramento. Anna, insieme a sua sorella Margot, fu dapprima portata ad Auschwitz e poi a Bergen-Belsen, dove morì di tifo nei primi mesi del 1945.  

 Otto Frank, padre di Anna, fu l’unico che sopravvisse ai campi di concentramento e riuscì a recuperare gli scritti della figlia grazie a Miep Gies, un’amica di famiglia. La critica divide il diario in tre versioni: la prima (versione A) è il manoscritto originale a noi pervenuto composto da tre quaderni (forse ne esistevano altri) che risalgono alla prima stesura da parte di Anna. La seconda versione (versione B) corrisponde alla prima rielaborazione del diario da parte di Anna, quando la ragazzina inizia a correggere e riformulare nello stile e nel linguaggio i primi scritti, al fine di una futura pubblicazione. L’ultima versione (la versione C) è una rielaborazione effettuata dal padre Otto, che omette alcuni scritti forse troppo personali o considerati irrilevanti.  

 Nonostante le varie rielaborazioni, come abbiamo abbondantemente detto e ridetto, il diario di Anna resta un documento importantissimo per ricordare gli orrori messi in atto dal Terzo Reich e dai governi che ne seguirono i passi; un documento che racconta la sofferenza e l’angoscia di una ragazzina costretta a vivere per circa due anni in clandestinità solo per il suo credo religioso; un documento che dovrebbe aiutarci, ancora oggi, a essere tolleranti verso le differenze, che siano culturali, religiose, o di qualsiasi altro genere. Spesso dimentichiamo gli avvenimenti storici, forse perché ci sembrano lontani o forse perché diamo per scontato che appartengano a un passato che non può ritornare. Ed è qui che dobbiamo tener accesa la memoria, senza mai dimenticare. Perché la memoria è l’unica arma che può aiutarci a non commettere più crimini come quelli del passato, a essere tolleranti verso le “diversità”.  

Buon compleanno Anna, buon compleanno memoria.  

A cura di Mariana Palmentieri, la Libellula

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