Cronache di Concerti – Cecco e Cipo @ Combo

  Che questo concerto sarebbe stato un’odissea già lo sapevamo, infatti avevamo pure il canotto.
Sul regionale, di ritorno dalla frenetica vita da fuorisede verso una più serena Toscana, gli Appennini scorrono sereni fuori dal finestrino. La musica ritma nelle mie orecchie e mi trattengo dal mimare col labiale ogni canzone della mia playlist, accanto a me il fidato zaino compagno di mille battaglie e la mia improbabile valigia fucsia.

  È giovedì mattina, l’indomani ci sarebbe stato il concerto e le possibilità che riuscissi ad arrivarci erano meno di zero, ciononostante la maglietta dei concerti me l’ero ugualmente portata. Non si sa mai, magari porta fortuna.

  La linea sull’Appennino è debole, nemmeno ci provo a guardare il telefono, ma lui non ci sta e decide di squillare lo stesso. È un mio amico, mi dice che non parte più quel weekend, chiede se ho ancora intenzione di andare a quel concerto a Firenze, perché si ricorda ancora di quando l’ho trascinato al loro concerto mesi prima a Prato e si è divertito da matti.
  Chiamo la mia compagna di sventure, conosciuta ad un loro concerto. Abbiamo un passaggio.

 

  In qualche modo la task force è assemblata, dall’impossibilità di andare alla serata si passa ad essere in quattro. C’è chi ci mette la macchina, chi conosce Firenze e mette a punto un piano per il parcheggio e chi mette i panini per la cena. Io giuro che ci ho messo del mio meglio, che consiste nella mia discutibile simpatia e nella buona musica da ascoltare in macchina, ovvero Cecco e Cipo.

  Sappiamo che quella sera ci sarà il concerto di Baglioni a Firenze e si opta per una partenza intelligente ed un piano preciso, quindi 19.45 in macchina, la priorità è il parcheggio, i panini sono nostri alleati per la cena e l’obiettivo è un buon posto vicino al palco. In sostanza: siamo bassi, ma combattivi e questo concerto ce lo vogliamo godere sul serio.

 

  Il piano del parcheggio fallisce subito.

  A niente vale il Dovevi girare lì! Era lì! della nostra esperta di parcheggi: il traffico fiorentino è implacabile e ci sommerge. Tuttavia, la nostra cartografa riconosce una viuzza, ci guida nei meandri di Campo di Marte e troviamo un posticino a dieci minuti dal locale. Addentiamo i nostri panini, chiacchieriamo, partiamo alla volta del Combo.

  In fila riconosco volti noti, volti nuovi, persone confuse che non capiscono da dove diamine si entri e non posso che capirli, perché pure noi ci abbiamo messo il nostro tempo a trovare l’entrata.

  Piano piano il locale si riempie e inizio a riconoscere quel caldo fremito prima di un concerto. Dall’alto del mio metro e sessantadue faccio passare la mia compagna di sventure davanti a me, mentre i due pazzi che per qualche misterioso motivo hanno deciso di accompagnarci si piazzano dietro di noi.

  Luci, nebbie, si apre una porta e li vediamo partire alla volta del palco: si comincia.
  Attaccano le prime note e già sappiamo cosa cantare, non mi trattengo e rischio di perdere la voce fin dalla prima canzone. Ballo, canto, recito e niente mi può fermare dal godermi il momento. La voce dolce ed i testi graffianti di Cecco ci fanno scatenare, la voce graffiante ed i testi dolci di Cipo ci fanno urlare con tutto il fiato che abbiamo in corpo, il posto in prima fila con vista sul chitarrista della band, Federico Gaspari, è un bonus che non possiamo ignorare.

  Su quel palco si scatenano, si divertono, sorridono. E noi con loro. Quando i due cantanti scendono dal palco per lasciare la scena ai musicisti, ognuno di loro ci delizia con un assolo e diventa uno spettacolo nello spettacolo.
  Quando Cecco rimane da solo sul palco, ci strega e smuove l’intero locale con la forza dei suoi testi e della chitarra. Quando Cipo rischia di cadere mentre esplora il palco, saltando su staccionate e casse, ci preoccupiamo, ma mai come quando tira fuori il canotto.

 

  “Vado? Vado? Cecco vado?”.
  Nemmeno lui è sicuro di salire, se n’è accorto che non siamo affidabili. Eppure, ero lì con un gruppo formato principalmente da ragazze a sorreggere un canotto sopra la mia testa. Perché ai concerti di Cecco e Cipo non si fa crowd surfing, si fa burrasca.

  Si butta, in qualche modo lo teniamo su e lo spingiamo verso il centro della folla. Ondeggia paurosamente, la rischia, la rischia grossa. La rischia così grossa che in effetti lo vediamo sparire e ci preoccupiamo, ma Fabio Cipollini è un vero guerriero e riemerge.

  Con un coraggio che io non avrei mai avuto al suo posto, decide di rifarsela in canotto anche al ritorno. Non ho idea di come si faccia a posare una persona da un canotto su un palco, per fortuna lo aiutano a scendere.
Tiriamo un sospiro di sollievo ed esultiamo, Cipo scaraventa via il gommone e non posso che capirlo.

Gli occhi di chi sa a cosa sta andando incontro.

La fine del concerto si avvicina, lo sappiamo perché abbiamo la scaletta ad un tiro di schioppo e la tentazione è così forte che un’occhiata ce la buttiamo.

Riconosco la canzone finale, mi ricordo che al concerto precedente mi hanno passato il microfono e ho cantato con loro distruggendo i timpani a tutti e colgo l’occasione per chiedere scusa. I miei sensi di ragno pizzicano e d’istinto richiamo l’attenzione della mia compagna di sventure. Tieniti pronta perché stavolta mi sa che tocca a te.

Le passano davvero il microfono, canta con una voce che le invidio, mi abbraccia emozionata e la capisco con tutta me stessa.

 

A fine concerto li aspetto per salutarli, perché se c’è una cosa che adoro più della loro musica sono i sorrisi che elargiscono e l’atmosfera bonaria che creano con chi si ferma a fare due chiacchiere. Chiedo loro una firma sul biglietto, così da avere un ricordo, ma mi lasciano molto di più.

“Per Alessia, con tanti bacini!” e maiale annesso.

Mi è mancato sentire Buonanotte Sua Maestà, ma non è un gran problema, ci rifaremo al prossimo concerto. Intanto mi porto a casa un biglietto con sopra due firme ed un maiale, che per me sono esattamente Tutto il bello che c’è.

A cura di Alessia Zannoni, la Tartaruga

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