Omofobia: “tu non si’ omofobo, si’ strunz!”

La Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia

  Oggi, 17 maggio, come ogni anno dal 2004, si celebra la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Tale ricorrenza è riconosciuta dalle Nazioni Unite e, dal 2007, dall’Unione Europea. La giornata ha come obiettivo promuovere e coordinare eventi di sensibilizzazione e prevenzione, a livello internazionale, per contrastare l’omobitransfobia. La scelta è caduta sul 17 maggio in quanto questo stesso giorno nel 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità dal DMS, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

Perché è importante contrastare l’omofobia?

  Contrastare fenomeni come l’omofobia è molto importante visto che, nel 2019, in molti Stati dell’Africa e dell’Asia, ad esempio quelli dove l’Islam è religione di Stato (come Arabia Saudita, Egitto, Siria) e quelli derivanti dalla dissoluzione dell’URSS (come Turkmenistan e Uzbekistan), è previsto il reato di omosessualità (a volte anche punibile con la pena di morte), così come in qualche Stato dell’America centro-meridionale, dove, anche se l’omosessualità è legale, rimane forte la discriminazione sociale dovuta all’omofobia, mentre in Russia è di fatto vietata la costituzione di qualsiasi associazione a tutela della comunità LGBT+. In Italia, nonostante ci sia la possibilità di unirsi civilmente, mancano leggi contro l’hate speech e contro crimini imputabili all’omobitransfobia. Ciò non è rassicurante, visto che spesso l’omofobia fa da sfondo a minacce e pestaggi.

L’Onda Pride 2019

  Questa ricorrenza cade all’interno della programmazione dell’Onda Pride 2019, sinergia di manifestazioni iniziata l’11 maggio con il Vercelli Pride che continuerà in tante altre città italiane. Dal 2014, infatti, non ha più luogo un solo Pride nazionale, ma tra il mese di maggio e la fine dell’estate ogni sabato viene organizzata una parata dell’orgoglio in svariate città, in cui sfilano sia persone appartenenti alla comunità LGBT sia loro Allies, eterosessuali che li supportano attivamente. In questi momenti, le città si riempiono di energia, musica e colori grazie alle persone che sfilano, orgogliose di quello che sono o di quello che sostengono, unite contro l’omofobia.  

 

Il Pride di San Paolo, così come ripreso nella serie TV Sense8

  I simboli che più di frequente si vedono in un Pride sono la bandiera arcobaleno e manifesti con il triangolo rosa. La prima rappresenta la varietà delle persone appartenenti alla comunità LGBT+ di tutto il mondo, mentre il secondo, oggi usato in modo positivo, era il simbolo che identificava gli omosessuali nei campi di concentramento tedeschi. Esso comincia ad essere un simbolo di protesta negli anni Settanta ma divenne ufficialmente usato dalla comunità a partire dagli anni Novanta, in particolare nelle opere di Keith Haring. Negli anni Ottanta, infatti, l’AIDS fece molte vittime e ciò portò numerosi esponenti politici ad affermare la necessità di un marchio per i gay, ritenuti colpevoli di diffondere il virus: è immediato capire quindi perché il triangolo rosa fosse usato come simbolo di protesta.

A cinquant’anni da Stonewall

  Con il termine “pride”, nel linguaggio colloquiale si fa riferimento a manifestazioni e iniziative che si svolgono annualmente in occasione della Giornata dell’orgoglio LGBT, nei giorni precedenti o successivi alla data del 28 giugno, per commemorare la rivolta di Stonewall di New York, di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario. Infatti, negli anni Sessanta, la polizia effettuava frequenti retate nei luoghi frequentati da omosessuali, che venivano schedati con accuse di indecenza. Durante la notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, ci fu un tentativo di retata nello Stonewall Inn, un bar gay di New York. Per la prima volta, la comunità LGBT+ si ribellò alla polizia e cominciò a scendere in strada mostrando a tutti che esisteva e che era stufa di nascondersi. Questo fu solo il primo di una serie di violenti scontri.

Dal punto di vista storico, questa rivolta è figlia del clima di grandi proteste tipico del Sessantotto, che ha reso i tempi maturi per una rivendicazione di dignità da parte delle minoranze. Un’icona di riferimento della rivolta è stata la transgender Sylvia Rivera. Sull’episodio sono stati prodotti due film, entrambi dal titolo Stonewall, di cui uno del 1995 e l’altro del 2015.

Le tematiche LGBT+ nella cultura di massa

  Negli ultimi anni, si sono anche diffusi libri, film e serie TV con tematiche collegate al mondo LGBT+, ma anche canzoni e videogiochi.

Uno dei libri più noti, anche in virtù del film del 2017 da esso tratto e vincitore dell’Oscar alla migliore sceneggiatura non originale, è Chiamami col tuo nome di André Aciman, in cui viene raccontato il rapporto di amicizia e amore che nasce tra i due protagonisti. Per quanto riguarda, invece, il cinema, particolarmente recenti e significativi sono The Danish Girl e Love, Simon. Il primo tratta della storia vera di Einar, un giovane pittore marito di Gerda, con tendenze omosessuali che lo spingeranno a diventare Lili, la prima persona a identificarsi come transessuale e a sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale. Il secondo analizza temi propri della collettività LGBT+, come il coming out e l’outing, insieme ad altri come l’amore adolescenziale e il coming of age.

Come canzone merita sicuramente di essere menzionata Andrea, di Fabrizio De André, del 1978: è la struggente storia di un ragazzo che perde il soldato amato in guerra e che, preso dallo sconforto, si getta in un pozzo suicidandosi. Un altro pezzo indubbiamente più moderno ma degno di essere nominato è Take Me to Church del cantautore irlandese Hozier, in quanto nel video musicale fa da protagonista la storia d’amore di due ragazzi gay ostacolata da un gruppo estremista.

Nel mondo dei videogiochi, Dragon Age: Inquisition va sicuramente nominato. Difatti, ci sono tre personaggi LGBT+ con cui è possibile avere una relazione. Iron Bull è dichiaratamente bisessuale, Sera è apertamente lesbica. Il mago Dorian Pavus del Tevinter, invece, è gay ma attento a tenere nascosta la sua sessualità.

Per finire, tantissime serie TV affrontano o hanno affrontato in passato argomenti legati al mondo LGBT+. Tra le più recenti, vale sicuramente la pena nominare Sense8, in cui figurano due coppie omosessuali (Nomi e Amanita, Lito e Hernando) e un personaggio bisessuale (Zachea), oltre a numerosi riferimenti ai Pride, e Bonding, in cui un protagonista è gay mentre l’altra fa la dominatrice; inoltre nel cast figura un attore dichiaratamente omosessuale, Matthew Wilkas.

A cura di Marco Ravenna, il Pesce Chirurgo

 

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