13 Reasons Why – Lato A

Lato A

  Si parla un sacco di questo controverso show di Netflix, quindi ora che ho finito di vederlo ne parlo anch’io. La serie ha indubbiamente difetti e qualità e la cosa ha diviso il pubblico in due fazioni: chi lo ama e chi lo odia. Ora, vorrei premettere come ho intenzione di sviluppare questo articolo, diviso in Lato A e Lato B, per restare in tema. So cosa volete leggere, indipendentemente da che opinione o da che aspettativa abbiate di questa serie, io personalmente ho trovato parecchi punti di forza e alcune debolezze (seppur molto grosse). Se non vi è piaciuto lo show o ne avete sentito parlare male o vi ispira poco, vorrete leggere qualcosa che avvalori le vostre tesi, che vi dia ragione, qualcosa in cui far crogiolare le vostre convinzioni, e lo volete subito, quindi inizierò proprio con quello che non funziona della serie. Per quelli di voi che l’hanno amata, sono sicuro che siate persone pazienti e attente all’ottica generale delle cose (altrimenti non vi sarebbe piaciuto 13), quindi sarete capaci di portare pazienza e di leggere entrambi i “lati”, perché arriverò anche alle cose positive. Ma partiamo subito con la prima debolezza, magari non la più evidente, ma quella che si fa sentire di più: la lentezza.

  La serie infatti è molto lenta nel suo svolgimento, ma non perché la narrazione si dispersiva o altro, ma semplicemente perché quel cazzo di Clay Jensen è una fava. Ognuna delle “ragioni”, ovvero le persone e le situazioni che hanno portato Hannah a suicidarsi, infatti viene esplicata su un lato della musicassetta (per cui ogni cassetta ne contiene due, tenetelo a mente che poi ci ritorno) e Clay impiega praticamente un giorno intero per ascoltarne e comprenderne ognuna. L’intento è chiaramente quello di voler attribuire ad ogni puntata della serie la sua “ministoria”, un intreccio di flash-back e nuovi avvenimenti condito con l’introduzione quasi costante di nuovi personaggi. E la cosa funziona, la narrazione è costante e sufficientemente spedita. Ma il fatto che quella fava di Clay ci metta un giorno intero per sbrogliarne una, abbinato alla sua costante impazienza di voler conoscere subito la verità, soprattutto su di sé, mostrata quasi in ogni episodio e rigorosamente canzonata dal richiamo dell’amico Tony “finisci di ascoltarle tutte” va oltre il ridicolo, e vi spiego il perché (preparatevi perché sto per fare la punta al cazzo come pochi prima di me).

  Già quelli che, come me, possono dire di aver vissuto, anche solo in parte l’epoca delle musicassette sono sempre meno, quelli che ne conoscano gli aspetti tecnici sono quasi estinti, almeno tra i giovani. Ma quel 60 che ho voluto così fortemente anfatizzare nell’immagine, indica una cosa ben precisa. Tutte le cassette avevano un numero, 60, 30, 120 e così via, e stava ad indicare il tempo massimo di registrazione totale, quindi di entrambi i lati insieme. Questo significa che le registrazioni durano al massimo mezz’ora, e anche ammesso che nel masterplan di Hannah (realizzato in solo un giorno) la ragazz avesse studiato al millisecondo cosa dire nelle registrazioni per farle durare esattamente 30 minuti l’una, il fatto che Clay non riesca ad ascoltarne più di una al giorno è imbarazzante.

  Almeno questo è quello che mi ha “triggerato” di più ma io sono anche un puntiglioso bastardo e non mi aspetto che tutti abbiano notato questa cosa. Che naturalmente non è l’unica pecca. I dialoghi, ad esempio, tendono qua e là ad essere molto poco credibili, al punto che quasi in ogni episodio c’è una conversazione tra adolescenti che non sembra assolutamente una conversazione tra adolescenti.

  Va detto anche che l’intero liceo, così come i rapporti tra i ragazzi, sembra poco attuale, molto più anni ’90. Basti pensare alla concezione che hanno dei nerd, reclusi in casa fissati col Signore Degli Anelli (unico riferimento alla cultura nerd, tra l’altro. Manco lo sforzo di citare D&D, altro grande stereotipo di una volta) che, appunto, magari negli anni ’90 poteva essere così, oggi proprio no.

SPOILERONE IN ARRIVO

(se non avete visto almeno fino all’episodio 11 riprendete a leggere dopo l’immagine)

  Una delle cose peggiori poi sono gli episodi 9 e 10, il fatto che Hanna abbia assistito allo stupro della sua amica senza fare nulla va oltre l’inqualificabile. È vero che a parole è tutto facile, ma reputo estremamente difficile credere che si possa essere paralizzati a tal punto in quella particolare situazione. E la cosa va peggiorando proprio nell’episodio 10, quando Hanna si preoccupa di chiamare il 911 non per denunciare lo stupro, ma per il cartello di Stop abbattuto. Capisco il senso di disagio e di incapacità di reagire propriamente all’accaduto che quelle scene voglio comunicare, ma non è credibile. Quell’episodio, a mio avviso, va saltato a piè pari, principalmente perché sembra quasi attribuire la causa dell’incidente allo Stop mancante più che al fatto che Jeff fosse ubriaco al volante. Il che, tra l’altro apre un piccolo buchino nella trama.

  Magari è uno svarione mio, ma se, dopo il terribile gesto di Hanna, la scuola è stata tappezzata per giorni di poster sul suicidio, eventi dedicati, commemorazioni ecc (dico per giorni perché Clay è stato l’ultimo a ricevere le cassette, e volendo sperare che gli altri ragazzi le avessero ascoltate interamente nel giro di un giorno o due, come persone normali, almeno una settimana sarebbe passata), mentre per Jeff, minorenne morto per un incidente mentre guidava in stato di ebrezza solo un paio di giorni prima, non si sia aperto mai fiato prima del decimo episodio. Ma, appunto, magari sono fissazioni mie.

  Per concludere la prima parte, senza parlare dell’odiosa fissazione che mostrano dei padri americani che si ostinano a farsi rispondere col “signor’ sì” che aggiunge quel tocco di lieve fascismo americano che non basta mai, e delle perle senza tempo come i teenager che, alle feste, ballano nel giardino sul retro senza musica, quello che convince meno di tutti è Hannah stessa. Quella che dovrebbe essere la protagonista non riesce a farsi apprezzare come personaggio, fa scelte discutibili e ben poco condivisibili, non ha assolutamente l’aspetto di una persona depressa, anzi, sembra quasi la classica ragazzina superficiale in cerca di attenzioni.

  Ma è davvero così? E, soprattutto, è davvero lei la protagonista della storia?

Lato B

 

A cura di Leonardo Delli Zotti, il Riccio

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