Forager, un idle game che ti mette voglia di giocare

  A volte sembra quasi impossibile vedere realizzato un sogno nel cassetto: esso appare fuori dalla nostra portata giusto quel paio di centimetri che continuano a tenerci ancorati alla speranza di realizzarlo. Nel panorama videoludico, da più di dieci anni a questa parte non c’è nulla di così terribilmente utopico. La nascita di piattaforme di distribuzione digitale, come ad esempio Steam o HumbleBundle, è riuscita a concretizzare sudore e lacrime di innumerevoli sviluppatori di videogiochi, trasformando in realtà progetti fino ad allora relegati in una qualche cartelletta sperduta nel loro disco rigido. Titoli nati in questa maniera vengono spesso definiti indie games, perché caratterizzati da una linea di ideazione e sviluppo priva del supporto di una casa videoludica affermata (indipendente da essa, per l’appunto). In maniera altrettanto comune, a sottolineare la natura self-made di questi giochi, il budget a disposizione è definito da liberi contributi da parte degli utenti sotto forma di donazioni a supporto della “causa”.

Copyright di HopFrog SA.

  In origine pensato e abbozzato nell’arco di tempo di sole due settimane, Forager è stato reso disponibile lo scorso 18 aprile su Steam e in un futuro non troppo lontano approderà anche su Nintendo Switch (qui il trailer). Definito dallo stesso sviluppatore, che assume lo pseudonimo di HopFrog, come “un idle game che ti fa però venire la voglia di partecipare in maniera attiva”, il titolo getta le basi per un prodotto in cui vengono fusi aspetti esplorativi con un elaborato comparto di crafting, venendo a creare un’esperienza del tutto nuova. Il curioso mix tra l’avventura di un vecchio gioco di Zelda in 2D e la componente creativa di un più recente Minecraft o Stardew Valley si integra in un mondo creato con dettagli sempre diversi a ogni nuovo gioco. Il giocatore si ritrova catapultato con solo un piccone fra le mani su un’isola del tutto spoglia, fatta eccezione per le risorse, essenziali per procedere nella storia, che si generano di tanto in tanto.  
  È impossibile non farsi prendere dalla frenesia di scoprire quello che ci circonda, per carpire le regole che fanno muovere un mondo in cui coesistono tanto la fantascienza quanto la tecnologia. Nella realtà di Forager non possiamo lasciare troppo spazio alle chiacchiere, le cose da fare si accumulano costantemente e arricchiscono in questo modo l’esperienza organica di gioco. Poco alla volta, seguendo una curva di progressione estremamente bilanciata, siamo in grado di farci avanti acquistando lembi di terra adiacenti a quello di partenza e scoprendo ogni volta nuovi biomi e creature. Per accompagnarci nell’esplorazione di ambienti sempre più ostili abbiamo a nostra disposizione un albero delle abilità estremamente vasto, che scopriremo poco alla volta, a ogni avanzare di livello. Ci verrà concesso di fare uso di nuove strutture e tecnologie o di migliorare quelle già a nostra disposizione, attingendo a quattro tipi di specializzazione. Ognuna di queste va a privilegiare uno stile di gioco differente, ma non sarà l’unico modo che avremo per diventare più forti. Capiterà di trovarci davanti ad antiche reliquie chiuse all’interno di una cassa, oppure celate da un indovinello o nascoste alla fine di un dungeon colmo di nemici, mentre in altre occasioni saranno bizzarri NPC a consegnarcele dopo una missione. Si tratta di artefatti dagli svariati effetti, che possono danneggiare i nemici o fornire semplicemente più luce durante la notte. 

 

Copyright di HopFrog SA.

 

  Dal punto di vista tecnico, ci troviamo di fronte ad un titolo con delle meccaniche di base molto solide, dei comandi non troppo intuitivi ma a cui è facile abituarsi e una grafica che non stanca. La colonna sonora originale è uno degli elementi che riesce con più successo nell’immergere il giocatore nel vivo dell’azione, pur senza abbandonarlo nei momenti più tranquilli. Se non sarete troppo impegnati a estrarre minerali e abbattere alberi, vi ritroverete a muovere la testa seguendo la melodia. Come è naturale che sia, sono ancora presenti bug all’interno del gioco, ma ciò si deve alla fase relativamente iniziale dello sviluppo in cui ci troviamo. La community di giocatori venutasi a creare durante le fasi embrionali dell’idea è molto attiva e collabora per catalogare i problemi riscontrati durante le rispettive partite, in modo tale che possano essere risolti in tempi brevi, come anche idee e sensazioni che possono migliorare l’esperienza di gioco per tutti.  
  I limiti più palesi che possiamo incontrare riguardano la rigiocabilità e il prezzo di vendita. Pur sfruttando una mappa generata proceduralmente per ogni volta che si inizia una nuova partita, a livello di storia mancano cambiamenti evidenti e questo va a influire sul valore del titolo, che risulta eccessivo se confrontato con gli altri concorrenti nel genere. 
  Nel complesso, è difficile non apprezzare il modo in cui Forager riesce a gestire gli orizzonti del giocatore, incuriosendolo e spronandolo ad allargarli con tutte e sue forze. Ci si ritroverà coinvolti nella ricerca di tesori nascosti dai poteri sconosciuti. Un’avventura di cui poter essere i protagonisti. 

A cura di Carlo Lucca, la Salamandra

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