Quasi quasi faccio…il compleanno! Tanti auguri Signor G!

Era un mercoledì del 25 gennaio 1939 quando a Milano, in via Londonio 28, nacque uno dei più grandi e influenti cantautori italiani del secondo dopoguerra: Giorgio Gaber. Egli fu un artista poliedrico: lo troviamo infatti impegnato nel ruolo di commediografo, regista, attore teatrale e inventore del genere teatro canzone, insieme a Sandro Luporini. Fu acclamato per le sue performance teatrali e premiato con numerosi riconoscimenti dal Club Tenco, con due Targhe e un Premio Tenco.
La produzione artistica di Gaber fu vastissima: più di 30 album pubblicati da solista o in collaborazione con i più grandi interpreti della canzone italiana (Mina, Enzo Jannacci, Luigi Tenco, Adriano Celentano, per cintarne alcuni) e mise in scena numerosi spettacoli teatrali. Partecipò, inoltre, come cameo in alcuni film, tra cui ricordiamo il ruolo di santone nel film del 1981 Il minestrone e quello di Domenico Barbaja in Rossini! Rossini! del 1991 di Mario Monicelli.

La sua prima formazione è jazzista e inizialmente egli si dedica principalmente al ruolo di chitarrista: entra a far parte del gruppo Ghigo e gli arrabbiati, con cui esordisce nel 1954 in occasione del Festival Jazz di Milano per poi entrare nei Rock Boy di Adriano Celentano, in cui suonava anche Enzo Jannacci, e formare, successivamente, il gruppo Rocky Mountains Old Times Stompers con Luigi Tenco, Paolo Tomelleri e Gianfranco Riverberi.
Nel 1959 forma il duo I due corsari con Jannacci e nasceranno i 45 giri 24ore/Ehi! Stella, Una fetta di limone e altri singoli che saranno raccolti nell’album Giorgio Gaber e Enzo Jannacci del 1972.
Il successo si riafferma nel 1960 con il celebre brano La Ballata del Cerutti, in cui inizia a riscontarsi una volontà da parte di Gaber di voler fondere la sonorità del jazz e del rock statunitense con la musica francese. Inoltre, agli inizi degli anni ’60, conosce il pittore, paroliere e scrittore italiano Sandro Luporini, con il quale fonda il concetto di teatro canzone, ovvero una forma di teatro che si basasse sulla fusione di musica e monologhi. Nasce l’opera Signor G dove per la prima volta si alternano monologhi recitati a brani cantatati. Seguono gli spettacoli Libertà obbligatoria, Far finta di essere sani, Dialogo tra un impegnato e un non so, E pensare che c’era il pensiero, che conterranno brani come La libertà, Lo shampoo, Destra – Sinistra.
Crea il personaggio Signor G, raccontando e interpretando sé stesso e così sarà ricordato e chiamato dai suoi estimatori.

Tra il gennaio e il marzo del 1970, Gaber inizia una tournée con Mina, portando in scena una serie di performance musicali nei più importanti teatri italiani. Nello stesso anno conosce il produttore Paolo Grassi, direttore del celebre teatro Piccolo di Milano, che riesce a convincerlo a partecipare a una nuova tournée, eseguita prima in alcuni teatri di provincia, poi per tredici serate di fila al Piccolo.

La fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 segna una nuova svolta per l’artista milanese: egli si trova impegnato nella realizzazione di un nuovo spettacolo, Polli d’allevamento, in cui critica fortemente il movimento giovanile che si dichiara impegnato in una finta battaglia contro il sistema del tempo. L’artista esprime tutto il suo disappunto verso quell’atteggiamento conformista dei contestatori e si distacca da tutto ciò che accade o è accaduto, criticando la generazione presente e quella passata di cui anch’egli faceva parte. Orchestrazione e arrangiamenti per questo spettacolo sono curati da Franco Battiato e Giusto Pio. Lo spettacolo, però, sarà oggetto di numerose polemiche, avanzate soprattutto dal mondo politico. Al termine della tournée Gaber si fermerà per due anni.
Nel 1981 pubblica l’album Anni affollati, che racconta come ormai sia cambiato il fervore delle contestazioni dagli anni ’70 alla contemporanea situazione sociale. Seguiranno, durante il decennio, altri spettacoli, tra cui Il caso di Alessandro e Maria, con Mariangela Melato; Una donna tutta sbagliata, con la moglie Orietta Colli; Io se fossi Gaber. Gli anni ‘80 si concludono con Il Grigio, che parla di un uomo che, stanco della società che lo circonda, va a vivere in una casa isolata. Qui ha tutto il tempo per riflettere e per analizzarsi, per poi infine accettarsi.  

Arriva il 25 maggio del 1990 quando, insieme a Enzo Jannacci, a Paolo Rossi e a Felice Andreasi, Gaber porta in scena Aspettando Godot di Samuel Beckett (1952) al Teatro Comunale di Venezia. Anche negli anni ’90 porta in scena alcune performance musicali, tra cui ricordiamo Qualcuno era comunista, dove avviene una profonda analisi sul significato dell’essere comunisti e del perché molti avevano aderito a quell’ideologia, che aveva portato a non poche delusioni.
Gli ultimi anni vedono Gaber sempre impegnato nella realizzazione di alcuni spettacoli, come La mia generazione ha perso, che riprende alcune canzoni già pubblicate più alcuni inediti. Siamo nel 2001, l’anno in cui parteciperà anche al programma 125 milioni di caz…te, di Adriano Celentano, in cui lo ricordiamo in una performance di Ho visto un Re insieme a Enzo Jannacci, Antonio Albanese, Dario Fo e lo stesso Celentano. È già segnato dalla malattia che lo poterà via il 1° gennaio del 2003.

Dopo la sua scomparsa fu istituito il Festival Teatro Canzone Giorgio Gaber per promuovere e far conoscere sempre di più il genere teatro canzone.
Gaber lo ricorderemo così: con la sua “comica” intellettualità, pronto a contestare la società e la politica del suo tempo con una grossa ironia.
Quindi, oggi, alziamo i calici pieni di Barbera e Champagne per brindare agli 80 anni del Signor G!

 

A cura di Mariana Palmentieri, la Libellula

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