Dorohedoro, ovvero il folle mondo di Q Hayashida

  Parlare di Dorohedoro è difficile. Molto difficile. Perché? Perché Dorohedoro è una serie complessa anche solo da leggere. Provare a recuperare tutti insieme i ventidue volumi di quest’opera, conclusasi all’inizio dell’anno scorso, potrebbe risultare un’esperienza pesante per un qualunque lettore di fumetti, soprattutto per chi è abituato a storie più semplici e lineari.

La cosa migliore per iniziare questa analisi è partire proprio dal titolo del fumetto: “Doro He Doro” (ドロヘドロ). In Giapponese, si tradurrebbe letteralmente “Fango al Fango” ed è presto detto il motivo. Nella serie di Q Hayashida, tutto è legato al “fango”. Al putrido. All’oscurità opprimente, soffocante e nauseante che ricopre tutto quello che viene raccontato e disegnato dall’autrice. Fin dalle prime pagine, è subito ben chiaro  che si sta per entrare in un mondo inquietante, malato, fatto di ambientazioni assurde e completamente fuori di testa e popolato da personaggi altrettanto folli. Eppure, non si tratta soltanto di un atmosfera “da film horror”: la serie, al contrario, riesce a fondere a questi elementi evidentemente così disturbanti un umorismo e un’ironia fuori dal comune; fattore, questo, che ha reso Dorohedoro uno dei seinen più singolari degli ultimi anni.

Per darvi un’idea: questa è letteralmente la PRIMA vignetta del PRIMO capitolo del manga.

  Sarebbe impossibile parlare a fondo della trama di Dorohedoro senza fare degli spoiler giganteschi. Mi limiterò dunque a dare qualche breve informazione generale.

La vicenda vede i due protagonisti, Cayman, un uomo con una gigantesca testa da alligatore, e Nikaido, intenti a eliminare gli stregoni che, attraverso incantesimi e maledizioni, ogni giorno minacciano gli abitanti della grigia città di Hole. Cayman in particolare è assetato di vendetta e sta dunque cercando il mago che ha reso il suo volto mostruoso e soprattutto che gli ha fatto perdere completamente la memoria.

Non lasciatevi ingannare da questa premessa apparentemente banale, perché l’intreccio che si costruirà su questa prima base sarà poi estremamente articolato e complesso. Misteri, domande irrisolte ed enigmi saranno delle costanti che la serie si poterà avanti praticamente fino alla fine. Sotto questo punto di vista, leggere Dorohedoro potrebbe dare ai lettori lo stesso tipo di sensazione che serie tv quali Lost, Stranger Things o Twin Peaks trasmettono ai propri fan. Ogni domanda risolta conduce a un nuovo dubbio, ogni nuova rivelazione a nuovi misteri, ogni pezzo del puzzle che si riesce finalmente a mettere insieme mostra solo quanti ancora ne manchino per completarlo tutto.

Uno dei primissimi misteri: chi è l’uomo che appare nelle fauci di Cayman quando divora qualcuno?

  Non è tuttavia la trama in sè l’elemento che riesce a rendere Dorohedoro un fumetto geniale, ma i veicoli con cui essa viene raccontata. I personaggi. Nella sintesi scritta più su si afferma che è Cayman il personaggio principale. Ebbene, questo è in parte vero, ma la vera forza del manga della Hayashida è che i vari comprimari, siano essi ad esempio gli abitanti di Hole, gli stregoni come Shin, Noi o En, o figure secondarie quali i Diavoli, hanno tutti un loro ruolo e un loro peso determinante nella vicenda. È più utile pensare alle figure popolanti il mondo di questo manga come divise in vere e proprie fazioni che non come “protagonista”, “antagonista” e “secondari”. Ci sono momenti in cui una fazione come quella di Cayman stesso può essere vista come quella dei “buoni”, e altre volte in cui si finisce per tifare spudoratamente per quelli che in teoria dovrebbero essere i “cattivi”. È questa la forza di questo fumetto: non si hanno davantipersonaggi”, ma vere e propriepersonalità”. Persone, assolutamente fuori di senno, ognuna con i propri obiettivi, sogni e speranze.

Avvertimento: scegliere il proprio personaggio preferito sarà una delle esperienze piu ardue della vostra vita da lettori.

  Lo stile di disegno di Dorohedoro è però forse l’aspetto che meglio definisce il senso di “fango” e “putrido” menzionato all’inizio di questo articolo. Un tratto grezzo, sporco, in cui le figure sembrano più statue granitiche che non esseri effettivamente “umani”. Anzi, per de-umanizzare ulteriormente le figure la Hayashida utilizza spesso delle vere e proprie maschere mostruose, che coprono i volti di quasi tutti i personaggi principali. Tocca dunque dimenticarsi il tipico stile manga: nel mondo concepito dalla Hayashida a regnare sovrani sono lo stile cupo e a tratti cyberpunk, visibile ad esempio nelle ambientazioni di Hole, l’atmosfera goliardica e stravagante del mondo magico e soprattutto i design gotici e inquietanti dei personaggi.

 da un lato il mondo magico e i suoi luoghi assurdi…

dall’altro il cupo e deturpato setting di Hole.

  Toccherebbe parlare delle pecche che questa serie presenta. Ma, sinceramente, è difficile trovarne una che valga la pena effettivamente nominare. Si potrebbe citare il finale che magari risulterebbe per certi versi troppo “normale” per una serie del genere, ma non so fino a che punto questa potrebbe ritenersi una critica valida. Forse, il difetto più grande che si porta dietro Dorohedoro è legato proprio al fatto che una lettura massiccia e fatta “in blocco” potrebbe risultare estenuante per i lettori. Sarebbe meglio in questo caso prendersi più tempo, in modo da non perdere dettagli ed elementi importanti, e soprattutto spesso di tanto in tanto sarebbe utile tornare sui propri passi e dare una seconda lettura a certi momenti “clue”.  Come ho scritto all’inizio: Dorohedoro non è una lettura semplice.

Eppure, era necessario parlarne: di recente è stato annunciato finalmente un anime per la serie, mentre pare che la Hayashida sia gia a lavoro sulla sua prossima opera, dal titolo Dai Dark, che debutterà nella primavera del 2019. Con tutte queste notizie, essere fan di Dorohedoro, ora come ora, non potrebbe essere più esaltante e, di conseguenza, inviterei tutti quanti i mangofili de Lo Stato Brado ad entrare in questo fantastico e DELIRANTE universo!

 

 

 

“Spazio, pianeti e una grande avventura.” 

“Un’oscurità che si espande all’infinito”

Queste le frasi di presentazione per il prossimo lavoro della Hayshida…. dovremmo aspettarci una storia sci-fi stavolta? 

 

 

 

 

Una risposta a “Dorohedoro, ovvero il folle mondo di Q Hayashida”

  1. Che bell’articolo, esprime molto bene le tante qualità di questa serie fenomenale. Mi è piaciuto molto l’accostamento a Twin Peaks, al di là di quella che può sembrare un’ampia distanza formale. Faccio fatica ad immaginare una resa animata che le renda giustizia (più che altro per l’impegno economico che richiederebbe), ma ne attendo comunque con curiosità la visione.

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