Bookshelf tour #2 – Il Calice di Fuoco

Per una tartaruga il guscio è molto comodo, soprattutto quando è pieno di ricordi. Si sa, a volte la nostalgia prende il sopravvento e si sente la necessità di rintanarsi in memorie lontane, vicine o sfumate, ma sempre significative.

Una memoria può ripresentarsi in tante forme diverse, con tante sensazioni diverse, a volte porta con sé l’odore dolciastro della carta, a volte dalle pagine riemergono ricordi sepolti e mai più ritrovati.

Avete voglia di tuffarvi con me tra l’inchiostro della memoria di una nostalgica tartaruga?

Per chi ama la lettura ci sono libri che segnano l’infanzia, ci sono libri che segnano un momento particolare della vita e ci sono quei libri che invece ti segnano per una vita, che non importa quante volte tu li abbia letti, loro sapranno sempre dirti qualcosa di nuovo, evocare sconosciute sensazioni e riesumare vecchi sentimenti.

Quale sia uno di questi libri per me, penso che lo abbiate già intuito.

Altro piccolo indizio!

Quando ero piccola mia madre mi leggeva i libri di Harry Potter prima di dormire, ma Il Calice di Fuoco è stato il primo libro della saga che io abbia mai letto da sola, un miscuglio di emozioni che mi è rimasto addosso e che periodicamente mi porta a riprendere in mano quelle pagine.

L’ultima volta è stata giusto due settimane fa.

Ormai mi conosco abbastanza bene da sapere quando un libro mi chiama, soprattutto quando gli indizi sono inequivocabili, come il sostare per più volte davanti alla libreria incriminata, ricercare ripetutamente fan art riguardanti i personaggi di quel libro, ma soprattutto ripensare a quel volume sullo scaffale ogni volta che in libreria mi ritrovo a puntare nuove pile rilegate di fogli da aggiungere alle mie mensole scricchiolanti.

Ho provato a resistere, ho tentato sul serio, ma ho ceduto e adesso posso affermare che la pesantezza di un tomo consistente è una delle sensazioni più belle sulla faccia della terra.

il nostro amato Cedric, prima di morire e risorgere come un vampiro.

Lo apro, scorro l’indice sui bordi ingialliti che il tempo ha reso più fragili, mi godo le sfumature che si schiariscono verso il centro della pagina e mi avvicino per annusarne la storia. Un odore dolciastro come di vecchi ricordi mi invade le narici, ricordandomi che è passato decisamente troppo tempo dall’ultima volta che ho speso la notte immersa tra le storie tatuate su quella carta.

Presa dall’ondata di nostalgia sfoglio le pagine, creando una brezza profumata. Qualcosa cade dal libro e ondeggiando si posa lievemente a terra.

​  Tre biglietti.

Li raccolgo e uno dei tremila cassetti della memoria che fino a quel momento era rimasto sigillato si apre di scatto.

Tra le varie scritte mi salta all’occhio la data, 26 novembre 2005. Lo spettacolo del cinema, manco a dirlo, era quello di Harry Potter e il Calice di Fuoco.

Dopo lo spettacolo ero così felice che mi ero tenuta stretta il mio biglietto e quelli dei miei genitori, con un preciso piano in mente: creare qualcosa che mi avrebbe fatta felice in futuro.

Tornata a casa nascosi i biglietti tra le pagine dell’omonimo libro, convinta che quando un giorno avrei ripreso in mano quel tomo avrei potuto ricordare l’idea che avevo avuto e quanto mi fosse piaciuto quel film, quanto mi avesse lasciato dentro di emozioni, dalle tetre tinte della morte di Cedric alle divertenti scene del Ballo del Ceppo.

Se i gentili lettori che hanno perso tempo a leggere questi deliri mi concedono un piccolo momento di gloria, oserei quasi definire la me di 10 anni un piccolo genio.

Sembrava impossibile, ma la mia reazione era esattamente quella che la me del passato si aspettava. Avevo fatto esattamente quello che dodici anni prima mi aspettavo che facessi, avevo aperto esattamente il cassetto della memoria che andava aperto. In qualche modo già a dieci anni sapevo che la lettura mi avrebbe accompagnata e che in un momento di nostalgia non avrei trovato niente di meglio da abbracciare di un libro.

Verba volant, scripta manent. E con gli scritti rimangono anche le emozioni che nel passato sembrano essere volate via.

 

A cura di Alessia Zannoni, la Tartaruga

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