Biennale di Venezia: l’arte di vivere in tempi interessanti

Ritorna a Venezia l’evento più atteso del panorama internazionale del mondo dell’arte contemporanea: la 58 Esposizione Internazionale d’Arte.

La nuova edizione della Biennale Arte ha aperto le sue porte al pubblico l’11 Maggio e sarà visitabile fino al 24 Novembre.

May you live in interesting times” è il titolo dell’esposizione di quest’anno, a cura di Ralph Rugoff e presieduta dal Presidente Paolo Baratta. Un’affermazione assai rivelatrice e a tratti pungente che invita il visitatore a riflettere sui “tempi” in cui viviamo, nei quali gli artisti si fanno portavoce ed espressione delle molteplici culture, delle vicende che accadono nei loro paesi, reinterpretandole attraverso le loro opere. Considerare il corso della storia umana nella sua complessità, nelle scelte che sono state e sono attuate e dalle conseguenze che derivano, si ripercuotono e ripercuoteranno – positivamente o negativamente – oggi e in futuro.

© La Biennale di Venezia

Tra Giardini, Arsenale e i sestieri della città, i paesi partecipanti sono 89, tra cui i nuovi arrivati, presenti per la prima volta: Ghana, Madagascar, Pakistan e Malesia.

Un evento che quest’anno conta ben 79 artisti partecipanti, provenienti da ogni parte del mondo e 21 eventi collaterali.

A vincere la nuova edizione della Biennale d’Arte, a ricevere il Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale è la Lituania. Tra sabbia, ombrelloni, asciugami, uomini, donne e bambini in costume la performance “Sun & Sea (Marina)” – creata dagli artisti Rugilé Barzdziukaitè, Lina Lapelyte e Vaiva Grainylè – inscena una giornata quotidiana trascorsa in spiaggia, dove gli attori intonano dei canti di lamentela e preoccupazione sui piccoli problemi che potrebbero mai incorrere durante la loro permanenza. Una sorta di palcoscenico della superficialità, in cui il visitatore è invitato a osservare il tutto da un parapetto posto appena sotto il tetto del padiglione, assumendo una posizione esterna. Un’ottica distaccata in cui lo spettatore si trova “privilegiato” e può rendersi conto o magari riconoscersi in certe sfumature e situazioni che ha vissuto nella sua personale esperienza come bagnante. Un approccio nostalgico o sarcastico, un ricordo o una critica?

© La Biennale di Venezia

Leone d’Oro alla Carriera per l’artista e performer Jimmie Durham, che attraverso la sua arte poliedrica ha saputo portare al centro della dimensione artistica una critica talvolta velata e talvolta pungente sui pregiudizi perpetrati in Europa e in Occidente e i danni che il colonialismo ha creato a discapito di molteplici etnie e popolazioni, schiacciando e plasmando intere culture.

Tra gli artisti più attesi e menzionati della mostra c’è sicuramente Lorenzo Quinn che torna alla Biennale d’Arte portando in laguna ben sei paia di mani. Il progetto “Building Bridges” è composto da dodici sculture che uniscono le due sponde del Bacino piccolo dell’Arsenale creando dei ponti che metaforicamente uniscono l’esistenza umana. Ogni paio di braccia è scolpito in maniera diversa, accentuando le caratteristiche fisiche: dalla gioventù alla vecchia. Differenze anatomiche che rimandano a significati più intrinsechi, mostrati attraverso una gestualità immediatamente riconoscibile e leggibile a livello internazionale (linguaggio del corpo attraverso i gesti delle mani): “Friendship”, “Love”, “Hope”, “Help”, “Faith” e “Wisdom”. Un’istallazione anche in onore alla città di Venezia come punto storico di incontro e sincretismo culturale. Complesse emozioni raccontate con una forma semplice, ma completa, che richiama l’empatia umana.

A giocare sui molteplici livelli della realtà è il padiglione Italia. Il progetto “Né altra né questa: La sfida al labirinto”, a cura di Milovan Farronato, parte dal saggio di Italo Calvino “La sfida al labirinto” e ne riadatta il significato di apertura a diversi linguaggi. Le due tese del padiglione vengono unite e al suo interno viene proposto un suggestivo labirinto dove il visitatore è invitato a perdersi. Una perdizione forse per ritrovarsi, per scoprirsi attraverso le opere di tre artisti: Liliana Moro, Enrico David e Chiara Fumai. Lo spazio viene spezzato e mescolato, il labirinto ci pone davanti molteplici strade e alternative da percorrere e ogni angolo assume un nuovo significato simbolico, svincolato dalla loro forma con un nuovo punto di vista. Non c’è un percorso giusto e uno sbagliato, non c’è un inizio e una fine. E il carattere metaforico viene affidato alle varie opere e installazioni che troviamo sparse e nascoste nel labirinto. Non esiste uno spazio specifico per ogni artista, ma i vari lavori creativi sono “mescolati” e messi in comunicazione nei vari ambienti. Tre artisti diversi con stili e approcci diversi che dialogano tra loro e creano quasi un’armonia che tra le note di un tango o di “Bella Ciao” (parte di installazioni di Liliana Moro).

© La Biennale di Venezia

Una mostra che mette in discussione le diverse forme di pensiero, estrapolando significati e visioni alternative da oggetti e situazioni che nella realtà ci sono stati proposti con un’unica categoria. Rovesciare la logica stessa della realtà, fornirci nuove chiavi di lettura attraverso l’opera artistica e offrire al visitatore una guida critica e diversa a questi “tempi interessanti”.

Per maggiori informazioni:

https://www.labiennale.org/it

A cura di Elena Miatto, la Civetta

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