Philip Dick’s Electric Dreams: I sogni di un autore visionario

Un autore visionario e prolifico

Il cinema di fantascienza ha sempre attinto alla produzione incredibilmente prolifica di Philip K. Dick, come da un pozzo inesauribile.

  Autore visionario, spesso criticato per la sua prosa non del tutto convincente, ha saputo toccare l’immaginario collettivo e far sognare i lettori con le sue idee innovative, creando pseudo mondi e universi fantastici a partire da una osservazione attenta e critica della realtà contemporanea e presentando le situazioni più assurde attraverso quella banalità del quotidiano che le fa vivere come vere.

  Dall’uscita nelle sale di Blade Runner, il film cult di Ridley Scott del 1982, fino al suo recentissimo sequel Blade Runner 2049 (di cui avevo parlato qui) tantissime sono state le pellicole e le serie televisive che hanno trasposto le opere di Dick o che semplicemente si sono ispirate alle tematiche in esse contenute.

  Il 12 gennaio 2018 è arrivata in Italia la serie Electric Dreams, prodotta dalla rete televisiva Channel 4 e distribuita da Amazon Video (che già aveva acquistato i diritti di The man in the high castle, tratta dall’omonimo libro dell’autore).

Dieci piccoli film

Il progetto alla base di Electric Dreams si dimostra fin da subito molto ambizioso: scegliere 10 tra i 125 racconti brevi scritti da Dick e adattarli in 10 episodi da 50 minuti, ognuno con un regista, uno sceneggiatore e un cast diverso.

  Il risultato sono 10 piccoli film molto diversi tra loro (si passa da episodi che trattano di temi più familiari e quotidiani ad altri con risvolti più prettamente politici), purtroppo non tutti perfettamente riusciti, ma sempre ricchi di spunti di riflessione, legati da un materiale letterario di partenza assolutamente degno e da atmosfere surreali.

  La serie, prodotta e ideata da tre nomi di rilievo del mondo televisivo (Ronald D. Moore, Michael Dinner e Bryan Cranston), ha indubbiamente dalla sua un cast d’eccezione (con attori del calibro di Richard Madden,  Timothy Spall, Steve Buscemi, Anna Paquin, Terrence Howard, Liam Cunnigham e lo stesso Bryan Cranston) e una buona regia. Purtroppo però, a volte risente della oggettiva difficoltà di adattare alle necessità di un pubblico moderno racconti scritti negli anni ’50 da un autore che non manca mai di inserire riferimenti alla società  a lui contemporanea e critiche al consumismo e al maccartismo, critiche che sono ormai, in parte, superate.

  Inoltre l’enorme influenza di Dick sulla produzione a lui successiva gioca in qualche modo a suo svantaggio: proprio perché originariamente innovativi, i temi da lui trattati sono stati ripresi e riproposti in moltissime opere e per questo alcuni episodi di Electric Dreams risultano “già visti” o scontati.

Un Anti-Black Mirror

Ovviamente, il confronto con il popolarissimo Black Mirror, con cui condivide i temi fantascientifici e il format è inevitabile; molte critiche sono state mosse proprio perché considerato “non all’altezza” della serie Netflix. Da parte mia, credo che si possa considerare Electric Dreams quasi come un “Anti-Black Mirror”.

  Sebbene entrambe le serie trovino ispirazione dal comune immaginario fantascientifico, le strade intraprese per svilupparlo sono molto diverse.

  Se infatti l’intento principale di Black Mirror è quello di raffigurare scenari distopici, attraverso una critica aperta all’uso smodato delle tecnologie, Electric Dreams propone interrogativi più intimi partendo dalle contrapposizioni, tipicamente dickiane, tra realtà/illusione e umano/inumano.

(Paradossalmente le puntate meglio riuscite dell’intera stagione sono quelle in cui l’elemento fantascientifico viene messo da  parte per lasciare spazio a temi più umani)

Fanucci’s Electric Dreams

 In previsione dell’uscita di Electric Dreams in Italia, la Fanucci Editore ha raccolto in un unico libro i 10 racconti da cui sono state tratte le puntate della prima stagione della serie.

  Pensando che si trattasse di una mera mossa di marketing e accecata dall’immagine psichedelica in copertina che fa davvero male agli occhi, ero inizialmente propensa ad acquistare la raccolta completa dei racconti brevi di Dick, piuttosto che questa selezione così ridotta.

Quello che mi ha convinto a optare per questa seconda opzione però è stata la decisione interessantissima di inserire, prima di ogni racconto, un saggio scritto dallo sceneggiatore che ha lavorato sulla puntata corrispondente.

  L’ho trovata un’idea carina, non solo perché aiuta a capire alcune scelte di adattamento che hanno portato a rinunciare a buona parte della trama del racconto originale in favore di una attualizzazione delle tematiche di fondo, ma anche e soprattutto perché aiuta a vedere come le intuizioni di Dick possano stimolare persone diverse in modo completamente diverso.

        (Brava, Fanucci. Brava)

Che dire quindi? Se siete amanti della fantascienza, lasciatevi prendere per mano da Dick e sognate insieme a lui. Non ve ne pentirete. Parola di Ippopotamo.

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