Faber Nostrum – Quando l’indie incontra De André

A 20 anni dalla scomparsa di De André, la sua assenza nel panorama musicale italiano sembra pesare più che mai. Di omaggi al cantautore, nel corso degli anni, ne sono stati fatti moltissimi. Basti pensare al concerto-tributo Faber, amico fragile, che il 12 marzo del 2000 ha riunito moltissimi grandi nomi della musica italiana al Teatro Carlo Felice di Genova. O a Non all’amore, non al denaro, né al cielo, secondo album da solista di Morgan e primo caso di cover di un intero disco italiano. O ancora all’ormai affermatissimo The André, il misterioso cantante che rivisita alla maniera di Faber brani rap e trap.

Quest’anno, il ricordo di Fabrizio De André non ha coinvolto i “big” della musica italiana, bensì le “nuove leve”, che si sono riunite per reinterpretare e incidere delle proprie versioni di alcuni tra i brani più conosciuti del cantautore genovese. Come una preghiera laica, rivolta a questo gigante, talmente grande da essere quasi una divinità, nasce quindi Faber Nostrum, disponibile su Spotify dal 26 aprile.

Tu che m’ascolti, insegnami

Artù, Canova, CIMINI, Lo Stato Sociale, Colapesce, Ex-Otago, Fadi, Gazzelle, La Municipàl, The Leading Guy, Ministri, Motta, Pinguini Tattici Nucleari, Vasco Brondi, Willie Peyote, The Zen Circus. Questi i nomi degli artisti, tra i più affermati nella scena indie, che hanno fatto proprie quindici canzoni di De André per questo interessantissimo progetto coordinato da Massimo Bonelli di iCompany e condiviso dalla Fondazione Fabrizio De André.

Tra chi è entusiasta nel sentire questi brani ormai classici interpretati dai propri cantanti preferiti e i puristi che, invece, li considerano intoccabili, il pubblico si è subito spaccato a metà. Da parte nostra, troviamo sterile il mero confronto musicale tra le versioni originali e queste cover: un paragone su un puro livello canoro sarebbe inutile, nonché impossibile. Per questo, preferiamo ascoltare queste cover con uno sguardo al passato e una buona dose di nostalgia, ma con la gioia di sapere che i versi di Faber continuano a parlare ai giovani e, soprattutto, attraverso i giovani. La speranza è ovviamente che questa iniziativa possa mantenere vivi il ricordo e l’ereditarietà artistica di De André, suscitando curiosità verso la sua musica. Non possiamo, quindi, che trovarci d’accordo con le parole di Dori Ghezzi, che ha affermato:

“Sono senza dubbio favorevole a rivisitazioni che comportano scelte coraggiose e quasi spericolate, per poi scoprire, piacevolmente, che hanno ragione di esistere. Del resto, anche Fabrizio sentiva di volta in volta l’esigenza di sperimentare e innovarsi cercando di non ripetere se stesso. Queste operazioni oltretutto ci confermano che c’è sempre un forte punto di congiunzione e comprensione fra più generazioni e diversi linguaggi.”

La nostra classifica

Dopo aver discusso un giorno intero tra di noi, abbiamo deciso di proporvi una nostra top 3 di canzoni dall’album Faber Nostrum:

  1. Fiume Sand Creek (Pinguini Tattici Nucleari)

“Abbiamo scelto Fiume Sand Creek perché quando abbiamo iniziato a suonare insieme una delle prime canzoni che abbiamo coverizzato è stata proprio Fiume Sand Creek. Il pezzo ci è sempre piaciuto molto fin da adolescenti, il testo ha una potenza incredibile e ti si tatua nell’anima.”

I Pinguini Tattici Nucleari hanno saputo far loro in tutto e per tutto questa denuncia all’oppressione delle minoranze, adattandola perfettamente al loro stile.

  1. Se ti tagliassero a pezzetti (The Leading Guy)

“Non è stata una scelta semplice, Fabrizio De André possiede una forza espressiva difficilmente riproducibile. Cercare di imitarlo sarebbe stato l’ errore più grande. Con questo brano, a differenza di altri, sentivo di esprimere anche una piccola parte di me.”

Rispetto all’originale del 1981, questa versione, sicuramente più “orecchiabile” e ritmata, ripresenta in un sound più moderno l’invito ad abbracciare la “signora libertà, signorina anarchia” senza soffocarla in un “tailleur grigio fumo”, ma vivendo appieno la nostra vocazione alla fantasia.

  1. Canzone dell’amore perduto (Colapesce)

“Le canzoni di Fabrizio, questa canzone di Fabrizio, sono di tutti, si riflettono nella vita di tutti. Parlano a tutti. E noi che le eseguiamo, quando le eseguiamo, diventiamo dei tramiti. Per cui sì, mi scuso con i fan, la famiglia, e tutti, io odio chi fa le cover di De André. E da oggi odio un po’ anche me stesso. Ma in realtà sono felice di averlo fatto e di averlo fatto ora.”

Il cantante siciliano infonde la sua cifra stilistica distaccandosi meno, rispetto ai due precedenti, dalla versione originale del brano, proponendo un omaggio rispettoso della dolcezza di questo grande classico.

A cura di Sara Zarro, l’Ippopotamo

Lascia un commento