Doctor W(h)olf #4 – Pensieri a metà Serie 11

  Siamo arrivati dunque a quota 5 puntate su 10 della nuova 11° serie di Doctor Who. Che ne dite dunque se oggi vi propongo un breve e immediato resoconto di metà stagione? Non volendomi dilungare troppo, ho deciso di strutturare questo quinto appuntamento con Doctor W(h)olf come una breve lista di pro e contro. Inutile dire che potrebbero esserci alcuni spoiler qua e là, siete avvisati!

Direi per prima cosa di partire con i punti forti.

THE GOOD

Titoli di testa e nuova sigla spettacolari! Hanno questo stile old school che ricorda la primissima sigla del telefilm negli anni ’60. Di certo si tratta di un dettaglio minimo, ma rimane comunque un punto a favore.

Regia e fotografia molto più curate rispetto al passato. Tutte le puntate hanno un taglio decisamente più cinematografico, con più primi piani sui vari personaggi e tante sequenze continue di ripresa. È un modo di raccontare le avventure del Dottore che ancora non avevamo avuto modo di vedere, ma funziona parecchio bene. A livello tecnico, anche gli effetti speciali fanno un balzo di qualità non indifferente. Persino le creature più cartoonesche e bizzarre, tipiche dello show, risultano realistiche e soprattutto credibili!

Jodie Whittaker sempre bravissima. È davvero capace di rendere perfettamente sia il carisma del Dottore, che il suo lato più folle ed eccentrico. Adoro il vestiario che hanno scelto per Thirteen e il suo Cacciavite Sonico molto “home-made”. Anche i companion sono molto ben gestiti: nonostante siano ben tre, le scene non risultano mai sovra-affollate o confusionarie. In particolare sto apprezzando molto il complicato rapporto fra Ryan e Graham. Yaz non è male, tuttavia ancora deve emergere per bene.

Nuovo design del TARDIS molto intrigante. L’atmosfera più gotica e cupa la fa da padrone, ma il pezzo forte sono sicuramente i cristalli che circondano la console principale. Davvero non male, anche se sicuramente ancora di cose da vedere al suo interno ne avremo eccome.

Gli episodi 2 e 3: “Ghost Monument” e “Rosa”, sono stati notevoli. Il primo per il puro senso di avventura che trasmette e per il suo finale emozionante davvero; il secondo per come viene gestita bene la tematica del razzismo nell’America degli anni ’50 e per la magistrale interpretazione di Rosa Parks da parte di Vinette Robinson.

Adesso invece tocca dare uno sguardo alle note dolenti… e purtroppo di cose da dire c’è ne sono parecchie.

THE BAD

Grosso problema che affligge queste storie per ora è il fatto che sono state tutte scritte dal solo Chris Chibnall, a eccezione di “Rosa” che ha come co-autrice Malorie Blackman. Di per se questo non sarebbe negativo, se non fosse che tutti gli episodi, anche quelli migliori, risultano comunque un po’ limitati. In breve: funzionano bene, ma di più non fanno. Purtroppo questo è sempre stato il più grosso difetto di Chibnall. Tutti i suoi episodi soffrono di questo loro essere “buoni, ma non ottimi”. Se ciò però poteva andare bene per un episodio qua e là in una stagione, ecco che diventa invece molto meno perdonabile quando si parla di diversi episodi uno dietro l’altro. Probabilmente è ancora presto per parlare, ma da uno showrunner come lui, autore del pluri-acclamato Broadchurch, mi aspetto uno sforzo maggiore.

So perfettamente che la mia comunque è un’opinione non molto comune. Nel complesso a quasi tutti i fan Thirteen sta piacendo da morire, e va benissimo così.

Altro difetto che va menzionato riguarda il Dottore in se. Sì è vero: la Whittaker è una ottima performer, ma ammetto comunque che ancora la sua Thirteen non mi ha conquistato come fecero Tennant o Smith praticamente all’istante. Il nuovo Dottore, seppur abbia tutte le caratteristiche che lo rendono il grande personaggio che è, per ora dal mio punto di vista manca ancora di una sua unicità, di una personalità che lo faccia spiccare sugli altri. Per adesso inoltre sento molte, forse troppe, influenze di Ten o di Eleven. Sono sicuro però che questo sia un problema solo passeggero: Capaldi stesso ci mise praticamente più della metà della stagione 8 prima di avere il suo episodioclue”. Ognuno ha i suoi tempi.

C’è persino un riferimento a “Fire and Fury”, il libro sul primo anno di carica di Trump che mesi fa ha fatto enorme scalpore in America e in tutto il mondo. C’era davvero bisogno di un riferimento del genere completamente a caso? Mah.

L’episodio dei ragni, “Arachnids in the UK” non è di per se un punto basso, ma “vanta” nel suo cast un personaggio veramente mal pensato. Una sorta di politico in stile Donald Trump che in sostanza serve solo a fare una critica diretta e ben poco velata al presidente Americano. Per carità, sono contento quando Doctor Who cerca di esplorare temi di attualità, ma in passato ho visto molto più tatto e raffinatezza nel fare ciò, mentre l’approccio utilizzato stavolta si è rivelato tanto schietto quanto imbarazzante e ridicolo.

  In sostanza, come si può notare, nel complesso ho molte più cose positive che negative da dire sulla stagione 11; tuttavia devo ammettere che mi aspettavo di meglio per ora. Chibnall e la Whittaker non mi hanno di certo deluso, ma sto ancora aspettando di vedere il momento che li consacrerà rispettivamente come showrunner e nuovo Dottore. Vedremo: il tempo per stupirmi ancora c’è. Come disse il buon Tom Baker: “Who knows?… Who..nose!”.

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