Good Omens – L’Apocalisse è proprio necessaria?

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  Dal 30 maggio è disponibile sulla piattaforma di Prime Video la dissacrante miniserie Good Omens, tratta dall’omonimo romanzo (edito in Italia come Buona Apocalisse A Tutti) di Terry Pratchett e Neil Gaiman. In molti hanno atteso con ansia la trasposizione che, come vi avevamo anticipato in questo articolo, aveva tutte le carte in regola per essere uno dei titoli più validi del 2019. 

La fine dei tempi?

  La storia che ci viene presentata è quella della strana amicizia tra un demone e un angelo, rispettivamente Crowley (David Tennant) e Azeraphel (Michael Sheen) che nel corso dei millenni hanno imparato a rispettarsi a vicenda e a godersi la vita nel mondo terreno. Quando viene loro annunciata la nascita dell’Anticristo e l’imminente fine dei tempi, i due decidono di sventare i piani delle rispettive fazioni per annullare l’Apocalisse e poter continuare la vita che hanno ormai imparato ad apprezzare. Riescono a intercettare il presunto Anticristo alla nascita e decidono di allevarlo affinché non possa compiere il suo destino, ma al suo undicesimo compleanno, anno dell’inizio dell’Apocalisse, scoprono che a causa di un errore delle suore sataniche dell’ordine delle Chiacchierone, il vero Anticristo è stato scambiato. Inizia quindi una corsa contro il tempo per rintracciare il bambino, che finora ha vissuto ignaro del proprio destino. Crowley e Azeraphel si ritroveranno da soli a dover affrontare l’impresa, mettendosi contro i propri superiori, Belzebù e l’Arcangelo Gabriele, e perfino i 4 cavalieri dell’Apocalisse.  

 I punti di forza

  Il format della miniserie da sei episodi si dimostra vincente, grazie all’ottima regia di Douglas MacKinnon. La trama procede spedita senza apparire frettolosa (il che rende una serie perfetta per il binge-watching), e in una sola stagione riesce a coprire tutti gli aventi del romanzo. Ma è il cast che regala le maggiori soddisfazioni, a partire proprio da Sheen e, soprattutto, Tennant, che ci offrono un’interpretazione magistrale, al punto che anche solo la chimica tra i loro due personaggi sarebbe sufficiente per rimanere incollati allo schermo. Oltre a ciò, anche i personaggi secondari vengono resi in maniera ottima, in particolar modo Jon Hamm risulta semplicemente perfetto come Arcangelo Gabriele. 

 La cura per i dettagli

  La serie fin da subito mostra una fedeltà all’opera originale che è difficile trovare in altre trasposizioni. Questo grazie all’immenso lavoro di adattamento compiuto dallo stesso Gaiman, che ha chiaramente investito anima e corpo nel progetto per onorare la memoria del caro amico, Pratchett, venuto a mancare pochi anni fa. I dialoghi tra i personaggi spesso sono esattamente quelli del libro e le ambientazioni sono precise fino ai minimi dettagli, dalla sfavillante Bentley del ’29 di Crowley, fino anche al nome del coniglio che Azeraphel estrae dal cilindro in un pessimo numero di magia, passando per le stesse canzoni dei Queen che vengono menzionate nel racconto. Va detto che alcune differenze ci sono, ma sono per lo più dettagli insignificanti, appena percettibili, che servono solo ad adattare meglio la storia ai giorni nostri. 

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  Va da sé che l’inimitabile umorismo sopra le righe ma mai volgare che tanti hanno amato nel libro è reso altrettanto bene, per cui sia che siate già fan della storia o che ne veniate a conoscenza solo ora, Good Omens è una miniserie che non vi deluderà e che vi farà ridere, commuovere ma anche pensare mettendo in luce quanto spesso a dividere bene e male non ci sia un confine poi così marcato. 

A cura di Leonardo Delli Zotti, il Riccio 

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