Cinque canzoni che meritano di essere riascoltate

  Vi è mai capitato di ascoltare in radio o su internet una canzone dopo tanto tempo e di soffermarvi sul testo anziché sulla melodia? Oppure vi è capitato di riconsiderare di colpo una canzone o un testo che, riascoltato dopo molto tempo, ha assunto per voi un significato differente, magari grazie ad esperienze vissute, o eventi che vi hanno condizionato? Mi sento abbastanza sicuro nel rispondere di sì, poiché nella nostra società la fruizione di musica e il suo riascolto, condito dalla facilità di attingere anche a repertori molto indietro con gli anni, ci agevola nel voler riscoprire canzoni dimenticate, molto più che in passato. 
 
  Diciamoci la verità: le canzoni che possono suscitare questi sentimenti, nell’universo musicale conosciuto, sono molto più di cinque, senza contare che questo tipo di discorso è meramente soggettivo.  
In questo articolo ho scelto cinque brani utilizzando due criteri principali: evitare ridondanze in tematiche, genere e autore; evitare brani che non siano “troppo conosciuti”. 
 
 
1) The Offspring – Gone Away (1997) 
 

Scritta a metà degli anni ‘90, questa canzone è stata “appiattita” dal grunge che imperversava in quegli anni: era giustamente considerava come una canzone che seguiva la moda del momento, e il lamento del testo veniva etichettato come fine a sé stesso. 
  
Con il crescere di popolarità della band e dello stesso frontman del gruppo, Dexter Holland, e con la pubblicazione del videoclip su internet, si è iniziato a pensare a una rilettura del brano. 
Scoprendo che il testo è stato scritto interamente da Dexter e vedendo anche dal video quanto lui si sentisse a disagio nell’interpretarlo (cosa riscontrabile anche in alcuni concerti), si è ipotizzato che questa canzone possa essere dedicata ad una persona amata dallo stesso cantante, scomparsa tragicamente poco prima della stesura delle rime. 
Per la verità, questa versione non è stata mai avvalorata né smentita dal diretto interessato. Resta il fatto che, per complessità nella scrittura e mood musicale, la canzone spicca tra le altre dell’album (Ixnay on the Hombre,1997) nel quale è incisa.

“And it feels And it feels like, Heaven’s so far away, And it feels Yeah it feels like, The world has grown coldNow that you’ve gone away “

 

2) Meganoidi – Zeta Reticoli (2003) 

  Siamo nella prima metà degli anni 2000: l’Italia della Sinistra viene da anni di opposizione al governo Berlusconi e in tutto lo stivale spopolano e fioriscono centri sociali e movimenti di rottura (ricordate i Girotondini?). Questi eventi possono essere associati ad un particolare tipo di musica: dalla colonna sonora di Trainspotting, agli Ska-P, dai GoldFinger ai gruppi di sinistra italiani come MeganoidiBardabardò Banda Bassotti.
 

  Proprio tra le canzoni dei Meganoidi viene scelta una canzone in particolare, come inno alla ribellione e all’avversione verso il sistema: Zeta Reticoli. Il brano, in realtà, è il più dissimile dalle sonorità “di bandiera” dei movimenti sociali: se si parlasse di hard rock o metal, questo pezzo sarebbe benissimo classificato come ballad.  

  Da questo mismatch musicale viene il bisogno di attuare una riconsiderazione del testo e delle musiche in un approccio che potremmo definire a-contestuale. La canzone acquisisce nuovi colori di significato. Il senso della canzone è sempre relativo al manifestare il proprio disagio verso le imposizioni, ma è applicabile più alle amenità e alle costrizioni che la vita ci riserva; con l’augurio di riuscire, mantenendo il fuoco vivo dentro di noi, a non soffocare i nostri desideri.

 “Brucia ancora, che prima o poi ritornerà, Conservo di nascosto sempre lo stesso smalto.”
 

3) Lucio Battisti – Confusione (1972) 

  Inutile girarci intorno: Lucio Battisti è stato un genio per la sua generazione. Basti pensare a quanti successi ci sono stati tra i suoi brani; non vi è un singolo che non sia rimasto nella storia della musica italiana. Eppure è proprio tra le canzoni meno conosciute (per usare una riduzione, visto che ogni canzone oramai è conosciutissima) che si può ancora andare a scoprire qualche perla. 

  Confusione è difatti una delle canzoni meno famose del cantautore laziale, ma che nasconde un significato molto profondo: in una stagione storica in cui, perlomeno in Italia, l’adulterio e il libertinismo sessuale sono ancora dei tabù, questa canzone molto ritmata specula senza veli sulla condizione di ambiguità in cui una persona viene tenuta dal proprio partner sessuale. L’ambiguità, o per meglio dire la Confusione (da qui il title-track), è data dal fatto che il piacere non è sentimento e che ci si può innamorare di una terza persona, senza doverne dare conto al proprio amante “carnale”; con la concessione che entrambi possono attingere all’innamorarsi di altri, continuando ad essere liberi sessualmente.

 “E non dir che antico privilegio d’uomo per mia comodità faccio mio, perché tu comunque libera saresti se libera vuoi essere come sono io.” 

4) Emiko Shiratori – The Book of Life (2001) 

  Il Giappone è un posto meraviglioso, patria degli anime e dei manga che tanto amiamo. In questo contesto, è affascinante come le che sigle di tali opere siano tratte da canzoni o composte da autori che sono in realtà star affermate nel panorama musicale nipponico. Questo fa sì che sia l’opera sia l’artista abbiano una sorta di vantaggio reciproco di popolarità, come si creasse una sorta di circolo virtuoso.

  The Book of Life è la sigla finale dell’anime Cosmowarrior Zero, parte del LeijiVerse (l’insieme canonico delle opere del maestro Leiji Matsumoto). Questo brano è passato incredibilmente inosservato nel panorama musicale e degli appassionati, venendo riscoperto soltanto di recente grazie a Youtube o grazie a canali dedicati.
La dolcezza della voce e il ritmo della musica fanno sì che, proprio come vuole l’opera associata, ci si riesca a immergere nel mare del sentimento e della nostalgia, con la consapevolezza che vi siano ancora pagine da scrivere nella vita di ognuno di noi.

 “Every little joyevery sorrow // Every little tear that is cried // Every word and deed // every thought and feeling // Are written there on the pages.” 

 

5) Samuele Bersani – Cattiva (2003) 

  Samuele Bersani ha avuto il pregio con questo brano di attingere, e in un certo senso anticipare, a una tematica molto comune in quegli anni: la televisione del dolore.

In un’epoca in cui programmi come Chi l’ha visto si stava trasformando da un programma di informazione a uno di sensazionalismo; in cui i rotocalchi e le inchieste su fatti di cronaca nera stavano lasciando il posto a programmi nei quali i personaggi, a volte caricature provinciali italiane, stavano arrivando ad avere un ruolo da protagonista nelle varie vicende di cronaca sostituendo di fatto, le vittime, Bersani ci regala una canzone che stigmatizza l’eccessivo interesse verso testimoni e\o assassini, ricordandoci che è sempre la cronaca a dover essere protagonista.

 “Chiedi un autografo all’assassino // Guarda il colpevole da vicino // E approfitta finché resta dov’è // Toccagli la gamba, fagli una domanda.”  

 

Alessandro Gagliarducci,

collaboratore

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