Buon compleanno, professor De Giorgi!

Oggi, 8 febbraio, uno dei più importanti matematici italiani compirebbe novantun anni, se fosse ancora vivo. Si tratta di Ennio De Giorgi, che per quasi quarant’anni ha tenuto la cattedra di Analisi Matematica, Algebrica e Infinitesimale alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ma chi era costui e che cosa ha fatto per essere considerato così importante?

Ennio De Giorgi nacque a Lecce l’8 febbraio 1928. Terminati gli studi liceali con la maturità classica presso il liceo “Giuseppe Palmieri” di Lecce, si iscrisse alla facoltà di Ingegneria a Roma. Convinto dal professor Mauro Picone, cambiò idea e si iscrisse al corso di laurea in Matematica dello stesso ateneo, dove si laureò nel 1950 discutendo una tesi sulla teoria della misura e avendo lo stesso Picone come relatore. Subito dopo iniziò una collaborazione lunga e intensa con il suo mentore, ottenendo una borsa di studio presso l’Istituto delle Applicazioni per il Calcolo, diretto dal suo relatore. Diventò assistente di Picone l’anno successivo presso l’Istituto Castelnuovo di Roma e mantenne questo ruolo fino al 1958, anno in cui vinse la cattedra di Analisi matematica all’Università di Messina. Qui restò solamente un anno, in quanto nel 1959 fu chiamato, su proposta del docente Alessandro Faedo, alla Scuola Normale Superiore di Pisa, città in cui si fermò fino alla morte.     

 

Negli anni all’IAC ha studiato l’analisi funzionale e le equazioni a derivate parziali e il calcolo delle variazioni, arrivando nel 1957 al primo risultato matematico degno di nota: risolse, infatti, il diciannovesimo problema di Hilbert, che riguardava la regolarità delle soluzioni di particolari equazioni differenziali. Questa era una delle ventitré questioni poste a inizio Novecento dal matematico tedesco David Hilbert, come spunti di ricerca che avrebbero avuto molta importanza per gli sviluppi successivi della matematica. Il fatto interessante è che lo stesso problema è stato affrontato anche dal celebre matematico americano John Forbes Nash (che ottenne una notevole fama dovuta al film A beautiful mind), che giunse allo stesso risultato qualche mese dopo ma in modo completamente differente e indipendente dal collega italiano.

De Giorgi negli anni successivi si dedicò anche alla teoria geometrica della misura, alla logica e ai fondamenti della matematica e della scienza. Fu socio delle più importanti istituzioni scientifiche sia italiane che estere, come l’Accademia dei Lincei, l’Accademia Pontificia, l’Académie des Sciences e la National Academy of Sciences statunitense. Visto che i suoi successi in campo matematico sono innumerevoli e di importanza notevole, è impossibile sintetizzarli in poche righe. È necessario però mettere in evidenza che De Giorgi si è distinto come matematico sotto tutti i punti di vista: come risolutore di problemi, come inventore di teorie e come creatore di un entourage fatto da diverse generazioni di allievi e collaboratori sparsi in tutto il mondo, che ha ricostruito e dato slancio alla scuola pisana. Ricevette anche numerosi e prestigiosi premi e riconoscimenti. Fu infatti il primo matematico a cui l’Unione Matematica Italiana ha assegnato il premio Caccioppoli, nel 1960, e nel 1990 gli venne assegnato il premio Wolf. Dal 2015, inoltre, l’UMI assegna ogni quattro anni il premio De Giorgi, per onorare la sua memoria.

Oltre che un grande matematico, Ennio De Giorgi è stato uomo di grande solidarietà e impegno civile, sostenendo che gli uomini di cultura dovessero promuovere amicizia e comprensione tra i popoli e che, nell’ambito della prevenzione dei conflitti, bisognasse dare maggiore importanza alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Alla difesa di questi ultimi dedicò moltissimo impegno, adoperandosi anche in modo attivo in quanto socio di Amnesty International fin dai primi anni Settanta. È anche stato un uomo di profonda fede e rifletté a lungo sul rapporto tra scienza e religione.

Una sua riflessione a proposito è contenuta nel suo libro Anche la scienza ha bisogno di sognare, pubblicato postumo nel 2001:

Tutto ciò che noi riusciamo a vedere nel finito ci appare incomprensibile e disarmonico, se non lo pensiamo come parte di un quadro più ampio di grandezza infinita. Il fatto che questo quadro infinito sia in gran parte sconosciuto non ci deve portare a negarne l’esistenza.

Ennio De Giorgi intervistato da Michele Emmer, 1996
Ennio De Giorgi intervistato da Mario Miranda, 1996

A cura di Marco Ravenna, il Pesce Chirurgo

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