Kingdom Hearts III – Dopo tredici anni…

  Ci siamo. Finalmente, dopo troppi anni di attesa, ieri 29 Gennaio 2019 è stato pubblicato Kingdom Hearts 3. Le vicende del terzo capitolo di questa tanto amata saga sono state tra le più assurde, che hanno visto attivarsi molti dei meccanismi per lo meno opinabili del mondo video ludico moderno. Di anno in anno si sono susseguiti annunci fuorvianti senza che né la casa produttrice né tantomeno l’autore avessero niente in mano; nell’istante in cui i lavori sono finalmente partiti, è stata stabilita una data di lancio che di volta in volta veniva posticipata per questo o quel motivo; nel mentre, una sfilza interminabile di trailer pubblicati dall’inizio effettivo dei lavori sino a pochissime settimane prima del lancio effettivo. Insomma, tanti modi per creare “hype”, una trepidante attesa. Tuttavia più è lunga l’attesa, più alte sono le aspettative. Vediamo se sono state rispettate o no.

  Non vi terrò sulle spine: Kingdom Hearts 3 è un buon gioco, ma un pessimo capitolo della saga. Il suo più grande pregio è indubbiamente il comparto grafico: gli autori hanno deciso di sfruttare appieno l’Unreal Engine, motore grafico solitamente utilizzato di peso senza alcuna modifica (fattore che rende molti titoli che lo utilizzano tutti uguali); qui invece il lavoro di ottimizzazione si vede, e gli autori sono stati capaci di amalgamare perfettamente i personaggi (quelli in stile cartoon) con le ambientazioni e gli “oggetti” di gioco. Questo però nei luoghi dove quest’operazione è stata fatta. Inspiegabilmente, infatti, alcune delle cutscene riprese dai titoli precedenti non sono state riadattate al nuovo contesto grafico, ma inserite così com’erano, creando una grande accozzaglia di stili e mostrando poca cura (dovuta molto probabilmente ai tempi di lavoro effettivo alquanto risicati, pur di pubblicare il gioco il prima possibile dopo questo tira e molla durato 13 anni). D’altro canto, il design dei personaggi si dimostra come  sempre eccezionale, salvo a mio parere quello del protagonista. Le mappe inoltre sono state create con grandissima cura, piene di dettagli e con scenari pensati molto bene dal punto di vista del level design finalizzato al combattimento.

  Il comparto musicale continua a essere ottimo, ma non eccezionale. Tralasciamo completamente la questione dell’opening fatta a due mani da Utada Hikaru, storica voce del gioco, e Skrillex, il cui stile non si avvicina neanche lontanamente al resto della colonna sonora, risultando completamente fuori luogo; oltre a ciò, dicevo, la colonna sonora è piena di citazioni ai capitoli precedenti, riprendendo i leitmotiv che tanto ci hanno emozionato nei titoli precedenti per crearne una versione marcatamente più orchestrata. Tuttavia proprio per questo motivo risulta essere un po’ carente di inventiva, persino negli arrangiamenti, e i brani nuovi non mi sono sembrati cosi entusiasmanti come quelli vecchi.

  Anche dal punto di vista del gameplay, il gioco stupisce ulteriormente, migliorando la fluidità e la spettacolarità del combattimento rispetto agli episodi passati. Le meccaniche del combat system sono ancor più numerose (fin troppo a dire il vero), e nel caso questo non bastasse, il gioco è pieno di minigiochi per tutti i gusti, persino le sfide fotografiche a colpi di selfie che sembrano essere onnipresenti nei giochi moderni.

  Passiamo ora ai lati negativi: questo titolo soffre molto della sua produzione, e si nota a colpo d’occhio. Le prime due ore e mezza del gioco sono (o per lo meno sembrano) un gigantesco patchwork di demo di gameplay, trailer, presentazioni grafiche e tecniche. In questi punti la regia delle cutscene è terrificante, con personaggi muti o che non interagiscono con una logica, silenzi imbarazzanti anche della colonna sonora, etc. E data la quantità esorbitante di trailer che sono stati pubblicati, ogni volta che ci si trova davanti ad un video si ha il 50% di probabilità di averlo visto, togliendo molto del senso di mistero e scoperta che un gioco del genere necessita. Inoltre, gli scrittori hanno ribaltato molte volte il punto focale della trama (già dal titolo precedente a dire il vero), facendole perdere incisività e operando alcuni ret-con alquanto discutibili. Il lato peggiore però è indubbiamente la regia di molte delle scene filmate, dove i personaggi o ripetono l’uno le frasi dell’altro in continuazione, oppure ricordano eventi passati continuamente (e sempre gli stessi peraltro) costringendoci a interminabili riassunti riproposti di continuo. Giocandovi sembra quasi che il gioco debba continuamente accompagnarti per mano. Dati tutti questi fattori, si può sintetizzare tutto quanto in un’unica parola: noia!

  Di questo gioco si potrebbero scrivere fiumi d’inchiostro digitale, ma per non annoiarvi troppo trarrò un paio di conclusioni: Kingdom Hearts 3 è un ottimo gioco, un buon capitolo per la serie e un pessimo esempio di come organizzare la produzione di un titolo videoludico. Se siete curiosi della serie, vi consiglio di partire dai titoli precedenti disponibili in comode versioni rimasterizzate, e se siete dei fan invece vi consiglio di aspettare a comprarlo, e valutare bene se ne valga la pena.

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