Jack White – Boarding House Reach

  Per chi mastica un po’ di alternative rock e indie il nome di Jack White dovrebbe suonare tutto fuorché estraneo. Chitarrista fuori dal comune, eccentrico lead vocalist di più progetti musicali (Dead Weather e The Raconteurs in primis) e soprattutto prima metà degli immortali White Stripes, che negli anni 2000 erano uno dei gruppi più importanti del panorama alterativo: il suo curriculum è chilometrico. Aggiungiamoci poi anche i due precedenti dischi prodotti da solista: il notevolissimo Blunderbuss del 2012 Lazaretto del 2014, e diciamo che di materiale di cui parlare c’è n’è all’infinito.

Niente però effettivamente di ciò che ha fatto Jack da quando ha intrapreso la carriera in singolo si avvicina a quello che sperimenta ed esplora in questo nuovo albumBoarding House Reach. Probabilmente, la sua prova meno fan-friendlymeno commerciale finora. Ho visto tanta gente lamentarsi di una certa carenza di creatività per quanto riguarda il suo materiale degli ultimi anni, ecco, questo è l’album che dovrebbe zittire tutti quanti.

Non si può infatti fare a meno di rimanere atterriti sentendo implementati nel sound dell’artista così tanti elementi di elettronica, parti gospel in versione distorta e inquietantespoken word e persino una versione rimodellata e rivista di una canzone scritta ad Alcatraz da nientemeno che Al Capone… ma andiamo con ordine eh? 

Un piccolo ripasso prima di iniziare… 😀

  Parliamo prima di tutto dei tre brani più d’impatto dell’album, sicuramente quelli per cui anche i fan dei lavori precedenti si troveranno in acque leggermente più conosciute: CorporationOver and Over and Over e Respect Commander. Il primo di questi inizia con una lunga fase strumentale fatta di percussioni che dominano la scena, riff di chitarra molto funky e parti gospel. Subito dopo White inizia a intonare il mantra del pezzo“I’m thinkin’ of startin a corporation! Who’s with me!?” annuncia con toni a metà tra il serio e l’ironico. È un evidente messaggio di denuncia alle multinazionali, alla “corporate culture” e a tutto ciò che ne deriva, trasmesso nel modo però più stravagante possibile, con la seconda parte della canzone in cui si fanno spazio le grida rauche del cantante e assoli sempre più folli.

Over and Over and Over è invece probabilmente la track più vicina allo stile passato dell’artista. Più “normale”, tra molte file di virgolette. Un motivo alternative rock orecchiabilissimo viene intermezzato da un coro che intona il titolo del singolo e la cui voce si fa mano a mano sempre più alterata e creepy. Il fiore all’occhiello dell’intero disco, senza ombra di dubbio.


O V A H A N D O V A H!

  Respect Commander, come suggerisce il (fantastico) titolo, è un inno che parla di devozione e asservimento verso qualcuno. Dopo più di due minuti buoni di puro delirio sperimentale di chitarre, sezioni di basso sintetizzatori che tingono tutta l’atmosfera in uno stile molto anni ’80Jack inizia a cantare di una donna, dicendo appunto che she demands my respect… and I cannot protect my heart from her command”. Una relazione malata tra dominatrice e dominato. Probabilmente la mia preferita per quanto riguarda il testo.

Questi pezzi più rock sono compensati da ballate molto meno feroci, come l’opening track Connected by Love, un brano che inizialmente ho trovato veramente poco interessante, banale e poco ispirato. Con il tempo è riuscito a conquistarmi, specie grazie agli strani cori gospel che si alternano alla voce di Jack White, il quale canta di questa “connessione d’amore” in modo davvero sincero convinto.


Questa tra l’altro è la terza canzone che chiude la “trilogia dell’amore” iniziata da Jack White nel 2012 con Love Interruption e portata avanti dopo nel secondo album con Would You Fight For My Love?

  In effetti, se c’è una cosa che posso dire di questo disco, è che ci ho messo del tempo ad apprezzare le sue sfumature e sottigliezze. Non è sicuramente quel rush di adrenalina immediato che potrebbe essere un qualunque album degli Stripes come Elephant, e nemmeno qualcosa di più “abbordabile” per i fan dei precedenti lavori in solo. È un ascolto più impegnativo, che merita un po’ più di attenzione.

Tanto del mio tempo se lo è preso ad esempio Ice Station Zebra, un tripudio di sperimentazione, tra ripetute percussionielettronica spoken word, addirittura quasi rap in certi punti, di JackTesto estremamente assurdo dadaista, ma forse proprio per questo un vero highlight.

Altri pezzi che ci hanno messo un po’ a conquistarmi sono stati anche Hypermisophoniac (Dio santo i nomi…) e Get in the Mind Shaft. Il primo è un bel pezzo di rock sperimentale in cui i sintetizzatorivanno su e giù di tonalità per tutto il tempo. Particolarissimo. La seconda canzone invece inizia con una storia raccontata da White in toni molto drammatici, per poi subire un repentino cambio di stile con l’inizio della parte cantata interamente in timbro vocale ritoccato e coperta da spessi strati di elettronica.

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Cioè, guardate che cacchio di contraption usa per cantare usando tutti quegli effetti… senza contare la band dietro che rincara la dose XD

  Da menzionare poi i pezzi di intermezzo” che decorano qua e là l’albumNon sempre memorabili, non sempre effettivamente giustificati nella loro esistenza, Abulia and Akrasia in primis, ma per la maggior parte riescono a dare quel tocco in più a un disco già di per se così pieno di sorprese.

Molto meno interessanti, e anzi veri e propri riempitivi abbastanza noiosetti sono brani invece come Why Walk a Dog?What’s Done is Done e l’outro finale Humoresque. La prima è una canzone molto cupa ma anche fin troppo breve, quasi come se fosse incompleta; le altre sono invece due ballate blues molto più soft, ma che non aggiungono davvero granché al resto. La closing track in ogni caso va citata in quanto, come scritto sopra, si tratta del pezzo scritto da Al Capone nel suo periodo in prigione.

 Le collaborazioni che non ti aspetti…

In definitiva, Jack White stavolta ha prodotto un disco che nonostante all’inizio pensavo di odiare, alla fine è riuscito per la maggior parte a vincermi, grazie alla sua unicità, al suo dinamismo e alla sua voglia di osare. Purtroppo, non sempre le idee riescono a funzionare come dovrebbero, d’altronde la sperimentazione proprio per sua natura porta a fare qualche buco nell’acqua. Si potrebbe anche dire che moltissimi di questi pezzi, anche quelli più interessanti, potrebbero cadere un po’ nell’ombra di singoli ben più famosi dell’artista come Sixteen Saltiness o Lazaretto; ma credo che l’intento di White con questo Boarding House Reach fosse proprio quello di distaccarsi dal suo vecchio stile e cercare di reinventarsi, e per come la vedo io, il risultato è stato più che positivo, al netto di tutto.

Voto: 7,5

Canzoni migliori: Connected by LoveCorporationHypermisophoniacIce Station ZebraOver and Over and OverEverything You’ve Ever LearnedRespect CommanderGet in the Mind Shaft

Canzoni peggiori: Why Walk a Dog?What’s Done Is DoneHumoresque

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